Un’indagine coreografica ma non solo sul tema della vendetta e sulla figura dell’eroe che va in frantumi, una composizione potente ed estremamente attuale che vivifica il classico tanto nella forma quanto nella sostanza.

La storia è talmente nota che non ci sarebbe nemmeno bisogno di raccontarla: il re dell’Argolide ha offerto in sacrificio una delle sue figlie, Ifigenia, per ottenere il perdono della dea Artemide e far sì che le navi greche possano salpare verso Troia; sua moglie Clitemnestra aspetta per dieci lunghi anni il suo ritorno e dunque, insieme all’amante Egisto, cugino di lui, si vendica assassinandolo.

Sul palco Alice Raffaelli, Giulio Santolini e Matteo De Blasio interpretano egregiamente il triangolo tragico composto da i tre protagonisti le cui etimologie sono già in nuce declinazioni della violenza intesa proprio come violazione del limite: Agamennone “colui che comanda risolutamente”, Clitemnestra “colei che decide in modo eclatante”, Egisto “colui che è forte come una capra”.

I danzatori in scena paiono statue della classicità che progressivamente si animano e dominano lo spazio, creature mitologiche antropo e zoomorfe stagliatesi dai vasi di ceramica dei musei che acquisiscono una sorprendente tridimensionalità. L’archetipo dell’eroe, maschile e femminile, si disintegra in una danza spezzata e continuamente ripresa e interrotta.

Dal freddo del bianco e del neon emerge una drammaturgia di corpi in movimento ma anche di parole che sono come frecce, come dardi affilati: il testo eschileo, naturalmente, ma anche le poesie di Giulia Roncati, le riflessioni tratte da saggi e studi queer sul sadomasochismo, i cenni autobiografici dei performer in scena e molto altro. Frammenti di storie che si intrecciano e si mescolano ad evidenziare che la frustrazione rabbiosa di Egisto, la determinazione feroce di Clitemnestra, la superbia sprezzante di Agamennone sono aspetti dell’essere umano, sentimenti complessi e diffusi, ieri come oggi, che hanno un potenziale distruttivo enorme e che ignorarli, occultarli o peggio ancora edulcorarli è assai pericoloso. Le pratiche sadomaso diventano l’emblema perfetto per descrivere cos’è il potere e indicano allo spettatore quel labile confine tra desiderio e istinto, tra violenza e sete di giustizia.

L’immagine finale con cui Cosimi si congeda è tanto poetica quanto terrificante: la guerra non è finita, molte altre lacrime saranno versate, numerosi corpi massacrati e fatti a pezzi tra coriandoli argentati e sbrilluccicosi glitter. Serve qualche istante prima di alzarsi dalla poltrona e dirigersi verso l’uscita, qualche istante per riflettere e lasciar decantare la furia e il vigore mentre già ci si domanda come sarà il capitolo successivo.

L’esplorazione degli spazi sconfinati  della danza contemporanea continua per tutta l’estate, fino a settembre: a giugno doppio appuntamento con Virgilio Sieni in scena con Bach Duet al Teatro del Lido di Ostia e con Petruska al Teatro Argentina, con il solo di Olivier Dubois al Teatro India e con un gruppo composito di danzatori e performer che si esibiranno in Solo Yolo nei giardini di Villa Maraini.

Da segnalare, inoltre, il nuovo formato BUFFALO negli spazi del Palazzo delle Esposizioni: dal 30 maggio al 2 giugno Kinkaleri, il duo Sigourney Weaver, Ioannis Mandafounis, Panzetti/Ticconi, Maria Hassabi e Roberta Mosca esploreranno il rapporto tra performance e coreografia.

Infine, a settembre, la rassegna si concluderà con Augusto, l’ultima creazione di Alessandro Sciarroni, uno dei più importanti coreografi e performer della scena internazionale, recentemente premiato dalla Biennale Danza di Venezia con il Leone d’Oro, che è un omaggio alla figura del clown e al tempo stesso uno spettacolo sul dolore e sul bisogno di essere amati incondizionatamente.

Per ulteriori informazioni è possibile consultare la sezione Danza sul sito ufficiale del Teatro di Roma.

In copertina e galleria immagini: Giulio Santolini, Alice Raffaelli e Matteo De Blasio, protagonisti di “Glitter in my tears-Agamennone”. Fonte pagina Facebook Compagnia Enzo Cosimi, Ufficio stampa Teatro di Roma
© riproduzione riservata