Una della domande che più ci frullano in testa è sicuramente: cosa ricorderemo di questa quarantena targata coronavirus?

Oltre ai concerti in balcone, alle file ai supermercati, a Papa Francesco solo in una San Pietro vuota, senza ombra di dubbio i più terranno custodita nel cuore la cronaca della reclusione forzata fedelmente narrata da (Z)ZeroCalcare. Il fumettista romano, al secolo Michele Rech, noto per avere un tratto che esprima una sensibilità e un’empatia eccezionali, ha dato vita con l’inizio del lockdown alla serie Rebibbia Quarantine, un racconto in tre episodi. La Roma Nord Est viene sapientemente descritta con un continuo monologo-dialogo del protagonista, con esilaranti interventi di personaggi secondari in cui si palesa magistralmente l’umanità del presente in giro per le deserte vie della città. L’assoluta necessità di ceci in scatola, il compulsivo bisogno (anche social) di infornare e sfornare “laqualunque”, il pessimismo dilagante in fila al supermercato, la solitudine e il dilaniante alternarsi di stati umorali opposti, sono solo alcune delle caratteristiche delle animazioni in bianco e nero. Come non potersi immedesimare nell’insofferenza per le continue videochiamate, le catene social, i flashmob non più tanto improvvisati e l’assoluta mancanza di un ritmo quotidiano sensato?!

(Z)ZeroCalcare

Rebibbia Quarantine di (Z)ZeroCalcare. Fonte: rollingstone.it.

(Z)ZeroCalcare, nemmeno fosse il più grande luminare dell’antropologia contemporanea, tratteggia con semplicità e senza troppi giri di parole, le sensazioni controverse e soprattutto umane di gran parte della popolazione italiana che cerca, a suo modo, di affrontare una situazione anomala e indefinita. C’è tutta l’ironia e l’intelligenza di un artista vero e proprio che non si ferma al facile riso ma lo induce a una profonda riflessione, in particolar modo con l’ultima puntata trasmessa venerdì sera su Propaganda Live, I cocci: “Ma non lo vedi come stamo? Stamo a cocci.”. Ed è qui che (Z)ZeroCalcare ci mette davanti allo specchio: ben vengano le dirette su Instagram di cantanti e uomini dello spettacolo, meravigliose le iniziative virtuali con le quali possiamo visitare un museo o assistere a un balletto classico, ragguardevole la forza di molti nel continuare a fare esercizio fisico a casa! Ma siamo esseri umani, fatti per la socialità e anche il meno amante della movida, il più introverso e scontroso, non può negare di soffrire una reclusione dovuta e necessaria. Siamo a pezzi e abbiamo un equilibrio che traballa e barcolla, così come la speranza, che un’ora viene e un’ora se ne va, come il sole di marzo.

“Stamo a cocci” e forse è anche giusto così; perdoniamoci per non riuscire a imparare nuove ricette o a leggere tutti i classici della letteratura russa. Cerchiamo di essere indulgenti con noi stessi se ci sentiamo divisi e un po’ persi anche solo perché, come spugne, assorbiamo ogni giorno i terribili numeri e le storie di distanza e addii non detti dei troppi morti. Abbiamo messo in pausa la vita nonostante il tempo scorra insieme ai giorni sul calendario; siamo lontani dal mare, dagli affetti e dalle piccole gioie, ma tutto ritornerà, metabolizzato e magari più apprezzato di prima, quando tutto era fretta e pressappochismo. O forse ritorneremo alle vecchie paure e insicurezze, agli strascichi stanchi dell’indecisione, ma, quantomeno, in compagnia.

Episodio 3, I cocci: fonte, Youtube.
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