Che siate in metro, al bar, a scuola, in sala d’aspetto, a lavoro o addirittura in chiesa, avete provato ad alzare la testa dal vostro telefono e a notare quanti altri come voi sono intenti a sfogliare, digitare, scorrere e soffermarsi su quello che molti psicologi e scrittori ormai hanno definito a tutti gli effetti un’estensione del nostro corpo, lo smartphone? Oppure mentre siete in compagnia di un amico e chiacchierate del più e del meno, avete avuto la sensazione di parlare al vento, perché il dispositivo cellulare ne cattura completamente l’attenzione? Medici, psicologi, sociologi concordano che ci troviamo di fronte ad una epidemia tecnologica le cui cause e conseguenze sono state denunciate in numerosi studi, analisi, ricerche.

Si parla oggi  di nomofobia, (neologismo che prende in prestito termini dall’inglese, no-mobile, e dal greco, phóbos, paura o meglio, panico) per indicare la dipendenza da smartphone generata dalla paura di restare “sconnessi” dal mondo: la fear of missing out, direbbero gli inglesi, cioè la fobia di essere “tagliati fuori”. E tra le pieghe di questa neo patologia  si annida il sub-fenomeno del phubbing, dalla fusione delle parole “phone” (telefono) e “snubbing” (snobbare), che si riferisce appunto all’atto di ignorare o trascurare l’interlocutore in un contesto sociale concentrandosi sul proprio telefono.

L’interesse verso le manifestazioni di un fenomeno soprattutto sociale, ha chiamato in causa anche la comunità artistica che analizza le cause e gli effetti patologici della nomofobia tramite opere letterarie, illustrazioni, dipinti, film (segnaliamo la recente uscita su Netflix di “Cell”, con John Cusack e Samuel L. Jackson), installazioni, fotografie (come la serie di scatti del fotografo Alessandro Lauritano “Ricordati di alzare la testa” di cui ci siamo occupati qualche settimana fa).

“Ricordati di alzare la testa”, Ph. Alessandro Lauritano

Un interessante e a tratti esilarante progetto che ci ha recentemente incuriositi è quello dell’illustratore londinese Andrew Rae. Grazie all’aiuto dell’amico Ruskin, l’artista ha realizzato infatti la serie di illustrazioni “Phone Buddies”, in cui ha trattato gli effetti della “patologia” con semplice ma brillante ironia. Nella serie Rae interviene direttamente sulle fotografie che Ruskin ha scattato a persone totalmente assorbite dal loro smartphone dando vita a quello che per lui rappresentano le conseguenze di nomofobia e phubbing. Lo schermo del telefono diventa un portale dove il mondo reale e il mondo digitale si incontrano e da cui si liberano e prendono vita creature mostruose che, come moderne sirene omeriche, incantano, avvinghiano, catturano, offuscano, spiano chi li utilizza. I demoni di Rae hanno tentacoli come quelli degli antichi mostri marini, sono nubi e costellazioni luccicanti, oppure vengono immaginati sotto forma di macchine che si sostituiscono alla testa degli utenti, fatto sta che per quanto resi con colori accesi e tratti ironici hanno un’aria tutt’altro che rassicurante.

L’ispirazione nasce proprio dall’esperienza quotidiana di Rae, che spiega: “Per contrastare il mio stile di vita sedentario, faccio tutte le mattine una passeggiata ed è difficile non imbattersi in persone immerse nei loro telefoni”. Da qui l’idea delle illustrazioni per denunciare non solo l’alienazione da sé stessi, ma anche la distrazione e la perdita di momenti di bellezza che possono generarsi dall’incontro con gli altri e con il mondo circostante.

Dopo l’iniziale ilarità del primo impatto, il progetto di Rae assume toni sinistri e distopici, lasciando un senso di inquietudine al pensiero che notifiche, messaggi, social network realmente possano ammaliare come il canto delle sirene di Ulisse che, sotto forma di innocente melodia, crea dipendenza in chi lo ascolta e lo stordisce di dolcezza e calore, ma il cui pericolo per la propria incolumità e per le proprie relazioni è inevitabile.

Come hanno reagito i soggetti a farsi fotografare da Ruskin? “Erano in un mondo tutto loro, quindi non si sono accorti di nulla“, afferma Andrew. Sebbene divertente, colorata e giocosa, la serie suggerisce il lato oscuro della nostra zombificazione per mano dei nostri dispositivi. La prossima volta che ci trascineremo in giro o resteremo immobili fissando il telefono, potremmo immaginare che tentacoli viscidi e creature infernali si stanno avvinghiando lentamente intorno alla nostra testa, magari il pensiero ci concederebbe almeno una piccola pausa di riflessione!

Phone buddies
Photography: Ruskin Kyle – Fonte @andrewjrae instagram

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