I Buddenbrook, decandenza di una famiglia è una maestosa e affascinante opera che Thomas Mann iniziò a scrivere nel 1898, a soli ventitré anni, ispirato dalle suggestioni di un periodo vissuto nella città di Roma. Erigendo una storia monumentale, egli attirò su di sé l’attenzione della critica letteraria, arrivando a guadagnarsi una rinomata fama di calibro internazionale a partire dal 1901, anno di pubblicazione dell’opera; nel 1929 sarà conferito all’autore il Premio Nobel per la letteratura. Ambientato nella Lubecca ottocentesca, il libro in questione si colloca in una via di mezzo tra il genere del “romanzo storico” e quello del “romanzo familiare”; nel caso de I Buddenbrook risulta complessa, agli occhi del lettore, una precisa inquadratura della narrativa di Mann: quest’ultima, difatti, se da una parte ricalca gli stilemi naturalisti di Zola – in particolar modo ispirandosi al celeberrimo ciclo de I Rougon-Macquart – e quelli di altri grandi scrittori francesi del diciannovesimo secolo quali Paul Bourget e i fratelli De Goncourt, dall’altra si arricchisce però con i nuovi influssi culturali che venivano manifestandosi alle porte del Novecento, come quelli del simbolismo, del decandentismo e soprattutto della psicanalisi freudiana.

Protagonista del romanzo è un’agiata e numerosa famiglia aristocratica di commercianti di grano, la cui vicenda viene svelata da Mann in un protrarsi temporale che ricopre quattro generazioni, dal 1835 al 1877: lungo questo arco cronologico, tradotto in undici capitoli, il lettore de I Buddenbrook rivive le dinamiche insite nello sgretolamento sociale e psicologico dei personaggi. Nel precario contesto storico analizzato, viene meno, in maniera progressiva e inesorabile, la fiducia nel progresso economico che caratterizza, in un primo tempo, l’indole dei capostipiti della famiglia Buddenbrook, lasciando spazio a un dissolvimento generale di sicurezze e di speranze, e dunque di felicità. I valori morali del ceto aristocratico, spesso ostentati e fittizi, si infrangono definitivamente contro lo smarrimento e la mancanza di certezze che assale la famiglia Buddenbrook. È in questi termini che tra le pagine dell’opera attecchisce un senso di sorpasso del positivismo, un vero e proprio distacco dalle idee evoluzionistiche di progresso che quest’ultimo incoraggiava.

La peculiarità indiscussa del romanzo è la straordinaria tecnica descrittiva di Thomas Mann, il quale riesce, grazie al suo prodigioso stile, a esprimere accuratamente ogni ridottissimo particolare richiesto dalla narrazione: al di là della fisionomia dei personaggi e delle caratteristiche dell’ambiente nel quale sono collocati, egli sonda il loro aspetto psicologico in una maniera così abile e magniloquente da permettere che tra questi e il lettore si instauri un vero legame empatico, emozionante, motivo di grande coinvolgimento. I Buddenbrook è dunque molto più di un romanzo, poiché custodisce in sé il riepilogo di un’epoca e il suo superamento: è la quintessenza della letteratura europea Otto-Novecentesca.

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