In questa intervista scopriremo, insieme ad Alberto (@soulsautopsy), come i nuovi astri nascenti si approcciano al mondo della fotografia in un secolo dominato da immagini in modo quasi ossessivo. Cosa contraddistingue un vero fotografo da un semplice Instagrammer, se non abbiamo i mezzi per capire la differenza? Abbiamo cercato di capirlo assieme a lui.

(Attenzione: materiale consigliato ad un pubblico adulto. L’articolo contiene foto di nudi artistici)

 

Come nasce la tua passione per la fotografia?

Ho iniziato a fotografare con costanza dal febbraio del 2017 e da allora scatto almeno una volta a settimana, per lo più ritratti ambientati. La mia passione probabilmente è nata quando avevo 5 o 6 anni, infatti a quell’età (fino a quando ho avuto circa 10 anni) i miei genitori mi affidavano la macchina fotografica per immortalare parenti e amici durante festività e compleanni. Nel 2008 mio nonno è morto di tumore: da allora la mia abitudine di imbracciare la macchina fotografica è andata scemando e con essa anche il mio interesse totale.

“The Journey”

Nel 2017 ho visto però per la prima volta alcune fotografie di un mio amico: erano foto di nudo molto più particolari di quelle che si è soliti vedere su internet e sui social, per nulla volgari. Da quel momento mi vennero in mente moltissime idee, estremamente nitide nella mia immaginazione: sapevo chi far posare, dove e con quale luce, il vero problema è che non avevo una macchina fotografica. Qualche giorno dopo, per puro caso o vero e proprio destino, incontrai una mia amica e le raccontai i miei progetti, che le piacquero così tanto da prestarmi la sua reflex per i due mesi successivi.

 

Come descriveresti la tua arte?

Credo di dover ancora trovare il mio marchio distintivo prima di rispondere a questa domanda: al momento penso che la parola che meglio la descriva sia “libertà”. Nel corso del tempo infatti le mie fotografie sono cambiate molto: inizialmente, per esempio, cercavo di trasmettere soprattutto una sensazione di mistero con toni scuri e immagini ambigue, pian piano, invece, son diventate sempre più luminose e la trasparenza delle emozioni dei soggetti è diventato il fulcro delle mie fotografie.

“Mermaids”

 

Cosa ricerchi soprattutto nei tuoi soggetti?

I miei modelli devono trasmettere qualcosa di più della convenzionale bellezza fisica: ricerco persone dai tratti fisici poco comuni e soprattutto propense a sperimentare nuove esperienze. I capelli rossi, per esempio, ricorrono in modo maniacale nelle mie foto perchè riescono a spiccare sullo sfondo come nessun altro elemento che abbia mai visto.

 

Chi pensi che siano i tuoi più grandi modelli?

La mia principale fonte di ispirazione è sicuramente Ryan McGinley, pluripremiato ritrattista americano attivo dalla fine degli anni ’90 ad oggi: i suoi temi principali sono liberazione ed edonismo, trattati in modo esplicito in un’ambientazione underground. Cerco molto spesso di ricreare i toni delle luci e dei colori delle sue fotografie cercando di enfatizzare le emozioni dei modelli. Ritengo inoltre Ren Hang uno dei fotografi più creativi che abbia mai visto: artista cinese, venuto purtroppo a mancare due anni fa, che tratta principalmente soggetti legati al mondo Lgbt.

“Tentacles II”

 

Cosa vuoi suscistare nelle persone che guardano le tue opere?

Voglio suscitare tutte le emozioni possibili: gioia, tristezza, confusione, calma. Non è un obbiettivo facile ma spero di riuscirci sempre di più, affinando la mia tecnica e le mie capacità. Credo che ciò che più colpisca delle mie fotografie sia la rappresentazione del corpo, puro, senza veli, immerso nella natura: un ritorno alle origini ancestrali dell’umanità, quando la parola ancora non esisteva e il corpo era il nostro unico mezzo di comunicazione. Molte modelle sono infatti immerse nel verde della foresta, come in una sorta di Giardino Terrestre, altre, come ninfe, affiorano da specchi d’acqua.

Il tema più ricorrente nelle mie opere è sicuramente la perfetta armonia fra uomo e natura, un legame antichissimo e inestinguibile che purtroppo oggi si tende a dimenticare sempre di più. La mia poetica infatti pone l’accento sulla ricerca di una peculiare corrispondenza fra figura umana e ambiente naturale: le modelle sembrano così incarnare simbolicamente il paesaggio naturale in cui sono fotografate, assumendo le sfumature del panorama e imitando le fattezze del paesaggio.

“Into the River III”

 

Cosa prevedi per il tuo futuro lavorativo in questo campo?

Punto a diventare un fotografo professionista ma non mi interessa avere uno studio mio. Mi piacerebbe continuare a fare ritratti di nudo maschile e femminile e magari lavorare anche per aziende e brand, partecipando a sfilate ed eventi: sono abbastanza aperto a diversi ambiti. Credo infatti che il mondo della fotografia in questo momento stia continuando ad ampliarsi ed evolversi. Penso tuttavia che non sia facile raggiungere un certo successo senza le giuste conoscenze: trovare un lavoro in cui sentirmi libero artisticamente e allo stesso tempo riuscire a mantenermi dignitosamente, ora come ora, non sembra un percorso facile, ma spero che col tempo tutto possa cambiare per i moltissimi esordienti in questo ecosistema.

“Be Somebody”

© riproduzione riservata