Milan l’è gran Milan! Il capoluogo lombardo, Milano, città della moda, ormai proclamata Music City a livello internazionale, centro finanziario d’Italia, risplende ormai dall’avvio dell’EXPO 2015 a oggi, di un rinnovamento culturale che l’ha resa ancor di più appetibile ai giovanissimi e gradita agli orgogliosi cittadini, adottati e non. Piazza Duomo che brilla sotto la sua Madonnina, fino ai grattaceli futuristici di Isola e lo skyline effervescente di City Life; Milano è motore di un’economia che vuole farcela, simbolo di un’efficienza europea ma sempre fiera del marchio Made in Italy.

Ma come scritto da Giacomo Papi su Il Post , la Belle Époque meneghina sembrerebbe aver subito una violenta battuta d’arresto lo scorso 21 febbraio a causa dello scoppiare dell’epidemia coronavirus in Lombardia e, in generale, nelle regioni del nord. Il rincorrersi delle notizie sui media, con aggiornamenti al secondo e numeri che vertiginosamente crescenti, hanno portato alla luce l’imminenza preoccupante di una realtà che pensavamo fosse lontana migliaia di chilometri. In sole ventiquattr’ore si è passati da 17 positivi a 59; i giorni successivi sono storia recente, il racconto di un sottile e subdolo panico dilagante in città, dai Navigli alle vie del centro.

Arrivano le ordinanze e le dichiarazioni social del Sindaco Sala, un punto di riferimento istituzionale per Milano, con cui si cerca di restringere il raggio della socialità chiudendo i locali alle 18. Il tutto viene tutto smentito da un precoce ottimismo e da un bisogno di annunciare una ripartenza economica e cittadina in toto, lanciando con l’#Milanononsiferma, un video che vuole sottolineare l’intraprendenza e l’inarrestabilità del popolo meneghino. Un apprezzabile specchietto per le allodole, un retrofront comunicativo forse inappropriato, forse generato dalla speranza che si potesse convivere pacificamente con quella che sembra a tutt’oggi essere una sorta di “peste manzoniana”.

Fonte: automator.com

Anche i social network stanno facendo il loro lavoro attraverso la condivisione di contenuti di supporto a un’identità fiera e ferita dal pettegolezzo internazionale, dalla cancellazione delle prenotazioni, dalle piazze deserte, così come dai musei chiusi. Milano non vuole fermarsi e locali e ristoranti gridano a suon di post appetibili su Instagram che sono aperti e pronti ad accogliere, contro la paura, mentre cinema e teatri rimangono chiusi, tra cui sua maestà La Scala. Ma, come espresso da Papi, la grandezza di una comunità, come anche del singolo essere umano, si misura anche nella sua reale capacità di fermarsi, di prendersi un momento di riflessione dinanzi a una tempesta, senza forzatamente dover dimostrare di essere invincibile.

Milano non è “un criceto” costretto a correre in eterno su una ruota: Milano ha tutto il diritto di avere le sue fragilità, di mettere pausa a una musica vitale che sembrava non dovesse smettere mai. Lo stop non va tradotto in resa o debolezza, ma come risaputo, ogni periodo di crisi ha nella sua intimità una duplice natura, quella della paura e della possibilità di creare il nuovo. Il capoluogo lombardo deve poter avere il tempo di ritrovare il suo ritmo con serenità, di metabolizzare un sentimento di spaesamento e di timore che ogni tanto si cerca di smorzare con goffa ironia al bar.

Milano deve ricordarsi di essere un soldato ferito di un esercito in ginocchio: l’Italia. L’autostima di una città che in cinque anni ha costruito molto deve allinearsi e sostenere la credibilità di un marchio di qualità, quello del Made in Italy che non deve essere messo in discussione a livello internazionale, nemmeno dal sarcasmo più becero e fuori luogo. La storia ci insegna che l’emergenza sanitaria Covid-19 non è la prima e non sarà certamente l’ultima e che il buon senso e l’umanità devono prevalere sul sensazionalismo, sul negazionismo e sull’immaturità individuale.

Fonte: blitzquotidiano.it

Quando la tempesta sarà passata, Milano, come Verona, Torino, Bologna, Roma, e tutte le meravigliose città dello Stivale, potranno ripartire e con loro i cittadini, riprendendo a cavalcare l’onda della rinascita, come ogni fenice che si rispetti. Non sarà facile ma sarà necessario. E il Duomo tornerà a essere colmo di sguardi meravigliati per la magnificenza architettonica, gli aperitivi a fioccare, le Week ad alternarsi. Ma solo dopo aver accettato questo momento di difficoltà, respirando e capendosi, come un grande ecosistema, caratterizzato da intelligenza e maturità.

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