Profilo individuale e indole sociale. Ci muoviamo soli ma attratti dal branco, che di noi ha bisogno per implementarsi e sviluppare, implementandosi, tutte le potenzialità del suo bacino d’utenza. Siamo lupi, affamati di consenso e visibilità, predatori estroversi ma cauti nella selva del digitale. Certo l’interattività è sempre stata una qualità che l’uomo si è cucito addosso, fin già dai tempi di quello sfrenato egocentrismo rinascimentale che l’ha piazzato al centro del mondo, facendolo ossessionato sperimentatore di tutto. È da lì che nasce la vera consapevolezza di poter conoscere il mondo, di metterci le mani e modellarlo, secondo i propri vizi ed esigenze, ma anche semplicemente a scopo conoscitivo. È da lì che la realtà si è risolta in un infinito rebus finalmente a portata di scioglimento. Riportate ogni cosa al suo punto d’inizio: non è data caccia senza che ci sia fame. E i lupi cacciano solo se sono affamati.

L’Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci, studi in versione digitale
Fonte: touchwindow.it

Dal Rinascimento come ri-nascita della coscienza al dominio dell’indagine sperimentale seicentesca, dalla dissezione scientifica alla sua sintesi razionale nel segno dei Lumi del ‘700: è una storia in cui ogni tappa di questo iter di consapevolizzazione è una meravigliosa scoperta. A questo punto si snoda il nostro discorso. L’Ottocento è il secolo della tecnologia, il braccio artificiale che soccorre quando non sostituisce quello umano. Cos’è, la fotografia, se non questo? Sostituzione dell’occhio capace di arrestare l’attimo, scenario e sensazione visiva estratti dall’incombenza del tempo. La fotografia è il naturale prodotto ottocentesco, ciò che parlando della realtà ce la rende così com’è, nelle cristallizzate forme della sua oggettività: emblema di una realtà gradualmente conquistata e resa a portata di flash. Nasce come dispositivo cosiddetto analogico, che stabilisce cioè un rapporto di 1:1 col mondo consegnandone un profilo autentico o – quantomeno –  analogo alla sua autenticità. Riproduzione a portata di flash.

L’antenata della nostra macchinetta fotografica
Fonte: sorriso.it

Ma la fotografia è molto altro ancora: è ispirazione di valori e ideologie, voce di verità e proprio per questo strumento di documentazione e denuncia, e quindi anche fonte storica, fonte letteraria. In questo senso i romanzi dei vari Dickens, Verga o Balzac – giusto per citarne tre – sono tutti romanzi a loro modo ‘fotografici’. Sul come fotografare cosa, poi, c’è senz’altro da discutere: è questione di culture, considerazioni, sensibilità diverse; o anche solo di priorità. Insomma, sono i punti di vista di un’istantanea, che sia fotografica o letteraria. E il punto di vista non è che un filtro: lo stesso che ha iniziato l’uomo quattrocentesco all’intervento attivo su un mondo prima quasi esclusivamente librario ha indotto l’uomo moderno ad incorniciarlo a modo suo, attraverso l’uso della pellicola.

Ma oggi? Oggi, forse, abbiamo più fame. L’avvento dei nuovi media ci ha permesso (condannato?) a guardare con occhi diversi, che dalla simulazione e il riconoscimento del fotografato genera una nuova visione. È la ri-strutturazione della realtà che segna il passaggio dall’analogico al digitale; è la coscienza che conosce tutto al punto che si stanca del contatto col conosciuto e lo deforma, alterandolo. L’apice della consapevolezza determina lo scavalcamento del reale. Così Instagram, Photoshop, Snapchat e compagnia cantante si affermano come nuove frontiere del filtro, di un filtro che garantendosi concretezza modifica colori, toni, luci e definizione. Corregge, migliora, trasformando tutti e tutto spesso nel nome di un iper-perfezionamento. Il filtro da risorsa funzionale diventa inganno, da riferimento si fa superamento, da vero si traduce in falso.

Fonte: i0.wp.com

E noi cacciamo a suon di scatti, certo non tutti allo stesso modo, né con gli stessi filtri né magari con essi ma ricorrendo ad altre risorse offerte dal digitale: cacciamo per sfamare la mania del catturare, tra sentieri di follower e distese di post, ci muoviamo soli user ma siamo attratti dal branco dello sharing.

Profilo condiviso e indole social.

© riproduzione riservata