In una Bergamo Alta che sembra un giardino fiorito, tra i suoi tetti, le piazze medievali e le strade colme di passanti, sabato 14 e domenica 15 settembre si sono svolte le due giornate finali della XV edizione del Festival delle lettere, la più grande manifestazione italiana dedicata alla scrittura epistolare.

Il Teatro Sociale apre il sipario su quella che è un’iniziativa decisamente fuori moda, volta a far riscoprire la necessità di un ritorno a carta e penna, a quel naturale e spontaneo gesto di dare vita all’inchiostro con le parole che sgorgano dai pensieri e dalle emozioni. Il Festival delle lettere vuole sfidare il rapporto ormai apparentemente indissolubile tra linguaggio e digitale, proponendosi di minare il terreno sicuro della comunicazione frettolosa e sbrigativa che ognuno di noi si trova a intessere quotidianamente con gli altri, per dare spazio e soprattutto tempo alla poesia del quotidiano, alle emozioni nascoste in metafore e immagini.

Il palco del Festival delle lettere. Fonte: Festival delle lettere, ddl studio

Lettera alla mia città è il tema attorno il quale si è svolta la XV edizione, lasciando l’occasione a tutti i settecento e oltre autori partecipanti di esprimere il proprio attaccamento alla terra che li ha visti nascere e crescere; il rimpianto e la nostalgia verso quei luoghi mutati nel tempo, ormai traditori dei ricordi d’infanzia; la rabbia per una casa che non ha potuto dare un futuro ai propri figli, costringendoli a fuggire. Tanti sono i punti di vista, tante le declinazioni di anime umane che si sono volute raccontare su un foglio bianco, congelando per qualche momento il presente.

La lettera vincitrice viene dall’Abruzzo, precisamente da L’Aquila e ha la mano di Raffaella De Nicola: è uno scritto che viene da un futuro e immaginario 2030 in cui il fantasma del terremoto del lontano 2009 è ancora vivo per le strade di una città piegata e stanca. Raffaella descrive con rammarico il respiro sofferente e affaticato di un territorio ferito e ridotto allo stremo: “Ho sentito  la vita segreta dell’universo, le pulsazioni e palpiti di un tempo spezzato per sempre, la normalità relegata  a ricordi lontani, opachi, e il dover vivere, allora, con passo smarrito, intorno ad un’assenza.”. Eppure la lettera si chiude con un barlume di speranza per una città che ritrovi la sua “sicurezza, gli orizzonti freschi, verdi,  infiniti, la neve”, un giorno, in un futuro in cui cresceranno nuove generazioni che non conosceranno più scuole fatte di sabbia o un centro storico di macerie e che potranno ritornare a popolare le antiche strade per costruire il presente.

Gli ospiti della serata conclusiva del Festival delle lettere, il 15 settembre 2019, al Teatro Sociale di Bergamo. Fonte: Festival delle lettere, ddl studio

Al Festival non c’è spazio solo per i primi classificati, ma le voci degli ospiti del giorno conclusivo, Roberto Citran, Amanda Sandrelli, Michela Andreozzi, hanno dato vita anche ad altri scritti; tra questi c’è quello toccante di Piero, un senzatetto, un uomo che si rivolge alla sua Milano, la città che lo ha visto crescere e perdere tutto, diventando invisibile, dubitando della propria dignità. Ci sono poi le lettere di Marco, Fabio, Andrea, Alessandro, Giorgio e Simone; poi c’è quella di un giovanissimo carcerato, Guglielmo, che esprime tutto l’amore per la sua Napoli, per le sue vie e i profumi che vi si diffondono, per quei cittadini onesti che ogni giorno si alzano per andare a lavoro:

“Comunque distratto da tutto questo, mi accorgo che sono arrivato a Piazza Carità, che è meno affollata, quindi prendo aria e giro in una traversa alla mia sinistra, in Via del Formale, ai Quartieri Spagnoli per la precisione: è qui che abito con mia nonna, in un umile basso. Mi avvicino verso la mia abitazione e vedo che è tutto pronto per il pranzo domenicale. Lei, mia nonna, si è alzata di mattino presto per preparare tutto: ragù, friarelli, zeppole e panzerotti, fiori di zucca in pastella fritti. Tutto questo per noi nipoti, figli, zii, pronti a gustare tali prelibatezze… “.

I quattro cantautori presenti alla serata “Dear music”, il 14 settembre 2019 al Teatro Sociale di Bergamo. Fonte: Festival delle lettere, ddl studio

Con un passo indietro, in una mite serata di un sabato settembrino, il Teatro Sociale si riempie di musica, di quella che non si nutre solo di armonie, ma soprattutto di parole. Sono quattro giovani cantautori a mangiarsi il palco, tra emozioni e risate: Mirkoeilcane, con il suo amore viscerale per Roma che “pe quanto lontano voi annà/ Avoja a annà dopo er mare/ Tanto chi nasce qui a lo sa/ Che chi ce nasce ce more”; Maria Antonietta, minuta figura dai color rame e porcellana, si immedesima nel suo alter ego Sylvia Plath, con frasi profonde e un’interpretazione personale; Diodato rilegge quelle brevissime lettere d’amore che suo nonno Salvatore, in un dolce e sgrammaticato italiano, ha mandato timidamente a nonna Rosetta, in una Taranto di pescatori;ras Braschi ha dato freschezza a sentimenti altrui, con tenace gentilezza.

Il sipario si chiude col il lancio del prossimo tema, Lettera alla scuola, un nuovo anno per riprendere in mano carta e penna, confidarsi e appiccicare sentimenti celati come si fa con un francobollo su una busta. Un grazie a chi ha avuto l’idea, il coraggio, la passione di creare un festival tanto speciale quanto raro, volendo dare spazio alla bellezza, alla gentilezza, alla gratitudine, in un momento in cui fanno tendenza rabbia e malumori.

Perché in fondo, forse, dobbiamo solo avere il tempo e l’occasione di riscoprirci, lasciando da parte tastiere e vocali, rispecchiandoci in una grafia che quasi ci stiamo dimenticando, in un gesto semplice, onesto, nostro.

Crediti immagine copertina: Festival delle lettere, ddl studio
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