Il World Wide Web ci ha permesso di raggiungere risultati inattendibili in termini di sviluppo economico, culturale e sociale. Internet ha creato ponti tra i popoli e messo in comunicazione remoti angoli della terra, permettendo di superare l’epoca in cui la mancanza di informazioni prodotte in tempo utile rallentava o precludeva i nostri avanzamenti.

Siamo poi, tuttavia, giunti a un nuovo equilibrio, instabile quanto pericoloso, in cui l’abbondanza stessa delle informazioni rende la scoperta di un’informazione compito complesso, presupponendo un’essenziale opera di scrematura.
Il futuro potrebbe riservarci qualcosa di ancora più critico, secondo alcuni. Il traffico su internet fatto di automazioni e bot, infatti, rappresenta oramai quasi più della metà di quello reale, e, in una tendenza che non accenna a rallentare, è destinato a crescere ancora. Il traffico di dati sarebbe dunque falso per una buona parte, nel senso che risulta essere artificiale, ottenuto tramite l’utilizzo di profili e indirizzi falsi o, più semplicemente, sovrastimato.
Un esempio: Facebook si ritrova attualmente a processo con un consorzio di pubblicitari per avere, per oltre un anno, taciuto un grave errore nella misurazione delle visualizzazioni delle pubblicità sulla piattaforma social. Secondo l’accusa questo errore avrebbe causato una stima errata anche del 900%, con le conseguenti ripercussioni economiche per gli utenti che speravano di raggiungere la propria audience di riferimento.

Alcuni siti permettono di acquistare follower a pagamento, ma spesso dietro a tali promesse si celano vere e proprie “industrie di click” che costituiscono parte del traffico falso in rete. In foto uno dei meccanismi utilizzati per collegare vari telefoni tra loro e fargli completare la stessa azione centinaia di volte Distinguere i video veri dai falsi a regola d’arte si fa sempre più difficile.

La cosa può sembrare limitata all’ambito economico e commerciale, ma non è così. Secondo il Times, il numero di bot su Youtube, per fare un altro esempio, ha fatto domandare gli impiegati della compagnia di streaming online se non si potesse arrivare a un punto in cui le navigazioni automatizzate finissero per essere considerate come vere e quelle degli utenti come false, venendo le prime a rappresentare più della metà delle interazioni totali sul sito. Nell’era della post-verità, allora, un altro rischio si presenta all’orizzonte: quello di non poter più neanche distinguere, nonostante l’esistenza dei mezzi necessari, il vero dal falso.

Le conseguenze di un cambiamento tanto importante della rete non sono immediate, ma sono facilmente profilabili, basti pensare ai nostri motori di ricerca: dal momento che l’indicizzazione di Google dipende dalle ricerche degli utenti, (e, per ora, non esiste distinzione tra user umani e non) alcuni articoli e siti possono venire portati alla ribalta senza che una sola persona reale vi abbia acceduto.
Ancora, se i giornali online che propagano notizie false creano una rete a maglie sempre più fitte, l’accesso alla vera notizia o all’origine di quella falsa diventa quasi inottenibile, soprattutto nei casi in cui la verifica diretta della veridicità del fatto sia impossibile.

Gli avvenimenti correlati alla guerra in Siria o a fatti inerenti Paesi in via di sviluppo sono, in questo caso, i più passibili di errore. L’esistenza delle agenzie di informazione ufficiali, in Italia e in altri Paesi, dovrebbe garantire la correttezza di ogni informazione; se, però, anche queste rimangono vittime dello stesso meccanismo, finiranno per riportare informazioni erroneamente o frettolosamente.

L’Intelligenza Artificiale, che in molti ambiti ci tende una mano, pare in questo caso contribuire alla situazione sconcertante: i deepfakes, falsificazioni di volti ed espressione umane quasi perfetti, sono oramai diffusi e potrebbero, in breve tempo, far pronunciare a politici di spicco qualsiasi affermazione senza che siamo capaci di coglierne la falsità.

 

Come in altre occasioni, la soluzione non può essere la semplice regolamentazione del mondo telematico, che non conosce limiti legali; se arginare il fenomeno del traffico automatizzato si può (e i più grandi social già lo fanno) e combattere le fake news si deve, c’è anche da costruire consapevolezza negli utenti che altrimenti continuano a non disporre degli strumenti adeguati per valutare ciò che li circonda.

Un cambiamento è necessario, e al più presto, per sfuggire all’onda che ci ha portato dalla mancanza di informazioni al suo contrario, fino all’attuale deleteria china in cui abbonda, forse, più il falso che il vero.