Ci sono i vari “visit…” seguiti dal nome di una città, i profili celebrativi e autocelebrativi, gli immancabili tramonti, le acque azzurre di mari, fiumi e laghi, i resort, le montagne innevate o rigogliose di vegetazioni, i monumenti e le piazza brulicanti di gente sempre bella e sempre alla moda. Succede così, che la patinata estetica di Instagram sta lentamente abituando il nostro occhio a un’idea di bello assoluto e di turismo da copertina, in cui tutto è lusso, anche un tramonto in spiaggia, e ogni cosa viene messa in vetrina avvolta dalla sua costruita aura di perfezione.

C’è chi però va controcorrente e prova a definire un concetto di bellezza alternativa, un’estetica della vita vera che sfugge le regole dei big like da travelblogger e fashion influncer, e si concentra sull’esperienza e la realtà che si nasconde dietro ogni scatto.

«Bisogna fare molta attenzione alla parola bellezza: quando è usata in senso assoluto diventa un concetto restrittivo che esclude. La bellezza è ciò che riteniamo accettabile nella società; la ricerca sta nello spostarne i limiti. Fino a poco fa era accettabile vedere due uomini che si uccidevano, ma non che si baciavano e questo anche su un piano visivo, estetico. Cerco sempre di interrogarmi su come attribuiamo significato a ciò che ci circonda. La bellezza fa parte di questo sistema di valori» Wolfgang Tillmans

Dopo l’approdo nel mondo del videoclip, con un Francesco Lettieri che con la sua estetica realista ha fatto scuola, anche su Instagram arriva chi prova a fornirci nuove coordinate per canoni di bellezza necessariamente diversi, perchè necessariamente più veri. Abbiamo intervistato per voi la persona che si nasconde dietro @sarajevorealism, un profilo che racconto il lato più autentico della Gerusalemme d’Europa.

Sarajevorealism. Per prima cosa siamo curiosi di sapere chi si nasconde dietro questo profilo?
Semplicemente una persona di un quartiere di periferia che non piace praticamente a nessuno. A me però piace e cerco di raccontarlo con le mie foto.

Sei sempre stata appassionata di fotografia oppure i social, Instagram in particolare, ti sono serviti da stimolo?
Mi è sempre piaciuta la fotografia. Ho iniziato anni fa con una compatta, ma la vera svolta c’è stata quando ho preso il mio primo smartphone, ho iniziato a fotografare tutti i giorni e praticamente qualsiasi cosa, è stata davvero una bella palestra. Pensa che ho cinque account Instagram dove seguo e faccio cose varie, mi interessano tematiche diverse che forse non hanno nulla in comune l’una con l’altra. E poi adoro l’interazione con le persone (a proposito, grazie di avermi contattata).

Com’è nato e che cosa vuoi raccontare con questo progetto?
Sarajevorealism è nato in un giorno grigio, abbastanza tipico a Sarajevo per via dello smog. Ci sono momenti in cui quasi odio la mia città, ma la trovo anche particolarmente ricca di fascino così come può essere ricco di fascino un quartiere di periferia che a pochi turisti verrebbe in mente di visitare. Ed è proprio questo che vorrei far emergere con le mie foto. Lo scopo è quello di mostrare alle persone un’altra Sarajevo e altri luoghi da vedere.

photo instagram © sarajevorealism

Infatti l’estetica delle tue fotografie è molto particolare. Quello che salta subito all’occhio è che il tuo non è un profilo “turistico” con foto belle e patinate della città, quasi da cartolina. Ci parli delle tue scelte estetiche? Cosa o chi ti ha ispirata?
In realtà le mie foto non sono il frutto di una particolare ricerca estetica, ma sono molto spontanee. Com’è tipico nella street photography, si può dire che scatto all’improvviso senza premeditazione e senza pensare a fare dei progetti prima.

Come scegli i soggetti delle tue foto?
Ci sono alcune cose che mi piacciono e che provo a fotografare sempre: i cani randagi e la loro difficile vita, le donne, le persone che studiano in tram e il tram in generale, scene di vita quotidiane insomma. E ovviamente Alipašino, il mio quartiere, che trovo incredibilmente bello sopratutto di notte.

Alcune immagini di street photography, penso ad esempio a quelle che ritraggano cani, gambe di donne e ai tagli particolare che scegli di fare, ricordano un po’ Elliot Erwitt. È un caso oppure è una tua precisa scelta?
Direi che è un caso, non conosco bene i lavori di Erwitt. Tra l’altro, visto che mi ci hai fatto pensare, non vedo l’ora che arrivi l’estate, per le foto di gambe, per il sole e per la luce giusta. L’inverno dura troppo a Sarajevo.

A proposito di Sarajevo, parliamo del contesto in cui sono ambientati i tuoi scatti. Uscita da poco più di 20 anni da una guerra devastante di cui porta ancora le cicatrici, com’è la città oggi e cosa significa essere giovani a Sarajevo?
La città è allo stesso tempo più bella rispetto al passato, ma anche molto meno ordinata. Per certi versi si potrebbe dire che è tragica, kitsch e, come il resto del paese, difficile.

Che progetti hai per il futuro?
Vorrei continuare il mio progetto e magari aggiungere anche qualcosa di più personale (anche se già ci sono alcuni scatti che mi ritraggono).