Si può sostenere che Max Weber sia pressoché sconosciuto a chi non abbia affrontato studi avanzati nel campo della sociologia, dell’antropologia o dell’economia. Erroneamente, ci dedichiamo alle tesi di chi indaga il sistema economico e di chi invece la dimensione culturale delle nostre società, come se queste fossero due sfere che non interagiscono. Il nostro pensiero, da Marx in poi, si è abituato a concepire la sovrastruttura, ovvero la cultura, dipendente dalla struttura, l’economia. Se questo binomio di subordinazione è sempre vero, non occorre studiare le relazioni tra le due. Il cosiddetto materialismo storico ci verrà puntualmente in aiuto per scacciare ogni nostro dubbio su un’economia influenzabile dalla cultura. Siamo proprio sicuri che la cultura non possa influenzare il sistema economico? Sono le due sfere della vita quotidiana correlate da un meccanismo causa-effetto o di reciproca influenza?

In un’epoca affascinata dal socialismo di stampo marxista, Weber sostiene invece che i modelli economici si consolidino dove determinate etiche e visioni del mondo sono già presenti nel senso comune del tessuto sociale. La sua teoria più illuminante si propone infatti di spiegare una sistema in cui tutti siamo immersi e verso cui ci siamo ripetutamente lamentati nel corso dell’emergenza Covid-19: il capitalismo.

Max Weber, 1918

Max Weber nel suo studio nel 1918, due anni prima della morte. Fonte: Wikimedia Commons.

Il contesto storico 

Max Weber nasce nel 1864 a Erfurt, una cittadina della Prussia. La Germania si era unificata nel 1871 grazie all’arguzia politica di Otto von Bismark. Il piccolo Maximilian cresce durante la fase espansiva dell’economia tedesca, che raggiungerà il suo picco con la cosiddetta età guglielmina a partire dal 1890. Guglielmo II succede al padre, dispensa Bismark, e incentiva il sistema capitalistico tedesco per competere con quello britannico. Le industrie tedesche si espandono assumendo potere soprattutto grazie alla produzione dell’industria bellica.

Sono gli anni in cui la Germania si crogiola nel sogno di unificare l’Europa intera sotto il comando del proprio re. Guglielmo II affida ai generali del suo esercito l’ideazione di una strategia per espandersi verso Russia e Francia. Il famoso Schlieffen Plan è la prima ammissione di colpa tedesca per la Grande Guerra. Queste macchinazioni a livello politico vengono accompagnate da una vasta produzione letteraria e filosofica. Sono gli anni del naturalismo tedesco con Hauptmann e del realismo poetico di Fontane. I filosofi riprendono l’idealismo fichtiano ed hegeliano per giustificare la sete di espansione del proprio re e le tesi sulla superiorità della razza germanica.

Guglielmo II e Vittoria

Ritratto satirico della contrapposizione tra Inghilterra e Germania nella supremazia sull’industria bellica. Fonte: Wikimedia Commons.

La vicenda biografica

Max Weber si trasferisce a Berlino per i suoi studi universitari nel 1882. Si forma nel campo della legge e della storia. Non studia né da sociologo né da economista, nonostante siano i due campi su cui si concentra la sua produzione intellettuale. Questo percorso di studi gli permette tuttavia di nutrire uno sguardo d’insieme verso le dinamiche della società. La Berlino della Belle Époque era il fulcro intellettuale di quegli anni e Weber viene rapito dalla raffinatezza delle élite culturali.

Nel 1893 sposa Marianne Schnitger, scrittrice e femminista tedesca della prima ora. I due non avranno figli, cosa insolita per l’epoca, e nutriranno un profondo amore l’uno per l’altra. Essendo scrittrice, sarà Marianne a scrivere la biografia del marito una volta rimasta vedova nel 1920. Sarà sempre lei rendere noti postumi alcuni scritti di suo marito, permettendo alla sua eredità di acquistare ancora più peso. Weber diventa un intellettuale di riferimento per la politica tedesca del primissimo dopoguerra. Gli viene chiesto di far parte della delegazione alla Conferenza di Parigi, dove la Germania si presenta da sconfitta e dove vengono imposte le onerose riparazioni di guerra ai tedeschi. Non solo, Weber viene anche nominato consulente per la stesura della Costituzione di Weimar, ancora oggi considerata un testo costituzionale estremamente avanzato.

Protestantesimo e capitalismo secondo Max Weber

Weber è studiato ancora oggi nelle università italiane di economia e di scienze politiche. Nel 1905, scrive L’Etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo che diverrà pietra miliare della letteratura sociologica. Weber trova nel protestantesimo, in particolare nel calvinismo, le ragioni del successo del sistema capitalistico in alcuni paesi europei. In effetti, paesi cattolici come la Spagna e l’Italia non erano le punte di diamante del capitalismo europeo di quegli anni. Weber sostiene che il capitalismo della rivoluzione industriale abbia attecchito più efficacemente nei paesi dove già esisteva una forte etica puritana razionale e strumentale orientata allo scopo. Mentre il cattolicesimo dà maggiore peso agli affetti, il protestantesimo e il calvinismo si dedicano incessantemente alla propria professione.

La dottrina cattolica valorizza le opere buone, mentre uno dei cinque dogmi della dottrina protestante teorizza la “salvezza per grazia.” Il successo materiale ottenuto attraverso il lavoro è segno della preferenza, e la professione diventa a questo punto una vocazione. Il cattolico si unisce a Dio attraverso un’ascesi mistica di distacco dal mondo e di contemplazione del divino che la avvicina molto al nirvana buddhista. Al polo opposto, il puritanesimo agisce e modifica il mondo ad immagine e a somiglianza di Dio. Il lavoro è percepito come un’ascesi nel mondo, la via per arrivare a Dio, colui che è in grado di salvare. Il cattolico aiuta il prossimo perché in lui vede il volto di Cristo (“dare da bere agli assetati”), mentre il puritano fa beneficenza per dimostrare di avere abbastanza successo materiale e quindi di essere stato preferito da Dio.

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La sovrapposizione di lavoro e vocazione è ancora presente nella lingua tedesca. Ancora nelle traduzioni contemporanee, Beruf, la vocazione, è un termine interscambiabile con Arbeit, il lavoro. Per di più, il termine vocazione designa proprio la chiamata divina fin dall’epoca ebraica e il lavoro del puritano diventa luogo di una devozione fattiva, che si declina nel quotidiano.

La professione diventa dunque il fulcro della vita del protestante, favorendo lo sviluppo del capitalismo. Il denaro si erge tuttavia anche a principio regolatore dei rapporti umani. Si gettano le basi per la società borghese dell’equivalenza, che verrà studiata da Horkheimer e Adorno nel secondo dopoguerra. Ogni rapporto interpersonale viene standardizzato come i prodotti della filiera industriale all’interno di una razionalità strumentale.

Capitalismo in Italia 

Il capitalismo si è diffuso a macchia d’olio, date le sue immense possibilità di profitto, inglobando anche il nostro Bel Paese. I ritmi estenuanti della nostra vita prima del Covid-19 rispecchiavano la mentalità ereditata da questa etica. Ovviamente, in Italia il capitalismo è meno prepotente rispetto ai paesi nordici o agli Usa perché ci siamo adattati ad un sistema che presuppone un’etica che non ci appartiene.

Una delle pratiche del protestantesimo che abbiamo fatto nostro è il consiglio d’oro per migliorare la propria produttività: il journaling. Nella cultura italiana, ogni bambina è incoraggiata a tenere un diario. Tutte le donne conoscono i famosi “diari segreti”, su cui si scrivono le loro prime cotte, o le litigate con le amiche del cuore. Quando si cresce, il consiglio del diario viene esteso anche alla componente maschile della popolazione. Mentre il diario segreto è orientato verso gli affetti, il journaling comprende una dettagliata descrizione di come si intende impiegare o si è disposto del proprio tempo. Di fatto, è un’agenda più prolissa. Questa modalità di rendere conto delle proprie giornate era pressoché obbligatoria nel mondo protestante. Tutti avevano un diario su cui riportavano come avevano passato il tempo. Era talmente diffuso che la letteratura epistolare e del diario sono colonne portanti della tradizione tedesca. I dolori del giovane Werther di Goethe, gli autori della corrente preromantica dello Sturm und Drang, per citare i più famosi.

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Max Weber indaga e trova la connessione tra il capitalismo e lo stile di vita che permette il suo sviluppo. Di conseguenza, le sue tesi si riscontrano in gran parte anche al giorno d’oggi. Quante volte durante i mesi di lockdown ci siamo detti che non dobbiamo sentirci in colpa di non essere sempre produttivi? L’ansia che proviamo nel concederci qualche ora di ozio deriva dal contesto socio-economico in cui siamo cresciuti. Come è possibile che uomini e donne cresciute con l’eredità del dolce far niente abbiano paura di oziare? La frenesia dei ritmi serrati e che trascura gli affetti non fa parte del nostro bagaglio culturale e per questo ne soffriamo immensamente.

Con l’esplosione del Covid-19, ci siamo accorti ancora di più dell’ottica proiettata verso il profitto che non affatica solo i nostri corpi e le nostre menti, ma sfrutta allo stesso modo le risorse naturali per tornaconto personale. La logica del capitalismo estremo uccide non solo gli animali, ma anche gli esseri umani. Adesso la domanda è una sola: abbiamo imparato la lezione?

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