Nel 1874 Alphonse Lemerre, uno dei più famosi editori di Parigi, pubblica un originale vademecum volto a illustrare i molteplici processi che costellano la produzione del testo a stampa: il volume in questione, che coniuga genialità e concisione, si intitola Il libro del bibliofilo, scritto dal giovane Anatole France, premio Nobel per la letteratura nel 1921, che ai tempi della stesura di questo utile manuale era un appassionato lettore e correttore della casa editrice di Lemerre.

anatolefrance

Anatole France

Una pubblicazione, quella del libro in questione, la cui nascita affonda le sue radici nella manifesta volontà dell’editore di dotare i ferventi bibliofili parigini (e non) di una guida fruibile e onnicomprensiva al contempo, che riuscisse, in maniera gradevole, a svelare compiutamente i principali metodi sottesi alla genesi dei suoi pregiati e apprezzatissimi volumi.

Due illustrazioni contenute nel testo. (Fonte: www.tecalibri.info)

Due illustrazioni contenute nel testo. (Fonte: www.tecalibri.info)

I capitoli del libro provvedono a esplorare campi strettamente tecnici: l’autore scrive di caratteri, impaginazione, tiratura, decorazione, legatura; ciononostante, non mancano sporadici ma squisiti riferimenti alla più generale storia della stampa, nei confronti della quale l’allusione è ineludibile. L’edizione italiana de Il libro del bibliofilo, curata da Pino di Branco, presenta (per la gioia degli amici francofoni e dei francofili) il doppio testo francese-italiano, ed è seguita da un moderno “dizionario bio-bibliografico” – così definito dal curatore – nel quale figura, oltre ad alcune note al testo, l’insieme di personaggi citati nel vademecum di France: il fine di questo glossario è evidentemente quello di approfondire i rapporti tra i personaggi elencati e il mondo editoriale di Lemerre; per i lettori di oggi costituisce certamente un utilissimo strumento.

Il lavoro in una tipografia. (Fonte: bibliostoria.wordpress.com)

Il mondo librario francese dell’Ottocento è ammirato, e in qualche modo mitizzato, in gran parte d’Europa: va ricordato che proprio in questo secolo la Francia è indiscussa protagonista della comparsa della disciplina bibliologica e bibliografica, che strizza l’occhio alla già affermata indagine sull’histoire du livre. Nel clima culturale ottocentesco, dunque, il libro è inteso come un messaggero di civiltà e di erudizione: l’obiettivo perseguito da editori come Lemerre, o come Poulet-Malassis, in concomitanza con l’affioramento della bibliofilia, è identificabile con la chiarificazione delle ben diverse dinamiche che differenziano il libro come oggetto dal libro come strumento di conoscenza. I bibliofili, ferventi appassionati, si moltiplicano nella seconda metà dell’Ottocento e gremiscono la scena letteraria ed editoriale, apportando un ventaglio di contributi e testimonianze che ancora oggi forniscono una fonte di inestimabile valore per gli studiosi della materia libraria. È in questo fertile panorama che un editore come Lemerre rivendica, per così dire, la necessità di valorizzare i libri editi dai suoi torchi: si comprendono dunque i motivi della sua collaborazione con il trentenne Anatole France, il quale, cresciuto nella libreria antiquaria del padre, conosceva sin dalla nascita (e meglio dei suoi contemporanei) la realtà bibliografica nelle sue numerose espressioni. Afferma Lemerre:

«Scopo di questo lavoro è esporre i punti principali dell’arte a cui ci siamo dedicati interamente e individuare le condizioni che devono essere, a parer nostro, necessariamente soddisfatte perché un’edizione possa essere considerata degna d’essere apprezzata e stimata dai veri intenditori.»

L’edizione italiana è comparsa per la prima volta solo nel 2002: un fatto senz’altro curioso, questo, che invita a riflettere. Perché mai il Novecento italiano ha lasciato cadere nell’oblio un meritevole prontuario sulle tecniche di stampa, un libro-chiave che testimonia inoltre un’importante fase della società letteraria europea?

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