di Delia Amendola

C’è stato, un tempo, qualcuno che ha scritto “È evidente: a volere lo «sviluppo»in tal senso è chi lo produce; sono cioè gli industriali”: una frase che suggerisce molto e sulla quale c’è parecchio da riflettere; soprattutto se chi la scrive è un “certo” Pier Paolo Pasolini, in Scritti Corsari. La denuncia dello scrittore bolognese al progresso inteso come mero sviluppo economico, è stata una battaglia molto crudele; combattuta con tutte le sue forze. Nella sua battaglia ci sono sangue e solitudine, oltre ad esserci una speranza velata nei riguardi del futuro italiano: l’idea dell’Italia contadina e proletaria sta scomparendo velocemente dalla mente degli stessi italiani, ed è proprio questa la denuncia di Pier Paolo Pasolini nei confronti di un progresso che non si dimostra essere sviluppo; se non puramente economico e quindi lontano dalla sacralità.

Non è un caso che al Museo di Roma si faccia riferimento a “Il Sorpasso”, il film di Dino Risi che ha raccolto, nell’immagine di una macchina che sfreccia sulla via Aurelia a Roma, un intero periodo storico, spazzato via velocemente e irrimediabilmente dal famoso “progresso”. Vittorio Gassman, protagonista indiscusso della pellicola del 1962, diventa così il simbolo – e anche il monumento – dell’Italia del Miracolo economico. Un legame amaro che viene esplicitato dalle stesse fotografie – oltre 160 scatti– che racchiudono in sé il ritratto di un Italia che non c’è più e che può, ormai, solo essere ricordata. Il Museo di Roma, invece, disegna la giusta cornice che unisce il visitatore contemporaneo a quello che, invece, viene rappresentato nelle fotografie provenienti da molti archivi straordinari. Artisti anonimi e firme note, artisti italiani e stranieri si incroceranno per dar luce a un passato recente latore, probabilmente, di un nostalgico – seppur preoccupante – futuro.

Una scena del film “Il Sorpasso” di Dino Risi (1962)

L’evento – promosso da Roma Capitale, Assessorato alla crescita culturale, Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali e co-prodotto dall’Istituto Luce-Cinecittà– è organizzato in collaborazione con Zètema progetto Cultura e curato da Enrico Meduni– saggista e giornalista italiano e da Gabriele D’Autilia– prof. di Fotografia, Cinema, Media e culture visuali all’università di Teramo. L’obiettivo principale è quello di mostrare il volto dell’Italia, insieme a quello di valorizzare il patrimonio culturale e fotografico di cui il Bel Paese si è reso protagonista; sia negli scatti di nomi italiani sia in quelli di nomi come William Klein, Gordon Parks e Alfred Eisenstaedt. Le dieci sezioni, di cui è composta la mostra al Museo di Roma, ognuna con un tema specifico – dall’esaltazione del cambiamento storico alla riflessione sulla perdita di unicità dell’Italia – saranno anche firmate da personalità come Cecilia Magnini, Federico Patellani, Bruno Munari, Italo Zannier e molti altri.

La velata malinconia del ricordo– che si respira girovagando tra le varie sezioni della mostra fotografica – è solo una delle tante sensazioni che si imprimono nel corpo e nella mente del visitatore: dal 12 ottobre 2018 al 3 febbraio 2019, saranno regalate delle vere emozioni, al Museo di Roma.

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