di Francesca Della Valle

Sin dalla sua nascita, la fotografia è stata posta a confronto con la pittura. Sebbene esistano notevoli differenze tra queste due arti, ciò che le accomuna è il loro fine: catturare la luce.

Tale rapporto ha prodotto un’impressionante osmosi fra opere pittoriche e fotografiche, anche grazie all’uso della riproduzione monocromatica nella quale fondamentale importanza assume il gioco fra luce e ombra.

Nelle opere fotografiche esposte nella mostra “Ceci n’est pas une photo” Bruno Carbone si propone, sia col “colore” che col “bianco e nero”, di evidenziare questa assonanza fra le due arti, per porre l’osservatore davanti al dubbio: “ma questa non è una fotografia!”.

La mostra si presenta inoltre come un’occasione per (ri)visitare uno dei palazzi storici più particolari di Napoli: lo splendido Palazzo Venezia.

 

LA STORIA DI PALAZZO VENEZIA

Qualche anno fa un giovane imprenditore, Gennaro Buccino, sognando di restituire il fabbricato indicato da alcune fonti storiche come “Palazzo San Marco di Venezia” agli antichi fasti, tenta l’impresa straordinaria di metterlo a disposizione del pubblico, ospitando mostre di arte moderna e contemporanea in tutte le sue forme, dalla pittura alla scultura e alla fotografia, presentazioni di libri, incontri di poesia, spettacoli di danza e concerti.

Palazzo Venezia, Napoli. Fonte: Thesooper.it

L’edificio sorge a pochi metri dalla Chiesa di Santa Chiara e da Piazza del Gesù Nuovo, su una delle vie nevralgiche dal punto di vista storico e culturale della città partenopea: via Benedetto Croce. Osservata dall’alto, questa via, insieme ad altre, compone una delle più caratteristiche vedute di Napoli: Spaccanapoli.

Fonte: http://www.nikonphotographers.it/cirocorrado

Passeggiando qui e affacciandoci nei portoni in piperno degli antichi palazzi, possiamo scorgere cortili dall’aspetto maestoso, eredità delle numerose famiglie aristocratiche che vi vissero.

In particolare, Palazzo Venezia ci appare in tutta la sua bellezza offrendo agli sguardi dei passanti l’ultimo, rigoglioso, giardino pensile del Settecento.

Il palazzo, la cui origine risale almeno al Trecento, fu donato dal re di Napoli Ladislao I d’Angiò Durazzo alla Serenissima Repubblica di Venezia intorno al 1412 con lo scopo di essere utilizzato come abitazione per i consoli generali a Napoli. Divenne così per circa quattrocento anni sede stabile dell’ambasciata veneta nel Regno di Napoli.

Il palazzo visse il momento di massimo splendore tra il XV secolo e il XVI secolo, ma a metà del Cinquecento cadde in completa rovina, tanto che Giuseppe Zono, per decreto del senato veneto, s’incaricò di restauralo ed abbellirlo nel 1610. Altri restauri e rifacimenti verranno effettuati nel 1646 e nel 1688.

Nel 1816 il palazzo fu ceduto da parte dell’Impero austriaco al giurista Gaspare Capone, il cui stemma fu dipinto sulla volta dell’androne.

Caratteristica segnante del palazzo è sicuramente l’originalissima Casina Pompeiana, costruita nel XIX secolo. Concepita come coffee-house e camera per concerti, data l’ottima acustica, e ancora oggi la casina viene adibita allo scopo originario con l’organizzazione di concerti di musica classica e jazz.

La Casina Pompeiana. Fonte: sblogghiamoci.wordpress.com

Sul tempietto un’iscrizione latina del 1818 rievoca un’atmosfera in parte ancora percepibile e i complessi valori che tale luogo racchiude: “ CARA DOMUS SED UBIHORTULUS ALTER ACCESSIT QUANTO CARIOR ES DOMINO NUNC ET ADESSE AT ABESSE FORO NUNC TEMPORE EODEM VIVERE MI RURI VIVERE IN URBE LICET” / (Traduzione: “Da molto tempo tu mi sei cara, o casa, ma da quando un orticello si è aggiunto quanto più cara sei ora al tuo padrone ed io ora posso prender parte alla vita pubblica o non parteciparvi ed allo stesso tempo posso vivere in campagna e vivere in città”.

In particolare l’ultima frase di questa iscrizione riassume perfettamente quelle che dovevano essere le intenzioni degli antichi proprietari di Palazzo Venezia: creare un’oasi di pace e tranquillità in una delle vie più caotiche della città di Napoli.

Intenzioni che oggi continuano ad essere rispettate dagli organizzatori degli eventi che animano periodicamente il palazzo, che però hanno avuto il merito di coinvolgere anche i cittadini napoletani e i turisti nel godimento dello splendido edificio.

 

Foto in copertina: ©Francesco Campanile – www.premioceleste.it
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