di Paola Viscatale

Questa è un’immagine ricorrente nei giorni che commemorano l’11 settembre. Ritrae un vigile del fuoco in una palestra che, con il suo equipaggiamento, simula una salita di 110 piani. Esattamente lo stesso numero di piani percorso dai colleghi all’interno delle Twin Towers. Il gesto ha un enorme impatto emotivo ed è un modo per onorare il coraggio di chi ha saputo compiere il proprio dovere fino alla fine.

Vigile del fuoco 11 settembre

Credit: pagina Instagram @lefotochehannosegnatounepoca

Il valore simbolico di un’immagine vale spesso molto più delle parole e può suscitare anche riflessioni che si allontanano dal significato per cui sono state realizzate. Questo omaggio, oltre alla commozione e alla memoria potrebbe essere interpretato come un esempio perfetto di empatia.

L’empatia è un meccanismo emotivo potentissimo, descrive la capacità di mettersi totalmente nei panni di un altro individuo, comprendere il suo stato d’animo ed interiorizzarlo fino a sentirlo sulla propria pelle. L’argomento è trattato, in tutta la sua complessità scientifica, in moltissimi manuali di psicologia ed è spesso oggetto di esperimenti sociali. Tutti nasciamo predisposti all’empatia ma spesso perdiamo la capacità di avvertire coinvolgimento emotivo, la vita frenetica non lascia molto spazio per compiere questo esercizio. Eppure ce ne sarebbe un bisogno disperato.

Vorremmo provare a restringere il cerchio e contestualizzare l’empatia nella nostra attuale quotidianità. La nostra vita sociale si sta indirizzando pericolosamente su due strade parallele il buonismo di facciata e l’odio profondo e gratuito che si nasconde dietro le tastiere e si manifesta con costanti atti di maleducazione fino ad estremi gesti di crudeltà.

Provare ad esercitare ogni giorno l’empatia potrebbe essere determinante per la nostra sopravvivenza

Mai come in questo periodo avvertiamo la minaccia dell’estinzione ed è responsabilità di ognuno di noi tenere in vita non solo il nostro corpo ma soprattutto la nostra capacità di essere emani.

Se osserviamo i recenti fatti di cronaca o semplicemente guardiamo attorno a noi ci sembra di vivere costantemente sotto attacco. Diamo la colpa ai social e all’uso sbagliato dei mezzi di informazione ma essi sono soltanto la cassa di risonanza, di problemi già esistenti. Di sicuro si potrebbe puntare ad un utilizzo dell’informazione e della comunicazione più edificante oltre che di denuncia.

Ognuno di noi attraverso l’utilizzo di Internet può diventare un veicolo di messaggi e sarebbe necessario formare noi stessi ad un corretto comportamento da tenere sia nella vita reale che in quella virtuale. Tutto questo non può essere realizzato se non attraverso una regolamentazione etica che dovrebbe essere applicata ad ogni aspetto della nostra esistenza.

Se attraverso i piccoli gesti quotidiani, le immagini, le parole proviamo a caricarci, come il vigile del fuoco di New York, del peso della responsabilità e del rispetto verso gli altri… allora, forse, ce la possiamo fare. Se nemmeno l’empatia, forza innata e potente, ci smuove, vuol dire che ci meritiamo l’estinzione.

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