La generazione nata negli anni ’90 se lo sente dire dalle scuole elementari. “Impara bene l’inglese, che senza capirlo o parlarlo non vai da nessuna parte”. La generazione degli anni 2000, invece, ci convive come se fosse una seconda pelle. E se in futuro fossero gli altri, i tedeschi ad esempio, o gli australiani, o gli americani a sentir dire a professori e tutor “attenti con la pronuncia, che gli accenti dell’italiano sono difficili, imparateli bene che non andate da nessuna parte senza una buona dizione”?

Un quadro così “idilliaco” non è ormai del tutto impossibile: il SIL International, attraverso la pubblicazione cartacea Ethnologue, ha spiegato come, secondo i dati del 2018, l’italiano si piazza al quarto posto tra le lingue più studiate al mondo, scavalcando il francese. Un trend, questo, confermato anche dalle precedenti ricerche, che nel biennio 2013 – 2014 hanno registrato i primi dati crescenti (1,7 milioni di studenti) e hanno consolidato il traguardo nel biennio 2014 – 2015 (2 milioni di studenti). Un sorpasso annunciato, quindi, che in soli 3 anni ha colmato un divario importante, portando l’italiano vicinissimo al podio.

Fonte: ap.org

Il primo posto dell’inglese è ovviamente un mostro sacro, lo spagnolo rimane stabile al secondo posto mentre il cinese (sempre più popolare proprio grazie alle migrazioni industriali) tiene per sé il terzo posto. L’italiano si ritaglia un pezzo di “storia” con numeri significativi: nel biennio 2016 – 2017 sono ben 2.145.093 gli alunni che, grazie agli istituti italiani di cultura, stanno imparando l’idioma dello stivale.

La lingua parlata mostra invece un altro quadro: l’inglese è sempre la prima (lo parla il 17% della popolazione mondiale), la seconda è il cinese mandarino (il 15,8% della popolazione mondiale), al terzo posto l’hindi – urdu (697,4 milioni di persone) e l’italiano si piazza alla 21esima posizione (67 milioni di parlanti). Nel reportage non si tiene conto di tutte le variabili (rappresentanze minori, appropriazioni di linguaggio, studi privati, ecc.) e questo fa ben pensare che la possibilità che l’italiano abbia effettivamente ancora più proseliti al seguito. Senza dubbio “italians do it better” ma forse sarebbe anche ora di dirlo più spesso in italiano: adesso sono in 67 milioni a capirci.