Siamo a Charlottesville, nello stato della Virginia ed è un caldo giorno dell’agosto del 2017. L’odio razzista, ancora una volta, si riversa sulle strade con una marcia organizzata da parte di suprematisti bianchi all’Università della Virginia. Le immagini sono sconvolgenti, scioccanti. Sembrano scene appartenenti al secolo scorso, ma, sono terribilmente attuali.

Superfluo il fatto che la protesta nasce contro la decisione di rimuovere la statua di Robert E. Lee, il generale che fu guida delle forze della confederazione schiavista durante la guerra civile americana, superflua la motivazione iniziale perché, a quanto pare, ogni scusa sembra essere buona per inneggiare ad una qualche superiorità di razza.

Il 12 agosto 2017, nel suo ultimo giorno di lavoro per il Daily Progress, il fotoreporter Ryan Kelly si reca nell’occhio del ciclone con la sua macchina fotografica e scatta quella che gli varrà uno dei più alti e prestigiosi riconoscimenti in ambito giornalistico. È il giorno in cui James Alex Fields Jr, un suprematista bianco di appena ventuno anni, investe e uccide Heather Heyer, una delle manifestanti antirazziste, e ferisce circa altre trenta persone.

Ryan Kelly Premio Pulitzer

La foto vincitrice del Premio Pulitzer nella categoria “Breaking News Photography”. © Ryan Kelly/The Daily Progress

Poco dopo quello scatto Kelly si sarebbe trasferito con la moglie a Richmond dove avrebbe continuato a scattare fotografie come freelance. È il suo ultimo giorno di lavoro perché non riesce a sopravvivere solo di quello. Oggi, infatti, fa il social media manager per un birrificio.

Kelly, però, non è l’unico vincitore di un Pulitzer ad aver cambiato mestiere: Natalie Caula Hauff ha già lasciato il suo posto al Post and Courier quando le viene assegnato il Pulitzer nel 2015; così succede a Rob Kuznia del Daily Breeze, la cui inchiesta su un distretto scolastico molto povero porta al cambiamento di una legge statale e alle dimissioni di un sovrintendente pagato più del dovuto, o a Brian Gleason del Sun Newspapers. 

E forse Kelly ha fatto bene ad anticipare la catastrofe evitando così di percorrere gli stessi passi che nel 2013 avevano portato John White, Premio Pulitzer per il fotogiornalismo nel 1982, ad essere licenziato dal Chicago Sun-Times, il secondo quotidiano più importante di Chicago.

L’assegnazione di questo Pulitzer apre la pista a delle domande importanti: perché le testate non riescono a garantire la sopravvivenza dei giornalisti? Perché professionisti all’altezza di un Pulitzer finiscono per fare altri lavori? Tutti nell’ambito della comunicazione, è vero – c’è chi fa il social media manager, chi ufficio stampa – ma nessuno di loro può svolgere il proprio mestiere. Kelly continua a scattare fotografie come freelance, ma il fatto è che i suoi scatti non gli permettono di arrivare a fine mese in maniera decente.

Su Twitter Kelly si definisce scioccato, onorato e interdetto. Forse proprio perché riceve questo Pulitzer per un lavoro che, ormai, non svolge più.
E nonostante dica che questo premio può funzionare come un promemoria del potere del giornalismo, non ha intenzione di tornare indietro perché le ragioni che l’anno scorso gli hanno fatto prendere questa decisione sono ancora estremamente valide e a lavorare per il Daily Progress non ci torna affatto.

Ryan Kelly twitter Pulitzer

Dal profilo Twitter di Ryan Kelly: “[…] Sono scioccato, onorato e interdetto”.

Il problema non è assolutamente di poco conto, né di recente analisi. Gia nel 2007, Alan Mutter, docente di giornalismo presso l’Università di California a Barkley, parlava  della fotografia come della specie in estinzione del giornalismo.

Il fatto è questo: i Grandi continuino pure a scattare e a produrre cose importanti per la gloria, ma le bollette, quelle devono pagarle facendo altro.

 

Ryan Kelly Pulitzer

Dall’account Instagram di Ryan Kelly: “Vorrei che questo attacco non fosse mai accaduto. Vorrei non esserne stato testimone. Dal momento che è successo e che ero sulla strada, sono orgoglioso dell’esistenza di questa foto perché in questo modo il mondo potrà non dimenticarsi la violenza e l’odio mostrati”.

Le altre foto degli scontri di Charlottesville possono essere viste sul sito di Ryan Kelly.

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