Il dibattito, che si inserisce all’interno dell’ampio calendario culturale che correda la mostra Padre e Figlio, si è aperto con una breve introduzione di Franco Ferraris, presidente della Cassa di Risparmio di Biella, che ha colto l’occasione per promuovere il progetto espositivo “Padre e Figlio”, sviluppato in tre diverse sedi: Casa Zegna, Cittadellarte e Palazzo Gromo Losa (e di cui abbiamo parlato qui). A prendere la parola è stato poi de Bortoli che ha evidenziato come le due famiglie siano unite dal senso della bellezza, seppur declinato in modi diversi, e da un territorio, quello biellese, verso il quale si sentono in dovere di restituire un qualcosa per unosviluppo culturale ed economico.

Michelangelo Pistoletto ha voluto da subito evidenziare il concetto di lascito che non si può limitare all’eredità trasferita dal padre al figlio ma anche a quella che definisce “eredità alla rovescia”, cioè dal figlio al padre, in questo caso Ettore Olivero Pistoletto. Per spiegare meglio questo pensiero ha raccontato come nel 1973 convinse suo padre a realizzare la prima mostra insieme, alla Galleria Sperone di Torino. Proprio qui si vede per la prima volta Autoritratto, realizzato appositamente da Ettore sotto richiesta del figlio; qui l’artista si specchia in un oggetto, in questo caso un recipiente specchiante, facendo diventare l’opera, che potrebbe essere una semplice natura morta, un autoritratto. Allo stesso tempo il padre ha assorbito il concetto filiale facendolo diventare paterno.

Autoritratto, 1973, olio su tela, 69 x 79 cm | collezione privata

Viceversa in Autoritratto attraverso mio padre, Michelangelo prende un piccolo ritratto, realizzato dal padre quando il figlio aveva appena tre mesi, e ci si specchia, realizzando che Ettore era l’unica persona che poteva rappresentare l’evoluzione del figlio attraverso quel disegno. Michelangelo infatti lo descrive come “un mio disegno fatto con la sua mano”.

Autoritratto attraverso mio padre, 1973, serigrafia su alluminio, 100 x 100 cm | Collezione Cittadellarte – Fondazione Pistoletto, Biella

Dalle sue parole è inoltre emersa la gratitudine dei Pistoletto verso gli Zegna e la loro sensibilità che li ha portati a cercare un artista, Ettore per l’appunto, per immortalare i loro numerosi progetti con occhi diversi.

Paolo Zegna ha invece affrontato il tema dell’eredità raccontando di come il nonno, Ermenegildo Zegna, sia riuscito a diventare uno dei primi produttori di tessuto italiano andando in Inghilterra a imparare il loro know-how e importandolo, aggiungendo tutti gli elementi di creatività tipici del Belpaese, valorizzando così un territorio che all’epoca era estremamente povero. Ha aggiunto inoltre come sin dall’inizio la famiglia si sia dedicata con passione al territorio che la circondava, realizzando Panoramica Zegna, un tracciato ambientale che oggi si è evoluto in quello che è il parco naturale denominato Oasi Zegna, dove sono state piantate mezzo milione di piante che compongono uno splendido parco splendente in ogni stagione.

Panoramica Zegna – Bocchetto di Margosio con lo sfondo del Monte Rosa, 1952, olio su tela, 120 x 160 cm | Lanificio Zegna, Trivero

L’incontro si è poi spostato sul tema del rispetto della natura e del territorio.

Pistoletto ha raccontato di come questa tematica abbia sempre ispirato la sua arte. Emblematica è La mela reintegrata, realizzata in lana (rimando alla famiglia Zegna) per sottolineare di fenomeno di autonomia della natura, capace di sopravvivere a noi uomini e allo stesso tempo di servirci: la pecora si “sveste” per permetterci di vestirci ma poi si “riveste” da sola.

L’ultima parte dell’incontro ha visto ancora come protagonista l’eredità ma questa volta il concetto è stato allargato a ciò che le generazioni attuali lasceranno a quelle future.

Ed è proprio in questo passaggio che Pistoletto ci regala un pensiero molto contemporaneo ma che sfugge ai più: i popoli non si possono isolare, ci vuole un’operazione di estensione, di apertura verso gli altri così da poter imparare da chi è diverso da noi. Questo pensiero è ben rappresentato da una delle sue opere più famose, simbolo della candidatura di Biella al network Unesco delle città creative: il Terzo Paradiso,ovvero la terza fase dell’umanità, un qualcosa di nuovo generato dai due cerchi esterni che rappresentano le dualità, gli elementi differenti e contrapposti che insieme portano al futuro.

Logo della candidatura di Biella all’UNESCO

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