Il tema dell’edizione 2019 del Pergine Festival è costituito da una domanda: a quali mondi apparteniamo?

Attraverso gli spettacoli, gli eventi, le performance, i concerti e le manifestazioni nella piazza principale della città stanno emergendo molteplici risposte che aprono altrettanti temi, che inducono a porsi ulteriori domande: c’è il mondo virtuale della nostra contemporaneità iperconnessa, indagato da Circolo Bergman in BilderAtlas e dalla danzatrice Giselda Ranieri nella sua intensa coreografia T.I.N.A.; c’è il mondo del quotidiano legato al vivere locale che diventa il terreno di un gioco urbano per Elisabetta Consonni e il trampolino di lancio per esplorare l’immaginazione fatta di archetipi collettivi per il duo Berlin, Nevada; c’è il mondo da cui nessuno può fare ritorno, quel aldilà da sempre oggetto di pensieri, riflessioni e opere d’ogni genere che è al centro del percorso proposto al pubblico da Effetto Larsen, ancora fruibile questa sera, come da programma.

E poi c’è il mondo dell’altro, del diverso, dell’extra-europeo, le cui geografie restano tutt’oggi impregnate di eurocentrismo e di istanze coloniali. Basti pensare – e lo abbiamo fatto, proprio ieri pomeriggio, in occasione della presentazione dell’Atlante delle guerre e dei conflitti del mondo – alle cartine del globo terrestre appese alle pareti delle aule scolastiche in tutta Italia: la rappresentazione pressoché univoca del nostro pianeta è quella del cartografo fiammingo Gerardo Mercator che è foriera di un profondi equivoci. Creata nel 1569, si diffuse soprattutto tra i navigatori del Seicento che la trovarono particolarmente utile in quanto consentiva di orientarsi facilmente nel reticolo di linee orizzontali e verticali che la caratterizza. Di fatto, tale reticolo comporta una inevitabile deformazione delle aree a causa della curvatura terrestre: detto in altre parole, ciò significa che la Groenlandia è rappresentata con un’area equivalente a quella dell’Africa che è, in realtà, 14 volte più grande, tanto per fare un esempio fra molti.

L’Atlante delle guerre e dei conflitti nel mondo cura dell’Associazione 46° parallelo, euro 20. La prossima uscita dell’Atlante aggiornato è prevista per il 27 settembre 2019.

Questa è la ragione per cui Raffaele Crocco, giornalista RAI che nel 2009 ha ideato e diffuso il progetto dell’Atlante, ha scelto un’altra rappresentazione: la carta di Peters, pubblicata nel 1973, sostanzialmente mantiene le proporzioni reali tra le superfici dei continenti attribuendo, implicitamente, pari dignità ad ogni singolo Paese, ad ogni singolo popolo. E questa dignità è indissolubilmente legata al rispetto e alla tutela dei diritti umani che costituiscono il bene più prezioso per ognuno di noi, oggi più che mai.

Carla Esperanza Tommasini, direttrice artistica del Pergine Festival, introduce l’incontro con Raffaele Crocco, giornalista RAI e Alessandro Graziadei, caporedattore di Unimondo

Lo spettacolo di Laida Azkona e Txalo Toloza, che ha debuttato ieri sera in prima nazionale al Teatro Comunale di Pergine, è un pugno allo stomaco, necessario e oltremodo significativo in questo senso: seconda parte della trilogia Pacífico, realizzata con rigore documentaristico, Tierras del Sud racconta la storia della Patagonia argentina, una regione all’estremo sud dell’America meridionale di cui sappiamo poco o nulla. Una storia crudele, oscena, ripugnante che ci riguarda molto più da vicino di quanto si possa immaginare perché ha a che fare con un nutrito gruppo di multinazionali e gruppi imprenditoriali stranieri che hanno indebitamente occupato e sfruttato quei territori, sottraendoli alle popolazioni indigene e mettendo in atto politiche neo-coloniali legalizzate dal compiacente governo del Paese. 

Tra i numerosi imprenditori che hanno fatto fortuna sulla pelle dei Mapuche, spicca il nome di Luciano Benetton: Azkona&Toloza ricostruiscono sulla scena la complessa vicenda con dovizia di dettagli e precisione storica magistrale.

La narrazione è neutra ed equilibrata, mai un moto di rabbia, nemmeno una goccia di fiele: non serve, i fatti emergono nella loro atroce verità senza che si ci sia bisogno di alcuna sottolineatura da parte dei performer. 

L’excursus parte da lontano e ricostruisce i momenti salienti della storia di questo grosso pezzo di mondo, dal colonialismo spagnolo e inglese del XIX secolo fino ai giorni nostri: l’ultima tratta di questo lungo viaggio passa attraverso la resistenza coraggiosa di Atilio Curiñanco e Sara Rosa Rùa Nahuelquir, l’intervento diretto del premio Nobel per la Pace Adolfo Pérez Esquivel fino alle cronache più recenti costituite dalle morti misteriose di Raphael Nahuel e Santiago Maldonado, e dalle peripezie di numerosissime donne e giovani donne mapuche che hanno alzato la testa e difeso i diritti ancestrali del loro popolo. 

Mentre si susseguono, una dopo l’altra, le testimonianze dei protagonisti di questa pagina dolorosissima della storia dell’umanità, il duo costruisce sul palco sgombro e bianco un’immagine quasi da cartolina: ci sono i massicci rilievi delle Ande sullo sfondo, le masse verdeggianti dei boschi sparsi a macchia nella valle, le sfumature di azzurro e blu dei laghi e dei ghiacciai.

Un paesaggio che molti hanno conosciuto attraverso i documentari del National Geographic Channel e le straordinarie parole di Bruce Chatwin, che è tra le mete da sogno di molti viaggiatori, trattandosi di un territorio che offre tra gli scenari più incantevoli di questo nostro pianeta: una bellezza naturalistica che è direttamente proporzionale all’orrore nascosto della verità che Tierras del Sud ci permette di conoscere.

All’indignazione può e devono seguire la speranza e la consapevolezza che un altro destino è davvero realizzabile e che coloro che operano nel settore della cultura e dell’informazione hanno il compito di raccontare la realtà, ognuno con il linguaggio che gli è proprio, svelando il velo di Maya dell’ignoranza, intesa letteralmente come mancata conoscenza dei fatti. 

Ecco che il lavoro delle istituzioni culturali, delle rassegne e degli eventi, come il Pergine Festival, assurge ad una funzione ancora più alta, che va ben oltre al mero intrattenimento o al piacere estetico dell’arte: perché certe storie, se nessuno le vede, nessuno le sa.

Immagini in copertina e in galleria tratte dallo spettacolo “Tierras del Sud”, ph. Alessia Bombaci. Courtesy of Ufficio Stampa-Pergine Festival
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