Forse, per noi italiani, la storia di Inge Feltrinelli inizia quel giorno di luglio del 1958, quando incontra per la prima volta Giangiacomo. Lei è appena tornata ad Amburgo dal Ghana, un suo amico le dice che deve assolutamente venire ad una festa perché c’è un ospite dall’Italia: l’editore del “Dottor Zivago“.  Hanno 32 e 28 anni, quella sera. Saranno gli ultimi ad andarsene dalla festa e rimarranno fino all’alba a parlare su una panchina davanti “al più bell’hotel di Amburgo”, racconta Inge in un’intervista. Inizia così quell’incredibile storia d’amore e di cultura, quell’avventura intellettuale e politica.

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Inge e Giangiacomo Feltrinelli

Forse, per noi italiani, la sua storia inizia quella sera, perché sarà quell’incontro a trasformarla, negli anni, nella “signora dell’editoria italiana”, nella queen of publishing.

Una storia, la loro, che inizia in un anno cardine per la casa editrice, anno in cui viene pubblicato “Il Gattopardo”, rifiutato da Elio Vittorini per la casa editrice Mondadori perché troppo “tradizionale”,  e anno in cui vince il premio Nobel Boris Pasternak – il cui “Dottor Zivago” era stato pubblicato da Giangiacomo facendo uscire clandestinamente dalla Russia il manoscritto che lì non avrebbe visto la luce a causa della censura sovietica.

Una storia, però, che dura solo quattordici anni, perché il 14 marzo del 1972 il corpo di Giangiacomo, che si è trascinato ai limiti dell’estremismo di sinistra, viene trovato ai piedi di un traliccio dell’Enel, a Segrate. Una morte tragica, a lungo avvolta nel mistero, circondata da ricostruzioni rapidamente smentite. Sul suo diario Inge scrive: “He is lost”. E nel 1979, alla fine del processo dirà: “Era un uomo scomodo. Troppo scomodo, troppo libero, troppo ricco, troppo tutto”.

Si sarebbero dovuti incontrare a Lugano quel 14 marzo del 1972; “era una bellissima giornata, c’era un sole fantastico, si poteva stare senza giacca”, racconta Inge che lo aspetta dalle 11 alle 15, insieme al figlio Carlo. “Ho avuto l’impressione che non era possibile una cosa del genere”, racconta, “il giorno dopo ho aperto il giornale e ho visto cosa era successo”.

Le redini della casa editrice, Inge, le ha in mano da un pezzo, almeno dalla fine degli anni Sessanta, quando Giangiacomo si trova sempre più coinvolto nell’attività politica, militando nelle prime organizzazioni extraparlamentari di sinistra, ma è nel 1972 che si ritrova davvero sola, ad eccezione della vicinanza di Tomás Maldonado e del figlio Carlo che la aiutano e la sostengono nel portare avanti il lavoro editoriale.

“Le banche non ci concedevano più prestiti, la casa editrice precipitò in una grave crisi” – racconta Inge in un’intervista rilasciata al Corriere della Sera nel 2014 – “ma ho anche avuto tante dimostrazioni d’affetto, da parte dei miei collaboratori e anche di personaggi come Leopoldo Pirelli e Roberto Olivetti. Devo dire che in generale Milano è stata solidale».

La risalita è rapida: in poco tempo escono libri di grandi autori: Henri Miller, Gabriel Garcia Marquez, Marguerite Duras, Marguerite Yourcenar, Charles Bukowski…

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Inge Feltrinelli e Charles Bukowski

Questa è la storia di Inge Feltrinelli, ma c’è un altro pezzo di racconto che ha per protagonista Inge Schönthal, la ragazza tedesca, nata da padre ebreo e da madre luterana che, nel dopoguerra si ritrova, per caso a fare la fotoreporter.

C’è una foto, ormai notissima, che le apre la strada del fotogiornalismo: quel celebre autoscatto che la vede insieme ad Hemingway mentre solleva un pesce che, ammette, era stato pescato tre giorni prima. Insieme a loro, in quella foto, c’è anche il pescatore Gregorio Fuentes, l’uomo da cui Hemingway aveva preso ispirazione per il suo “Il vecchio e il mare” che negli anni, molto spesso, è stato tagliato via dall’inquadratura.

Inge trascorre due settimane in una Cuba poverissima, in casa di Hemingway e di sua moglie. Si trova con lui quando giunge la notizia che Stalin è morto. “Hemingway ne fu distrutto” – racconta – “lo trovai ubriaco sul pavimento”.
In quelle due settimane, realizza un servizio che fa il giro del mondo. Hemingway nel 1953 è già una star internazionale che ha pubblicato tutti i suoi capolavori.

 

Inge feltrinelli ed Hemingway, Cuba

Hemingway, Inge Feltrinelli e Gregorio Fuentes

Hemingway, Inge Feltrinelli e Gregorio Fuentes

Quel servizio le permette di addentrarsi con più forza nel mondo del fotogiornalismo. Da quel momento fotografa pittori come, Marc Chagall o Pablo Picasso, di cui dice “Era un piccolo diavolo affascinante e misterioso, un toro dagli occhi magnetici”.

Cannes, Pablo Picasso fotografato da Inge Feltrinelli

Fotografa Simone de Beauvoir, scrittrice amata, suo idolo, di cui aveva letteralmente divorato “Il secondo sesso”; fotografa Greta Garbo, incontrata per caso ad un incrocio a Manhattan; fotografa Winston Churchill in cui si imbatte, ancora una volta per caso.

Per ritrarre John Fitzgerald Kennedy, invece, si imbuca ad un party. “Passava di tavolo in tavolo per chiedere finanziamenti ad anziane signore,” – racconta – “lo fotografai mentre tentava di spennare Elizabeth Arden, coperta da un chilo di diamanti”.

Greta Garbo fotografata da Inge Feltrinelli

 

Simone de Beauvoir fotografata da Inge Feltrinelli

Quando conosce Giangiacomo, però, lascia la fotografia e si dedica ai libri con tutta se stessa divenendo in breve il centro della casa editrice, una delle figure cardine della letteratura italiana.

La sua biografia è un concentrato di incontri con i grandi del mondo, con politici, intellettuali, scrittori, poeti, filosofi. Una storia che inizia nel 1930, che prosegue dentro la Storia, che incrocia luoghi, tempi, persone e che dura quasi 88 anni.

Quell’autobiografia tanto sognata dal figlio Carlo, Inge non l’ha mai scritta. Ci rimangono i racconti delle persone che l’hanno conosciuta, tutte le interviste e il ricordo di quell’accento tedesco che in nessun modo ha lasciato andar via.

 

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