In un’interessante analisi, uscita per Internazionale, relativa all’emergenza-coronavirus in Italia, Annamaria Testa riflette sul “Batterfly Effect”, l’effetto farfalla, teorizzato agli inizi degli anni Sessanta per evidenziare che in un mondo globalizzato può bastare un battito d’ali in Brasile per provocare un uragano in Texas. Nel 2020 la realtà è ancor più iper-connessa grazie alla tecnologia capillare e le distanze si sono assottigliate così come le frontiere, tanto da permettere a un virus scoppiato a Wuhan in Cina di mettere in crisi l’economia italiana nell’arco di un mese e mezzo, “uno starnuto” mondiale capace di mettere in ginocchio abitudini, certezze e serenità in un solo fine settimana.

Il tutto condito da un allarmismo – giusto o meno – palpabile che ha mandato in tilt la quotidianità e reso indispensabile irrazionalmente un kit farmaceutico anti-panico, anche molto lontano dalle cosiddette zone rosse. I teatri si svuotano, così come i cinema, ristoranti e locali; anche le strade più trafficate e le piazze più turistiche diventano scenari urbani desertici e surreali. Lo sciacallaggio mediatico non fa che prendere la paura e amplificarla, portando l’invisibile nemico nelle nostre case, mentre pranziamo o ci facciamo un caffè. Che l’informazione sia necessaria è una sacrosanta verità, ma quella equilibrata, diretta, che deriva da fonti attendibili e meno interessate al click selvaggio.

Venezia. Fonte: ansa.it

Con il mondo del commercio, dunque, anche quello della cultura è “in quarantena”, con le scuole e i musei chiusi per allontanare il contagio e salvaguardare il più possibile i cittadini. Per contrastare il più possibile la chiusura totale del dialogo tra popolazioni e istruzione nel senso più generale del termine, la tecnologia ha un ruolo fondamentale, non solo attraverso i siti on line, ma soprattutto con un utilizzo intelligente e mirato dei social network. La cultura è a portata di click e smorza la solitudine e il potente disagio che una parte degli italiani si trova ad affrontare. Tra gli altri, dando un grande segnale e una viva testimonianza a favore di una Milano che non si ferma, il direttore della Pinacoteca di Brera James Bradburne annuncia con un video un programma di contenuti che verranno condivisi sui canali social e web del museo in cui i dipendenti parleranno delle opere custodite e leggeranno le favole della alla Biblioteca Braidense, « per combattere questo momento di panico, tristezza e preoccupazione, e aiutare a resistere ».

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La Pinacoteca di Brera, Milano. Fonte: wikimedia.it

Il Museo Tattile di Varese con l’#museichiusimuseiaperti invita tutte le istituzioni ad aprire virtualmente le proprie collezioni ai visitatori in quarantena, appello accolto su Twitter dai Musei Reali di Torino e dalla Reggia di Venaria. Anche l’arte contemporanea scorre in rete: il MAMbo trasmette su YouTube la performance Bonjour di Ragnar Kjartansson. Anche le biblioteche si sono impegnate a rendere disponibili svariati e-book; anche alcune librerie indipendenti tra cui la Marco Polo di Venezia si rendono disponibili nel portare i volumi desiderati a domicilio attraverso la “linea rossa”, così da allietare la permanenza a casa con parole nuove.

Anche il cinema si fa avanti: un esempio è la Cineteca di Milano che invita gli spettatori a collegarsi al suo sito di streaming per riscoprire il fascino di classici senza tempo, per i quali magari non si è mai trovato il tempo. Se poi siete in astinenza da palestra, l’esercizio fisico e la lezione di yoga vi raggiunge a casa su YouTube e tramite diretta Instagram. Molte, quindi, sono le iniziative di varia natura per mantenere vivo il rapporto con la cultura e l’intrattenimento, in alternativa al sempre presente Netflix.

Fonte: raiscuola.rai.it

Tecnologia e social non sono sempre il capro espiatorio da condannare, ma se utilizzati come veicolo ragionato di cultura e a favore della comunità, si configurano come strumenti vincenti a cui affidarsi. Che questo, però, non abbia un’accezione totalizzante; fare un tour virtuale di un museo, così come assistere lezione universitaria direttamente dal proprio divano o vedere a uno spettacolo in streaming non può e non deve, in condizioni di normalità, sostituire l’esperienza diretta. Umanamente vivere e visitare una mostra, prendere posto in platea, in attesa che il sipario si apra, respirare il senso di comunità di una scuola sono momenti che fanno parte del vivere appieno la cultura, in tutte le sue sfumature. La tecnologia deve essere solo un mezzo per goderne appieno, attraverso ricostruzioni delle vestigia del passato o percorsi in realtà aumentata, per fare due esempi.

Affidarsi esclusivamente a uno schermo, al di là di qualsiasi emergenza attuale, ci priverebbe di ciò che di più bello abbiamo; l’emozione spontanea, la percezione dell’istante, l’umanità nella sua forma più fisica di un viaggio ravvicinato con la bellezza che ci circonda. Che poi la tecnologia sia ormai entrata a far parte inevitabilmente della nostra vita, è una realtà; sta a noi non abituarci eccessivamente alle sue lusinghe e saper scindere tra la necessità e la pigrizia.

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