Da anni sentiamo ripetere sempre la stessa frase: “la poesia è morta”. E, a forza di ascoltare a queste voci, abbiamo finito per convincerci che sia davvero così.

In effetti è sempre più raro incontrare persone che leggono libri o raccolte di poesie. Al bar, in metropolitana, durante la pausa lavoro, siamo costantemente incollati agli schermi dei nostri smartphone. Prigionieri di un mondo virtuale che spesso ci fa perdere il contatto con la realtà che ci circonda.

dipendenza smartphone

Che ruolo può avere la poesia in un mondo così veloce, basato sull’apparenza e sul culto dell’immagine? A prima vista, sembrerebbe nessuno, ma, ad uno sguardo più approfondito, ci accorgiamo che le cose sono ben diverse.

Che fine ha fatto la poesia?

La poesia non è affatto morta, anzi. È viva e vegeta, ha cambiato soltanto forma, mezzi e supporto. Prima era inchiostro su carta, erano i diari personali e i fogli sparsi nei cassetti della scrivania. Oggi la poesia si è invece trasferita per strada e nell’universo internettiano. Due mondi che appaiono totalmente opposti ma che in realtà hanno diversi punti di contatto: entrambi, infatti, appartengono a tutti, sono spazi liberi, aperti, democratici, visibili e usufruibili da chiunque, senza alcun tipo di distinzione legata al ceto o all’influenza.

poesia MeP

Una poesia del Movimento per l’Emancipazione della Poesia (MeP) affisso su un muro di una città italiana

Non a caso la maggior parte della cosiddetta “Street Poetrynasce nelle periferie, nei luoghi degradati, abbandonati, invisibili delle grandi città. Là dove lo Stato, la sicurezza sociale e le prospettive di riscatto mancano. Proprio lì, in quelle minuscole crepe sul muro, nasce la poesia più autentica.

Ecco allora il proliferare di poesie anonime sopra i “tag” (firme) dei writers, su muri vecchi e scalcinati, sui cavalcavia, sui cartelloni pubblicitari, sui contatori del gas e addirittura sopra i cassonetti dell’immondizia o su vecchie cabine telefoniche. La poesia cresce e si diffonde, proprio come un virus (ma benigno in questo caso), ovunque. Soprattutto dov’è più buio, dove le speranze sembrano essersi dissolte, dove le contraddizioni sono più evidenti.

È l’esempio degli ormai celeberrimi “Poeti Der Trullo” o di “Er Pinto“, poeti romani di strada, nati e cresciuti nelle borgate della capitale che utilizzano le strade e i muri della città come tela su cui scrivere i propri versi.

Ma facciamo un passo indietro: quando e dove nasce questa nuova forma poetica?

La nascita della Street Poetry

La poesia di strada, in realtà, può essere considerata una sottocategoria di quel fenomeno contemporaneo che va sotto il nome di “street art“. Il poeta di strada, infatti, è una via di mezzo fra lo street artist e il writer: utilizza gli stessi strumenti del primo ma, a differenza sua, si avvale del mezzo espressivo dei versi e non delle immagini per veicolare il suo messaggio artistico.

La Street Poetry, in particolare, si sviluppa a partire da “Acción Poética“, una corrente artistica nata negli anni ‘9o in Cile, e sbarcata in Italia grazie alla mediazione di Ivan Tresoldi fra il 2002 e il 2003.

murale Acción Poetica

Il murale n.86 “SI VAMOS A TERMINAR, QUE SEA JUNTOS” del collettivo sudamericano Acción Poética. Fonte: pagina Facebook Acción Poética Cúcuta

La poesia di strada è quindi, perlomeno nel nostro Paese, un fenomeno piuttosto recente. I suoi esponenti sono per lo più artisti, scrittori o semplici cittadini che scrivono sui muri per diffondere il proprio messaggio poetico, il quale può avere spesso fini politici o sociali. O che ha comunque come obiettivo quello di smuovere le coscienze addormentate.

In Italia esistono diversi poeti di strada o collettivi anonimi attivi sul territorio: fra questi spicca il MeP (Movimento per l’Emancipazione della Poesia), che riunisce più di 90 poeti anonimi italiani e da poco anche stranieri, famosi a livello internazionale per le loro poesie stampate su fogli A4 e firmate in codice, incollate sui muri delle più grandi città italiane ed europee.

Noi abbiamo avuto il piacere di intervistare Er Pinto, poeta romano anonimo, che ha iniziato il suo percorso artistico nel 2010 all’interno del collettivo “Poeti Der Trullo” e dal quale è uscito sei anni dopo, per continuare il suo lavoro in autonomia.

Da dove nasce la tua ispirazione poetica?

Da tutte le cose semplici, dimenticate, date per scontate. Dall’amore universale per le persone, per un luogo, per uno stato d’animo. Dall’esigenza di dover parlare con me stesso e con gli altri. Da quello che sento. Da un punto di vista.

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Tra Core e Ragione C’ha ragione er Core @erpinto_

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Cosa ti ha insegnato il quartiere Trullo dove sei cresciuto?

Mi ha insegnato a stare con tutti i tipi di persone e in contesti di vario genere. Mi ha insegnato a rispettare e a farmi rispettare. Mi ha insegnato che romano non significato coatto, che ricco non significa intelligente e che povero non significa ignorante o maleducato. Che dietro o dentro una persona e ai suoi vestiti c’è sempre una storia da ascoltare.

Qual è il tuo rapporto con le periferie della capitale? Pensi che i cittadini siano più autentici lì o nei quartieri centrali?

Mi piacciono le persone genuine, poco costruite: “Pane ar pane e vino ar vino”. In periferia è più facile trovare delle persone senza costruzioni sociali oppure che siano formali per facciata o per convenienza. È più facile trovare la poesia in una risposta pronta che in una minestra riscaldata.

Pensi che la Street poetry possa avvicinare più persone al mondo della poesia rispetto a prima?

Penso che la poesia di strada viene fatta in strada ma dovrebbe essere principalmente poesia e poi successivamente “di strada”. La poesia non è soltanto un insieme di parole armoniose e qualche rima messa lì sul muro. Il problema non è tanto di chi legge ma di chi la scrive. Se la poesia di strada può fare da gancio o da tramite per far appassionare e magari approfondire e studiare i grandi poeti del passato ben venga, significa che ha smosso veramente qualche coscienza.

 

Oltre a lui, siamo riusciti a entrare in contatto anche con Simone 51 Fani, giovane poeta di strada, nonché cantautore e pittore. Svolge la sua attività di poeta per le strade di Roma, soprattutto nel Rione Monti, con la particolarità di scrivere i propri versi, esclusivamente in romanesco, su delle tele da quadri, che attacca sui muri della città in una sorta di una mostra poetica all’aperto.

Siamo riusciti a fargli qualche domanda sulla poesia di strada e sul rapporto fra musica e poesia:

Qual è il tuo rapporto con la strada? Da dove è nata la tua esigenza di scrivere poesie ed esporle in spazi pubblici?

La strada per me rappresenta la Libertà. Quando scrivi poesie in maniera “convenzionale”, gli unici modi per divulgarle sono i libri o la recitazione, ho voluto aggiungere una terza cosa, ovvero creare una galleria d’arte gratuita e inaspettata per le strade di Roma. Per farlo non ho scelto direttamente i muri, ma delle tele da quadri che attacco sui muri, perché nell’immaginario collettivo la tela è la rappresentazione dell’arte e della pittura.

Sappiamo che, oltre a scrivere, ti piace cantare. Da dove nasce questa tua passione? Sono due modi diversi di esprimere quello che hai dentro?

Assolutamente sì. Questa passione nasce da quand’ero bambino. Ci sono momenti in cui hai bisogno di scrivere i tuoi pensieri nel silenzio più assoluto, altri in cui hai la necessità di schioccare le dita, muovere a tempo un piede o ballare e tutto succede sempre in maniera estremamente naturale, senza farlo apposta, così nascono le mie canzoni.

Perché hai deciso di scrivere in romanesco?

Ho deciso di parlare, cantare, scrivere, recitare, vivere e fare l’amore in romanesco perché è la forma più primitiva della mia Verità! Ci tengo particolarmente anche a rendere omaggio ai miei maestri: Lando Fiorini, Franco Califano, Gabriella Ferri e Mannarino.

Qual è il tuo rapporto con i social? Li trovi un mezzo di espressione e condivisone utile?

I social hanno reso più facile il mio lavoro, anzi Instagram, perché uso solo questo. Come tutte le cose di questo mondo possono essere usati in maniera negativa o positiva, sta a noi. Con un coltello puoi tagliare una fetta di pane, ma puoi anche ucciderci una persona.

 

La poesia al tempo dei social

Non solo strada, muri e piazze, la poesia, come abbiamo detto, si è spostata anche su internet, smaterializzandosi. Nel regno digitale dei blog, dei social e dei forum, la poesia ha trovato, alla fine, un nuovo, alternativo spazio di espressione. Cambiano le regole, le espressioni, il linguaggio, ma il suo messaggio, la sua potenza, resta sempre la stessa. E anzi, forse viene addirittura amplificata.

Grazie alla diffusione di internet su scala mondiale e alla grandissima visibilità fornita dai social network, la poesia dei nostri tempi è stata in grado di raggiungere un pubblico inaspettato, molto più ampio ed eterogeneo di prima. Ne è l’esempio concreto il Movimento per l’Emancipazione della Poesia che, grazie alla ricondivisione virale sui social delle sue poesie incollate sui muri di mezza Europa, è riuscita a raggiungere numeri importanti e una visibilità sbalorditiva. Risultati impensabili per la poesia del secolo scorso, che si rivolgeva ad un pubblico molto più ristretto ed elitario.

Un altro esempio di successo “social” della poesia è Leandro Mancino. Psicologo e Psicoterapeuta, dal 2004 cura il blog di poesie “Il Sogno di Nemus” e gli account social ad esso collegati con il nickname “NemusLoren“.

Grazie al portentoso successo riscosso sui social dalle sue poesie “ermetiche” e sentimentali, Mancino è riuscito a pubblicare anche dei libri di poesia, in formato sia cartaceo che digitale, instaurando un rapporto fertile fra social ed editoria tradizionale.

la sua ultima pubblicazione si intitola “Pochi giorni insieme“.

L’evento di Artwave sulla Terrazza di Industrie Fluviali

Giovedì 23 luglio dalle ore 18.00 negli spazi di Industrie Fluviali prenderà vita l’evento “La Terrazza di Artwave presenta “Street Poetry”. Una serata dedicata interamente alla poesia di strada e alle nuove forme di diffusione della poesia.

Alcuni esponenti della Street poetry di Roma e italiana in generale, fra cui i già citati Er Pinto, Simone 51 Fani e il MeP, esporranno alcune installazioni poetiche all’interno degli spazi di Industrie Fluviali, in un percorso unico ed emozionale che vi guiderà fino alla terrazza.

Qui si svolgerà il talk con i nostri ospiti, dal vivo o collegati in via telefonica, assieme al poeta social nemusloren. Con loro parleremo delle nuove forme che ha assunto la poesia ai nostri giorni, dell’arte della street poetry, del ruolo delle periferie come nuovi centri di irradiazione culturale dal basso, dei limiti e pregi dei social come canali privilegiati di diffusione dei componenti poetici.

In conclusione si mangia e si beve in compagnia, in un serata all’insegna della leggerezza e della condivisione del sapere.

Per maggiori informazioni e dettagli sull’evento cliccate qui.

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