Istituita nel 2015 dall’Assemblea delle Nazioni Unite nel giorno del solstizio d’estate, la Giornata Internazionale dello Yoga è ormai un appuntamento importante per tutti gli appassionati del pianeta.

Il termine significa letteralmente “unione” e, non a caso, presenta la stessa radice semantica di parole come “gioco” e “giogo”: lo yoga unisce sia a livello individuale – il corpo, la mente, lo spirito – che nella dimensione globale costituita dalla società e dall’ambiente, fino a congiungersi con le forze che muovono l’intero universo. Micro e macrocosmo possono raggiungere, secondo questo insegnamento, un’armonia che va poi nutrita e rinnovata costantemente.

Nell’accezione comune, tuttavia, praticare lo yoga significa sostanzialmente eseguire delle particolari posizioni, in sanscrito asana, e mantenerle per un tempo più o meno prolungato aiutandosi con il respiro. Questo è, in realtà, solo uno dei tanti elementi che compongono l’antichissima disciplina indiana: secondo lo Yoga Sutra di Patanjali, il principale testo di riferimento, una pratica yoga completa dovrebbe contemplare esercizi di respirazione e di meditazione, consuetudini ben precise riguardo la cura e la pulizia del corpo nonché l’alimentazione, momenti di studio e di riflessione sugli scritti dei grandi maestri. E molto, molto altro ancora.

Questa disciplina millenaria, le cui prime attestazioni risalgono V secolo a.C., ha conosciuto nell’ultimo secolo una diffusione e un successo planetario eccezionale che si è particolarmente intensificato negli ultimi 10 anni: pare siano più di 200 milioni gli appassionati nel mondo ( solo in Italia sarebbero circa 2 milioni) e il giro d’affari mondiale stimato è di 20 miliardi di dollari.

Trasformandosi in un vero e proprio fenomeno globale, lo yoga ha assunto caratteristiche e declinazioni molto diverse e, in certi casi, davvero distanti dalle origini indiane: gli studiosi usano l’espressione modern yoga per riferirsi al ricco proliferare di tipologie e pratiche che si sono sviluppate negli Stati Uniti e in Europa dalla fine del XIX secolo in poi e che stanno espandendosi anche in contesti extraoccidentali, come dimostrano iniziative quali l’Africa Yoga Project o il Parinaama Prison Project in Messico.

Fonte: www.africayogaproject.org

Yoga in Italia e nel mondo (reale e virtuale)

Hatha, Vinyasa, Kundalini, Bikram, Ashtanga sono solo alcuni dei termini che, anteposti alla nostra parola chiave, definiscono modalità, posizioni, tecniche e finalità della pratica yogica. Un vero e proprio mare di scuole, proposte, correnti di pensiero in cui non è assolutamente facile orientarsi e che talvolta possono sembrare piuttosto curiosi e bizzarri: è da poco scoppiato il boom del Doga (sì, avete intuito bene, lo yoga con il cane); chi si sente particolarmente aitante e snodato può provare invece il californiano AcroYogamentre per gli amanti dell’heavy metal c’è addirittura il Rage Yoga.

Come se ciò non bastasse, ci si è messo anche il web a rendere le cose ancora più complicate. Negli ultimi anni assistiamo ad un proliferare di canali Youtube e siti online che propongono lezioni singole, corsi, webinar e chi più ne ha, più ne metta: tra i tanti, segnaliamo quello di Adriene Mishler, attrice e yogi texana, che con i suoi 5 milioni di iscritti è certamente uno dei più seguiti; la sua community Find what feeld good cresce giorno dopo giorno grazie alle sue video-lezioni semplici e alla portata di tutti ma, al tempo stesso, di grande qualità. Altrettanto interessanti e utili i contenuti creati dall’italiana Sara Bigatti che, con la sua Scimmia Yoga, sta contribuendo moltissimo alla diffusione dello yoga in Italia: in ogni caso, restano certamente delle perplessità rispetto alla relazione maestro-allievo, centrale in questa come in qualsiasi altra forma di apprendimento e che, in modalità e-learning, sembra inevitabilmente un po’ trascurata. Prova ne è il fatto che le stesse Mishler e Bigatti raccomandano una pratica on-site, soprattutto per chi è alle prime armi, e curano entrambe corsi e seminari rigorosamente dal vivo.

Per avere un’idea un po’ più chiara delle tante sfaccettature e possibilità sul territorio nazionale, può essere utile il documentario This is Our Yoga, un progetto realizzato dall’azienda di tappetini ReYoga che ha raccolto brevi testimonianze di numerosi insegnanti italiani afferenti a scuole e orientamenti molto diversi: da Jacopo Ceccarelli e il suo Anukalana Yoga alla pratica proposta da Giulia Moiraghi orientata verso la filosofia fenomenologica.

Non ci resta, allora, che congiungere le mani al petto e pronunciare il fatidico “Namasté”!

Immagine di copertina: www.pexels.com
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