Decine di associazioni già in prima fila, una cornice estiva mozzafiato. Musica, colori, costumi, parrucche e balli di gruppo con gli amici. La più bella delle feste che la vostra testa possa immaginare. E se, senza un motivo apparente o valido, vi proibissero di andarci? Perché quella non è una “festa” qualunque. È un pride. Anzi, è proprio gay pride. Se ci andate, allora, non fa differenza cosa siate voi, che cosa vi piaccia fare o vedere. Se ci andate siete, per tutti, omosessuali, punto. Anzi, siete esagerati ed esibizionisti.

Fa strano pensarlo, ma in certe parti d’Italia parlare di diversità è ancora un taboo arcaico e demoniaco. In Sicilia, in particolar modo a Messina, che si scelga di scrollarsi di dosso il velo del “timore” è da considerarsi puro eroismo. L’8 giugno si svolgerà il primo gay pride in riva allo stretto, evento a cui già tantissime sigle hanno deciso di aderire, l’archetipo di una manifestazione interregionale che mai aveva visto realmente la luce, nonostante se ne parlasse da parecchio. Stretto Pride Messina è il collettivo, l’Onda Pride 2019 è invece il “marchio di fabbrica” abbracciato.

“Scendere in piazza per il Pride, a Giugno”, spiegano gli organizzatori, “avrà il significato di proseguire con determinazione la lotta per una società accogliente e aperta a tutte e tutti, nessuno escluso”. Ma è possibile che ancora oggi qualcuno sia escluso?

Fonte: Confedilizia

In un pub di Messina due ragazze si tengono semplicemente la mano, forse a tratti si abbracciano, si fanno qualche carezza, si arriva ai baci sulle guance, ma niente di più. A metà della loro serata, nel giorno di San Valentino, viene intimato loro di smetterla o spostarsi in una zona più appartata del locale. Diletta, di 24 anni, e la sua ragazza del tempo lasciano il locale.

Contemporaneamente, nella stessa città, una ragazzina lotta contro il muro di silenzio che si era costruita attorno, nella sua riservatezza, comincia ad ammettere a tutti chi è e cosa vuole, ma puntualmente è sempre attaccata perché considerata “femminista” (come se fosse un insulto), “maschiaccio” o “comunista” (come se lo fosse anche questo). Giorgia, di 16 anni, ancora oggi cerca di vivere la sua adolescenza senza essere giudicata.

Vengono entrambe da Messina, entrambe “escluse”. Allora il primo gay pride di Messina non è un atto di eroismo. È la scommessa di una normalità da guadagnare, da vincere.

Se oggi potessi tornare indietro, faresti ancora coming out abitando a Messina e sapendo quello che hai subito?

Diletta: “Il coming out per me è stata una scelta di libertà e lo sceglierei altre mille volte pur vivendo a Messina e malgrado quello che mi è successo. Anzi, quello che mi è successo è stato un momento molto formativo nella mia vita, mi ha fatto entrare in contatto con i miei limiti con le mie debolezze, mi ha fatto sentire in contatto con tutti quelli che come me hanno subito una discriminazione, un’ingiustizia, e mi ha dato la forza di oppormi a qualsiasi genere di discriminazione”.

Giorgia: “Fortunatamente, a differenza di altri, non ho mai subito violenze fisiche e/o verbali, se non qualche brutta occhiata.  Se rifarei ancora coming out, sì, nonostante sinceramente non ce ne sia stato così tanto bisogno. Considero il mio coming out una cosa venuta col tempo, graduale, che molti hanno colto e altri no. Non ho mai nascosto ciò che sono e mai lo farò, perché imparare a conoscersi e farsi conoscere per ciò che si è, amando innanzitutto noi stessi, credo sia la forma più acuta di libertà”.

Il pride di Messina ha diviso in tre parti l’opinione cittadina: chi non “vi” vuole, chi, addirittura, “vi” augura la tempesta il giorno della manifestazione e chi, infine, vi sostiene. Da quando hai fatto coming out, è cambiato il rapporto con le persone che conoscevi? Per intenderci, qualcuno che ti sosteneva adesso sta tra quelli che augura la tempesta e/o viceversa?

Diletta: “Io credo che siano successe nel mio caso entrambe le cose, nel senso che dopo il coming out e dopo l’episodio di San Valentino sono aumentati di molto i consensi nei miei confronti, anche da parte di molte persone che non mi conoscevano e si sono avvicinate a seguito di quell’episodio, perché ritenuto una prova di coraggio. Per me non si tratta di coraggio ma semplicemente di necessità, ho fatto quello che era necessario per me e che ritenevo giusto. Allo stesso tempo però credo che siano aumentate anche le persone che mi si opponevano, paradossalmente forse più in ambito lgbt che fuori, nel senso che credo di aver subito più discriminazione e di essere oggetto di antipatie più all’interno della comunità piuttosto che fuori”.

Giorgia: “Beh, questa divisione di opinione alla fine c’è sempre stata in un paese come il nostro e soprattutto in una città piccola come la nostra, dove tutto è di tutti e il pettegolezzo è la sola cosa che la fa andare avanti a volte. Da quando ho fatto coming out non è cambiato il mio rapporto con le persone, forse perché vivo in una generazione, fortunatamente oserei dire, più aperta mentalmente che, anche con qualche dubbio e magari con qualche domanda in più, ha capito e mi ha sempre sostenuta”.

La domanda sembra banale, ma è l’unica che conta: parteciperai? E se lo farai, cosa ti senti di dire a chi ancora non sa se effettivamente quel giorno vorrà essere lì con te? E capiamoci, non indeciso per impegni, ma indeciso per paura del contesto sociale in cui vive.

Diletta: “Io naturalmente parteciperò al Pride, faccio anche parte del comitato che lo organizza e mi sento di dire a chi ha delle incertezze o dei timori che il Pride è veramente di tutti. Non appartiene a una categoria non bisogna considerarlo come un qualche cosa di autoghettizante, perché il Pride è per etero, omosessuali e per qualsiasi orientamento sessuale, è una battaglia di libertà per tutti, è una battaglia per i migranti, è una battaglia per le donne, è veramente una giornata contro ogni discriminazione di qualsiasi sorta contro ogni tipo di ingiustizia, per le categorie che ad oggi, per qualche motivo, sono svantaggiate. Questo è quello che mi sentirei di dire”.

Giorgia: “Se ne avrò la possibilità, ovviamente parteciperò. È una manifestazione come tante altre che ha un obbiettivo, che con l’amore e la collaborazione può essere raggiunto. Invito le persone indecise a partecipare, a buttarsi e divertirsi, come in tutto d’altronde. Le idee possono cambiare, la vita è fatta di cambiamenti e lo stesso mondo in cui viviamo, per quanto altri non vogliano accettarlo, sta cambiando”.

Fonte: pagina Facebook Stretto Pride Messina

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