In vita fu giudicato un pazzo, da morto fu seppellito dagli onori, nonché omaggiato come l’inventore del racconto poliziesco e della letteratura dell’orrore. Edgar Allan Poe avrebbe fatto la felicità di Diderot: ben incarnava, infatti, la figura dell’uomo dalla cultura enciclopedica.

Non solo eccelse come scrittore e poeta, ma brillò anche nelle vesti di critico letterario e giornalista. Tra i vezzi da lui coltivati torreggia quello degli pseudonimi, dietro i quali – e se ne contano numerosi – si celava per occultare birichinate di stampa letterario. All’epoca, in merito a tale inclinazione, fiorirono gustosi aneddoti. Come quello che vide Poe accusare di plagio, in un articolo sull’“Evening Mirror”, Henry Wadsworth Longfellow (il quale insieme ad altri letterati diede vita al cosiddetto “Circolo Dante” atto a promuovere la conoscenza della “Divina Commedia”) che mesi prima era stato da egli stesso definito “il miglior poeta d’America”.

In difesa di Longfellow – tra l’altro celebre a quel tempo in quanto acceso promotore dell’abolizione della schiavitù prima e durante la guerra civile americana – rispose all’articolo diffamatorio un misterioso lettore dell’“Evening Mirror”, un tale Outis. Leggenda narra che fu lo stesso Poe – nel segno di un magistrale doppio gioco – a scrivere la risposta atta a rimettere in auge l’onore e la dignità di Lonfellow così gravemente lesi. Poe aveva firmato quella risposta, una vera e propria perorazione, con lo stesso nome che usò Ulisse per trarre in inganno Polifemo: Outis, in greco, vuol dire ‘nessuno’.

 

Illustrazione di ©Elisa2B

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