di Paola Viscatale

Sette miliardi. Questa è la porzione che potrebbe essere destinata alla Cultura dal piano per la ripresa europea Next Generation UE (l’ormai famoso Recovery Fund).

Solo il 3% del Recovery Fund destinato alla Cultura

Una cifra che ha già innescato una serie di dibattiti politici e mobilitazione sui social da parte delle associazioni e dei comitati che tutelano le figure professionali del settore. Sulle pagine Facebook di Mi riconosci?Sono un professionista dei beni culturali e della Confederazione Italiana Archeologi sono state pubblicate petizioni e proposte concrete.

petizione Change.org

Fonte: Change.org

Molte di queste sostengono che la cifra sia piuttosto esigua (equivale al solo 3% del Recovery Fund) ed auspicano che l’utilizzo di questi fondi non sia speso per  investimenti avventati, ma venga destinato ad una riforma totale del sistema e delle sue criticità più grandi. Un importante esempio di dialogo costruttivo è emerso anche durante i convegni e le attività proposte nei giorni scorsi al Lucca Beni culturali.

Un unico settore, un unico futuro

Una delle immagini simbolo di questi ultimi giorni è quella dei lavoratori dello spettacolo che hanno portato i bauli vuoti a creare una vera “installazione” in Piazza Duomo a Milano. “Quelli tra palco e realtà”, come canta Ligabue, hanno organizzato questo flashmob con lo slogan “un unico settore, un unico futuro” per tenere viva l’attenzione su uno dei comparti più danneggiati della Cultura.

Un'immagine del flashmob svoltosi sabato 10 ottobre in piazza Duomo, a Milano

Un’immagine del flashmob svoltosi sabato 10 ottobre in piazza Duomo, a Milano. Fonte: Saturnino Celani su Twitter

Gli spettacoli e gli eventi sono stati inghiottiti in un buco nero e la paura di essere dimenticati o esclusi dal piano di sostentamento è grande per tutti questi operatori che, abituati a muoversi sempre dietro le quinte, svolgono con grande sacrificio personale un  lavoro molto duro e sono il vero motore di piccole e grandi produzioni.

Il Forum dell’arte contemporanea si è attivato con l’iniziativa #arteculturabenicomuni: saranno presenti  sulle facciate degli spazi artistici e sulle piattaforme online che hanno aderito, sei statements per tenere letteralmente accesa e costante la luce sulla situazione problematica che stanno vivendo gli spazi e le professioni culturali.

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Alla luce della situazione estremamente critica in cui versano le arti visive, finora ignorate nelle misure del Governo, il Forum dell’arte contemporanea italiana lancia la campagna #arteculturabenicomuni alla quale anche noi aderiamo! In un momento in cui le più autorevoli voci internazionali invocano per l’Italia un New Deal per la Cultura, realizziamo con sconcerto che la direzione presa è quella opposta. Una società che non sostiene l’arte e la cultura si priva della creazione di una visione collettiva da cui non si può prescindere nel processo di ricostruzione che stiamo attraversando. Sulla base della paralisi e chiusura di centinaia di spazi artistici e culturali, dell’assenza di riconoscimento giuridico dell’artista, della precarietà del lavoro nell’arte, della crisi che ha investito l’intero comparto, abbiamo invitato gli spazi del contemporaneo a unirsi in un intervento collettivo per portare all’attenzione dell’opinione pubblica e degli organi governativi una condizione non più sostenibile. #arteculturabenicomuni sostiene la necessità improrogabile di prendere atto dell’emergenza in cui versa l’intero sistema e di proteggere i nostri beni comuni. ✏️ Illustrazione di @sir_pertile

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Coloro che vivono in questo mondo sono temprati dall’incertezza lavorativa ma ogni comparto, a suo modo, sta alzando la voce e promuovendo soluzioni e progetti affinché questo periodo di crisi possa trasformarsi in un cambiamento radicale, un sistema nuovo ed illuminato in cui la tutela e la valorizzazione siano supportate dalla digitalizzazione coscienziosa e da una comunicazione appropriata.

Toccherà fare ”i conti con l’oste” e speriamo di non doverli fare due volte.

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