di Ilaria Di Nardo

Scoop, emozioni e storia è quello che Saverio Barillari (detto Rino), calabrese d’origine e trasferitosi a Roma alla tenera età di quattordici anni, ci trasmette attraverso i suoi scatti.

Cento sono le foto in mostra al MAXXI di Roma, sapientemente esposte in una sala buia e strategicamente illuminate da una luce soffusa. Il contrasto chiaro-scuro permette di dare una grande importanza ai soggetti della mostra, non lasciando sfuggire neanche un’istantanea.

L’attrice francese Irina Demick, in via Veneto con un ghepardo | ©Bruno Barillari

The king of paparazzi”, così soprannominato da Fellini, racconta attimo per attimo, scatto per scatto e scoop per scoop, gli anni più belli e difficili della storia della capitale e dell’Italia stessa, gli anni di Via Veneto e della Dolce vita, gli anni dell’Autunno caldo con le proteste del ’68, gli Anni cosiddetti di piombo, e a seguire gli anni ’90 con l’assassinio di Falcone e Borsellino.

Barillari è stato capace di captare ogni sguardo, ogni sorriso, ogni emozione ma soprattutto è stato capace di riportare quello che ogni fotografo vorrebbe catturare: la storia.

Le sue foto sono stralci di una realtà passata, sono pura storia messa su rullino, sono una fortuna che ci ha lasciato uno degli uomini più importanti nella storia del fotogiornalismo, che con tenacia e coraggio ma anche con una grandissima intuizione, riuscì a comprendere il suo momento storico e a cavalcare l’onda di quegli anni che non sarebbero più tornati.

Rino Barillari non collezionò solo la gloria, ma anche numerose risse, 163 ricoveri al pronto soccorso, una coltellata, undici costole rotte e 73 macchine fotografiche distrutte. Al costo di questo, fu capace non solo di documentare un’intera epoca qualsiasi, ma di documentare i cambiamenti, le ipocrisie, l’incoerenza, le divergenze dell’Italia di quegli anni, e allo stesso tempo la bellezza e lo splendore di quella che era l’italia della Dolce vita. “Tutti volevano esserci e tutti volevano stare in via Veneto”.

Franco Nero aggredisce Rino Barillari davanti alla Fontana di Trevi, Roma, 1965 (©Marcello Geppetti-MGMC & Solares Fondazione delle Arti)

Barillari era ovunque. Egli stesso afferma, nell’intervista di Candida Morvillo per il Corriere della Sera, che era definito da Fellini il Re dei paparazzi: «Perché ero ovunque, anche sui delitti. Lui mi chiedeva cose strane: voleva sapere se nell’incidente il cadavere perde le scarpe o cosa dice il ferito morendo…» e ancora «Ascoltavo le frequenze radio delle forze dell’ordine. Ero in via Fani quando fu rapito Moro e in via Caetani quando fu trovato il cadavere. A Piazza Nicosia, facendo segno da lontano, bloccai il comandante dei Vigili del fuoco Elveno Pastorelli e gli salvai la vita dalle Br che sparavano».

Rino Barillari era ovunque. C’era quando fu ucciso Pasolini, all’idroscalo di Ostia, si trovava in via Fani nel giorno del delitto di Moro, c’era durante l’attentato a papa Giovanni Paolo II, compare nella documentazione del rapimento di Paul Getty e c’era a documentare la lotta in piazza degli anni ’70. E c’è anche oggi, nella capitale in un’affascinante mostra al MAXXI, che si terrà fino al 28 ottobre, ad ingresso gratuito.

Alla domanda se un lavoro così importante come quello del fotoreporter abbia perso senso al giorno d’oggi Rino Barillari risponde: «Il telefonino è l’agonia del paparazzo. Ma i selfie rovinano i personaggi, perché non raccontano mai la verità».