Ilaria Magliocchetti Lombi è una fotografa ritrattista nata a Roma nel 1985. Ha seguito la scena musicale italiana indipendente dal 2006, realizzando ritratti di musicisti e cover album di numerose band, diventando un punto di riferimento nella fotografia musicale. Nel 2017, lo scatto per la copertina dell’album La Terza Guerra Mondiale degli Zen Circus ha vinto l’International Photography Awards per la categoria “professional advertising/music”.
Oggi, i suoi scatti immortalano anche sportivi, attori, registi e politici.

 

Ricordi il momento in cui sei entrata nella “giungla” della fotografia e non hai più trovato via d’uscita?

Ho subito preso le cose abbastanza sul serio, volevo rendere la fotografia un lavoro a tutti i costi perché qualsiasi altro lavoro sarebbe stato per me una costrizione. Non ho mai avuto un piano b o voluto una via di uscita.

La connessione che si viene a creare tra il fotografo ritrattista e il soggetto è una connessione molto intima e profonda, se vogliamo.
Qual è stato il soggetto con il quale sei riuscita a “legare” subito, e quale quello con cui hai avuto più difficoltà?

A volte ho modo di passare tempo con il soggetto, altre volte mi vengono concessi una manciata di minuti o poco più. Il contesto può variare molto, dipende anche dal tipo di commissione. Lavorare per un musicista mi permette di entrare davvero in contatto con l’artista e capita di passarci giornate intere insieme. Con i musicisti con cui lavoro da anni è scattata subito una bella connessione e con molti ho dei legami forti e duraturi.
Quando lavoro per l’editoria i tempi sono molto diversi. Generalmente non ho mai avuto grandi problemi a livello “umano”, la differenza sta in quanto un soggetto sia disposto a darti e a spendersi per le tue fotografie. Il mio primo shooting commissionato lo ricordo come emotivamente difficile. Dovevo fotografare Ammaniti per “Rolling Stone”, ero emozionata e nervosa perché era il primo lavoro importante ed ero ancora inesperta per molte cose, e lui era molto timido. Le foto andarono bene, però a livello di comunicazione non fu un gran successo tra di noi, e credo che anche lui faticò parecchio durante lo shooting.

 

Ti è mai capitato di trovarti in imbarazzo durante alcuni shooting?

In imbarazzo mai. Quando scatto sono molto concentrata e mi viene tutto naturale. Condivido molto con il soggetto durante la sessione e questo rompe il ghiaccio e rende il soggetto attivo, partecipe e non passivo. Mi è capitato una volta di sentirmi a disagio con un personaggio per la sua attitudine nei miei confronti, ma sono andata avanti cercando di mostrarmi sicura e la situazione è migliorata rapidamente.

Alcuni dei tuoi scatti sono diventati copertine di album. Una cosa per niente facile, visto che nel tempo di uno scatto devi riuscire a racchiudere l’anima di tutto il disco.
Qual è stata la copertina che ti ha più soddisfatto?

Ogni progetto è profondamente diverso, la genesi di una cover non è quasi mai lineare o facile.
Tra gli ultimi lavori, la cover del nuovo disco di Riccardo Sinigallia è stata una bella sfida, ero un po’ preoccupata prima della messa in scena dello scatto, ma il risultato finale mi ha reso felicissima.

In ambito fotografico, qual è la personalità che più ti attrae e che riesce a riempirti gli occhi, ogni volta che osservi i suoi lavori?

Sono tantissimi i fotografi e le fotografe che stimo e che seguo con ammirazione. Sicuramente tra i maestri c’è sempre Nadav Kander: resto a bocca aperta quasi sempre per la sua continua voglia di sperimentare e di mettersi in gioco. Tra i più giovani, amo molto Ryan Pfluger.

 

Qual è il soggetto che più ti piacerebbe immortalare, e come ti immagini la composizione dello scatto?

Ho un conto in sospeso con Thom Yorke, chissà che prima o poi mi capiti la possibilità di fotografarlo! Il come è impossibile dirlo.

Cosa ascolta, Ilaria, quando non scatta?

Quando lavoro per un musicista mentre post-produco o faccio editing, di solito, ascolto il disco per il quale abbiamo fatto le foto, perché la musica influenza il mio modo di approcciarmi al materiale o, almeno, mi pare sia così. Di cose uscite abbastanza recentemente sto ascoltando spesso il disco di Tamino e l’ultimo di Rosalía. Tra gli italiani, I Hate My VillageBirthh e La Rappresentante di Lista. Appena posso, voglio ascoltare il nuovo dei The National che amo molto.

La situazione in Italia, per quanto riguarda il lavoro in campo artistico, naviga in acque poco sicure, paradossalmente.
Cosa consiglieresti ad un/a ragazzo/a che vorrebbe intraprendere la tua stessa strada?

Cercare di essere riconoscibile e lavorare sulla propria unicità, di non voler saper fare tutto e di non pretendere di piacere a tutti e di andare bene per ogni tipo di lavoro. Di coltivare la propria diversità, cercando di non farsi influenzare troppo dalle mode. Di partire fotografando qualcosa che li appassiona e motiva profondamente, quasi che li ossessiona, direi. Di non buttarsi giù quando riceveranno dei rifiuti –  bisogna imparare a farci i conti perché fa parte del gioco – di perseverare e di essere costanti.

The Zen Circus – Andate Tutti Affanculo – 2009, © Ilaria Magliocchetti Lombi 

Immagine di copertina: Ben Harper – Rolling Stone – 2018, © Ilaria Magliocchetti Lombi
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