Due giorni per scoprire e ammirare opere, disegni e fotografie, ma anche jam session di teatro, di arti e di artisti, una costellazione di immaginazioni creative e di azioni sceniche disseminate e diffuse nei territori dello spazio pubblico, della scena, del teatro, della poesia, della musica e dell’arte contemporanea.

A queste si aggiunge Il Podio, un’installazione realizzata dall’artista Alfredo Pirri e concepita per “elevare la parola oltre il rumore di fondo in cui s’è persa e restituirle il giusto valore”, che impreziosisce il foyer del Teatro Valle di Roma, in occasione di Spazio pubblico, arte e identità. Tra rappresentazione e autorappresentazione, la prima di due giornate dedicate al rapporto tra spazio pubblico, arte e architettura organizzate dal Dipartimento di Pianificazione, Design e Tecnologia dell’Architettura Sapienza Università di Roma.

Il Podio di Pirri: riportare al centro la parola e il pensiero

Il Podio di Pirri accoglie gli interventi del critico d’arte Achille Bonito Oliva e degli altri ospiti invitati ad animare lo storico teatro della capitale per un’iniziativa che è un’occasione di confronto tra esperienze internazionali sul ruolo dello spazio pubblico nelle strategie di rigenerazione della città contemporanea.

L’idea di un podio, spiega Alfredo Pirri, che sarà protagonista della giornata anche con un intervento dedicato alla sua esperienza artistica, nasce dal bisogno di restituire agli oratori la giusta collocazione che serve a isolare la parola dalla confusione. “Non un’iniziativa elitaria, ma un modo per riflettere sul bisogno di attenzione e di ascolto di chi ha un pensiero da comunicare”, ha spiegato il celebre artista italiano.

Alfredo Pirri racconta il making of dell’opera dedicata a Gramsci

Un approfondimento in questo senso arriva da Alfredo Pirri, che nel suo intervento al foyer del Valle il 2 luglio si concentrerà sul racconto della propria opera intesa come tessuto connettivo fra l’arte e lo spazio, fra pittura e architettura. Pirri dialogherà con il pubblico anche attraverso propri disegni, “materia autonoma da cui trarre indicazioni progettuali ampie da affidare alla pratica costruttiva spesso in collaborazione con architetti. “Presenterò” – spiega l’artista – “i disegni preparatori di un grande progetto in corso d’opera dedicato ad Antonio Gramsci, dal titolo Compagni ed Angeli, che si realizzerà a Tirana, nel parco del Ministero della Cultura, e a Turi, in Puglia, di fronte al carcere di Antonio Gramsci”.

 

“Oltre le quinte”, un reportage fotografico sul Teatro Valle

Al Valle il 2 luglio e al Dipartimento di Pianificazione, Design e Tecnologia dell’Architettura della Sapienza il 3 luglio sarà possibile visitare, inoltre, la mostra fotografica di Mario Guerra, Oltre le quinte: un’indagine tra gli interni e gli arredi, un viaggio nella memoria e nel tempo emotivo del Valle.

“C’è una penombra nel teatro, tipica del dormiveglia, di certe visioni surreali. Un mondo dove le percezioni sono amplificate perché entrano in connessione con il cuore. Se la fotografia ha due dimensioni e l’architettura tre, con le foto di Oltre le quinte a me interessava svilupparne una quarta, quella vissuta dallo spettatore che si predispone a farsi prendere per mano dal teatro e a farsi portare in un mondo di meraviglia. Una vibrazione più vera della realtà che soltanto l’arte sa dare”, dice Guerra.

Mario Guerra è un fotografo italiano attivo in tutto il mondo, principalmente in Italia e in Francia. Lavora da oltre venticinque anni  con aziende, industrie, agenzie pubblicitarie e di comunicazione negli ambiti della fotografia industriale, del ritratto e in studio.

La mostra Oltre le quinte sarà visitabile martedì 2 luglio dalle 10 al Teatro Valle in via del Teatro Valle 21 e mercoledì 3 luglio dalle 9 al Dipartimento PDTA in via Flaminia 70.

Dal dialogo tra architettura e graffiti alle esperienze di Matera e Casacalenda

La due giorni prosegue il 3 luglio nell’agorà appositamente realizzata nel cortile del Dipartimento universitario in via Flaminia 70 con altri interventi che, insieme a quelli del giorno precedente al Valle, definiscono una mappa del ruolo dell’arte a livello internazionale nella rigenerazione urbana. Al centro della due giorni sono previste infatti, tra le altre, le esperienze romane di Luca Zevi, presidente di Tevereterno, l’associazione che ha commissionato il murales Trionfi e lamenti di Roma a William Kentridge, e quelle italiane e internazionali di Joys, urban artist che riesce a far dialogare i graffiti con l’architettura, di Massimo Palumbo, presidente del Maack, il museo all’aperto di arte contemporaneo Kalenarte di Casacalenda in Molise, e di Francesco Cascino, curatore del progetto Matera Alberga che nella capitale europea della cultura 2019 ha contaminato accoglienza e ricettività con l’arte. Tra gli altri interventi, anche quello di Carlo Infante, che porterà la testimonianza di Urban Experience, realtà attiva da Roma in tutta Italia tra urbanistica partecipativa, educazione ambientale, turismo esperienziale e gestione creativa dei conflitti.

Il direttore del Dipartimento di Pianificazione, Design e Tecnologia dell’Architettura alla Sapienza, nonché colei che ha selezionato gli artisti presenti a questa due giorni, Laura Ricci, ha affermato: “Nell’ambito della rigenerazione, l’arte, anche attraverso interventi site-specific, si costituisce quale elemento propulsivo, utilizzando il contesto urbano non solo come neutro ‘contenitore’, ma integrandolo con l’intervento artistico, trasformando lo spazio pubblico, proiettando, nelle sue diverse forme e usi, nuovi valori etici ed estetici, nuovi linguaggi, nuove forme di interazione e di comunicazione tra attori pubblici e privati, istituzioni e comunità locali insediate. Inoltre, il carattere transitorio di alcune espressioni artistiche fa sì che queste diano risposta alla necessità, propria dei processi di rigenerazione, di sperimentare soluzioni di riconfigurazione e di rivitalizzazione, anticipando gli interventi strutturali caratterizzati da alti costi e da lunghi tempi di attuazione, attraverso la messa in campo di usi alternativi e temporanei”.

Due giorni, dunque, per esplorare opere, disegni e fotografie di realizzazioni di opere, ma anche jam session di teatro, di arti e di artisti (con una performance dell’attrice Carla Tatò e una degli allievi del Balletto di Roma), una cartografia di immaginazioni creative e di azioni sceniche disseminate e diffuse nei territori dello spazio pubblico, della scena, del teatro, della poesia, della musica e dell’arte contemporanea.

Dal podio di Pirri interverranno anche referenti delle istituzioni come la presidente del I Municipio di Roma, Sabrina Alfonsi, la sovrintendente Maria Vittoria Marini Clarelli, il direttore generale Educazione e ricerca del Mibac, Francesco Scoppola, e il deputato del Pd Roberto Morassut, mentre nell’Agorà di via Flaminia il 3 luglio toccherà alla presidente del II Municipio di Roma Francesca Del Bello, all’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio, Gian Paolo Manzella, e alla presidente della XI CCP Regione Lazio, Eleonora Mattia,

Parola a Joys, maestro italiano del lettering

Per l’occasione abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Joys, street artist, scultore e artista a tutto tondo originario di Padova, classe 1974.

Nel suo intervento previsto per la due giorni racconterà la sua esperienza di writer e di come questa interagisca in primis con l’architettura e poi con la città intera, e di come essa possa dialogare e modificare l’ambiente urbano.

Al centro del suo discorso e del suo operato si trova quindi il concetto, oggi attualissimo, di riqualificazione urbana. “Per me si tratta d un lavoro sia politico che artistico”, ci spiega l’artista. “Anche se si tratta di un’opera d’arte, questa non è esente dalle questioni politiche e sociali. Anzi ne è profondamente intrisa”.

“La riqualificazione”, aggiunge Joys, “di per sé può funzionare, ma è necessario creare una struttura dietro, un progetto serio, e far sì che essa venga supportata da un’amministrazione lungimirante. Non basta far attaccare qualche adesivo in giro”.

Fra i progetti più importanti realizzati dallo street artist in tutto il mondo, quelli a cui si sente più legato si trovano in Cina e in Africa, in particolare in Tanzania. Anche nella capitale, dove sarà ospite domani, l’artista ha prodotto alcune opere, seppur di piccole dimensioni. In futuro non esclude però di dedicarsi a progetti di riqualificazione urbana più imponenti anche qui, a Roma.

L’artista, durante la sua prolifica carriera, non si è però limitato alla produzione di graffiti; da anni, infatti, Joys ha esteso il suo linguaggio anche alla scultura, utilizzando materiali diversi ma mantenendo sempre uno stile unico, quello stesso stile che da vent’anni lo rende inconfondibile sui muri di tutto il mondo.

Riguardo ad alcune mostre innovative e controverse che negli ultimi anni hanno portato i graffiti e la street art, per loro natura anti-convenzionali, all’interno di sedi istituzionali e museali (tutti ricorderanno l’esposizione allestita al Macro di Roma nel 2017 e intitolata “Cross the streets“), l’artista si è così espresso:

“Penso che ci siano lavori che possono stare dentro un museo, altri, invece, credo non debbano essere trasferiti all’interno di sedi istituzionali, è giusto che rimangano per strada. In generale trovo corretto spiegare e mettere a disposizione di tutti le opere di street art. Questa forma d’arte, infatti, è nata ormai più di 40 anni fa, ha cambiato regole, creato mode, influenzato correnti e generi artistici differenti. Penso sia giusto che venga raccontata ed esposta in un museo”.

 

Il programma della due giorni

2 luglio, Teatro Valle, via del Teatro Valle 21, dalle ore 10

Evento di apertura, presso il foyer del Teatro Valle, il 2 luglio 2019, dalle ore 10.00 alle ore 20.30, dal titolo “Arte, storia e rigenerazione urbana. Attraversare, trasfigurare, condividere”.

La giornata, a partire dai seminari di Alfredo Pirri (Attraversare) e di Carlo Quartucci e Carla Tatò (Trasfigurare, Condividere), attraverso l’esposizione delle Azioni, opere e installazioni site -specific, quali la mostra “Oltre le quinte” di Mario Guerra, l’Installazione il “Podio” di Pirri, e la Performance conclusiva di Tatò, stimola e alimenta un’interazione dall’arte verso lo spazio pubblico, inserita nel contesto storico del Valle e del tessuto urbano che lo attornia, che trova riscontro nelle Testimonianze dal Podio di rappresentanti di Istituzioni ed Enti territoriali, personalità politiche, e del mondo della cultura, associazioni culturali di riferimento per l’attivazione di processi di rigenerazione (Azioni) attraverso la costruzione dello spazio pubblico.

3 luglio, Dipartimento PDTA, via Flaminia 70, dalle ore 9

Convegno Internazionale, presso l’Aula Piccinato del Dipartimento PDTA, dalle ore 9.00 alle ore 21.30, dal titolo “Identità, comunità e rigenerazione urbana. Raccontare, promuovere, progettare”.

La giornata, a partire dalle tre Sessioni tematiche (Raccontare, Promuovere, Progettare), attraverso la presentazione, anticipata dai saluti di apertura e inaugurali del Magnifico Rettore della Sapienza Eugenio Gaudio, dell’Installazione dell’“Agorà” di Sabrina Lucibello; delle Mostre “ADI, Design per il Sociale. Progetti, persone, cultura, solidarietà” di Carlo Martino con Roberto Orsi, Marika Aakesson; “Oltre le Quinte” di Mario Guerra; “From Spaces to Places” di Giovanna Bianchi, Serena Baiani, Federica Dal Falco, Antonella Galassi; della Performance degli allievi del Balletto di Roma dal titolo “I have a dream”, conduce una riflessione dallo spazio pubblico all’arte, che si conclude con una serie di interventi dal mondo delle istituzioni: la presidente del II Municipio di Roma Francesca Del Bello, l’assessore allo Sviluppo Economico della Regione Lazio, Gian Paolo Manzella, e la presidente della XI CCP Regione Lazio, Eleonora Mattia, accanto ad interventi dal mondo della ricerca e della cultura, quali Giulia Mura, giornalista di Artribune, Alessandro Martini del Giornale dell’architettura, e il prorettore alla Ricerca de La Sapienza,Teodoro Valente.

La prima parte (Raccontare) con le relazioni di Giorgio De Finis, di Zoran Djukanovic, di Fernando Moral-Andrés, di Roberto Orsi, sviluppa una riflessione attraverso il racconto di studiosi ed esperti di arte, di architettura, di urbanistica, e di governance territoriale e sociale, che hanno maturato rilevanti esperienze, didattiche, di ricerca e professionali, sui temi del convegno.

La seconda (Promuovere), con le relazioni di Francesco Cascino, di Régis Cocault, di Massimo Palumbo, di Luca Zevi, sostanzia la partecipazione di Enti, Istituzioni, promotori, curatori che hanno attivato politiche per la promozione di progetti di rigenerazione dello spazio pubblico, con significative ricadute di rivitalizzazione socio-culturale.

La terza (Progettare), con le relazioni di Joys, di Fabrizio Crisafulli, di Lello Esposito, dà conto della dimensione propriamente sperimentale delle pratiche, attraverso l’illustrazione di progetti esito dell’attività di artisti di fama internazionale che delineano relazioni inedite tra spazio pubblico ed espressioni artistiche (lighting design, street art, performing design, ecc.).

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