Secondo i dati forniti dall’Osservatorio della Nazioni Unite, una donna su tre ha subito almeno una volta nella vita una qualche forma di violenza legata al genere: si tratta di un fenomeno che non conosce frontiere e che affligge indistintamente il genere femminile di tutto il pianeta. Non ci riferiamo soltanto alla violenza fisica in senso stretto, ma anche ad altre forme di sopruso e abuso ritenute talvolta marginali o addirittura insignificanti come le molestie sessuali nei contesti lavorativi, la violenza ostetrica, il matrimonio in età precoce.

Benché si cominci ad avvertire una lieve controtendenza, siamo ancora molto lontani dalla piena equità tra i generi: a parità di mansioni, le donne guadagnano mediamente il 23% in meno degli uomini; in Italia due donne su dieci dichiarano di aver subito maltrattamenti fisici e morali durante il parto; ogni anno 13,5 milioni di bambine e ragazze nel mondo sono costrette a sposarsi e una su nove ha meno di 15 anni.

Per questi e tanti altri motivi, Eve Ensler, drammaturga e attivista per i diritti umani, autrice conosciuta soprattutto per i suoi “Monologhi della vagina”, ha ideato e promosso la campagna mondiale One Billion Rising: un miliardo è infatti il numero corrispondente a quel terzo della popolazione femminile mondiale che ha subito stupri, molestie o percosse almeno una volta nella vita, un miliardo è il numero di persone che decide di ribellarsi a questa realtà inaccettabile. In che modo? Scendendo in piazza il giorno di San Valentino e danzando. Così, dal 2012, ogni anno centinaia di migliaia di persone manifestano pacificamente contro la violenza su donne e bambine attraverso un flashmob.

Ma OBR non è solo questo: è un progetto creativo e poliedrico che ha velocemente trovato risonanza in tutto il globo, diffondendosi dall’India all’Europa, dal Botswana al Messico e generando una rete interconnessa di donne e uomini, ragazze e ragazzi, bambine e bambini che, anche attraverso i social media e le risorse del web, esprimono con fermezza la volontà di porre fine alla violenza di genere e di creare una società basata su equità e pari dignità.

Le iniziative collegate al main project sono numerosissime: tra le più significative, segnaliamo City Of Joy, una comunità di sostegno e cura per le donne vittime di violenza nel drammatico contesto del Congo orientale co-fondata dalla stessa Eve Ensler, un’oasi di pace e sicurezza ma anche di formazione ed educazione, come si può evincere dal documentario omonimo di Madeleine Gavin prodotto da Netflix nel 2018, e Youth Rising, il progetto che riguarda giovani e giovanissimi e che coinvolge scuole e associazioni per promuovere non solo una profonda sensibilizzazione sulla violenza fisica e sessuale ma per affrontare, attraverso dialoghi e tavole rotonde, altri importanti temi d’attualità come lo sfruttamento economico, il rapporto tra povertà e capitalismo, i diritti umani e il cambiamento climatico.

Anche quest’anno, siamo tutti invitati a partecipare a questa danza globale sulle musiche di “Break the chain”, il brano composto appositamente per OBR da Tina Clark e Tim Heinz, con la coreografia ideata da Debbie Allen (la mitica signorina Grant di “Fame” nonché la dottoressa Catherine Avery di “Grey’s Anatomy”) per dire basta alla violenza sulle donne: la maggior parte degli eventi, in Italia e nel mondo, sono previsti per giovedì 14 febbraio, come da tradizione del movimento, ma in molte città manifestazioni ed eventi culturali sono già partiti e proseguiranno per tutta la settimana, week compreso.

Per conoscere le attività previste nella propria zona di residenza, si può consultare la sezione Find an event sul sito ufficiale di OBR oppure la pagina FB One Billion Rising Italia.

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