di Lucia Nunzi

“Il mondo è un librochi non viaggia ne legge solo una pagina” – Sant’Agostino

“Leggere è viaggiare senza la seccatura dei bagagli” – Emilio Salgari

Due frasi emblematiche nei confronti di quella sensazione immensa e indescrivibile di spostarsi e vedere posti sconosciuti, di quella capacità di fare presa sugli animi più titubanti grazie alla bellezza che suscita. Del viaggiare e del leggere, esperienze spesso associate da coloro che le amano entrambe.

Sensazioni queste, probabilmente condivise dalle biblioteche itineranti, iniziative attive fin dal 1859 dove veicoli o animali adibiti a contenere e trasportare anche centinaia di volumi si spostano da un luogo all’altro, in conformità con le linee guida IFLA/Unesco.

È in questi bibliobus che si riunisce il meglio dei due mondi? Forse sì, per coloro che decidono di mettersi al servizio della lettura e del viaggio (mossi anche da una generosità e uno spirito d’avventura che li contraddistingue). Cosa può spingere alcune persone a spostarsi per chilometri, in posti anche isolati, se non una fervente passione per leggere e vedere luoghi ignoti?

Cerchiamo di metterci nei loro panni, o per meglio dire, di sederci con loro mentre attraversano terre sconosciute in compagnia di quegli impagabili amici silenziosi, affinché questi possano raggiungere anche le persone più in difficoltà.

 

1) Partiamo da una distanza spazio-temporale che ci trascina nell’America del 1935. Sono gli anni della Grande Depressione e i dati dell’American Library Association stimano che un terzo degli americani non ha accesso alla biblioteca pubblica. È in questo contesto che nasce il “Pack horse library project”, un programma di un’agenzia del New Deal che ha consegnato libri nelle più remote regioni degli Appalachi, in particolare nell’est Kentucky. Un primo tentativo c’era stato nel 1913, ma è nel 1934 che il progetto prende forma, quando un ministro presbiteriano offre i libri della sua biblioteca privata.

La maggior parte dei valorosi componenti che viaggiavano per chilometri nelle zone montuose del Kentucky in sella a un cavallo o a un asino erano donne, guadagnavano 28 dollari al mese e spesso erano gli unici membri della famiglia ad avere un’entrata economica. È dunque per questo motivo che i pack horse librarians erano chiamati “book ladies”. Il progetto è durato fino al 1943 e ha coinvolto trenta pack horse libraries raggiungendo oltre centomila persone, che vedevano nella lettura un mezzo di fuga dalla povertà e dall’isolamento.

 

2) Il progetto delle “book ladies” ha ispirato diversi romanzi e composizioni poetiche, così come è successo per un’iniziativa simile, in Kenya, ai giorni nostri. Il Kenya National Library Service ha promosso un servizio di biblioteca itinerante per le popolazioni nomadi che vivono al confine con la Somalia e Rashid Mohamed Farah lo porta da quindici anni sulla strada nel “Camel Mobile Library” a bordo di cammelli, come si evince dal nome.

La biblioteca è composta da quattro carovane con tre cammelli, ognuno dei quali trasporta due bauli pieni di libri: durante la settimana raggiungono gli accampamenti dei nomadi, che non possono altrimenti avere accesso alla lettura. In un Paese dove l’85% degli adulti è analfabeta, il bibliotecario è riuscito a raggiungere quattromila iscritti all’iniziativa, stimolando un entusiasmo pari a quello di una biblioteca di provincia e invogliando i bambini alla lettura e all’istruzione.

 

3) È proprio per i più piccoli che si è aggiunto ai travelling librarians anche Antonio La Cava, un insegnante in pensione che si è meritato il riconoscimento di Commendatore dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, ricevuto a dicembre. Dal 1999 è impegnato a portare i libri nei paesi più piccoli e remoti della Basilicata dove spesso non ci sono librerie e biblioteche e nel 2003 ha acquistato il “Bibliomotocarro”, un Ape car ricolma di oltre settecento volumi con cui ha percorso oltre centosettantamila chilometri. Il progetto ha avuto un successo tale da espandersi anche in regioni limitrofe; La Cava ha spiegato che l’idea è nata dalla sua concezione di insegnante, che dovrebbe essere un maestro di strada, oltre che maestro di vita.

 

4) Un veicolo ancora più inconsueto è tutt’ora attivo nelle zone urbane e rurali di Buenos Aires: si tratta di un finto carro armato, con tanto di mitragliatrice, che può contenere fino a novecento volumi. Realizzato dall’artista argentino Raul Lemesoff da una vecchia Ford Falcon del 1979, che l’ha definito “un’arma d’istruzione di massa”, è un ossimoro culturale che ha come scopo la lotta all’ignoranza: dove manca la cultura, la violenza regna incontrastata. L’artista ha quindi cominciato a girare per l’Argentina e a distribuire gratuitamente i libri, cercando di stimolare l’amore per la lettura, specie nei ragazzi.

 

5) Rimanendo in ambito bellico, anche durante la Guerra Civile Spagnola si è ricorso ad un bibliobus. Il Governo della Catalogna ha sostenuto il servizio “El Bibliobús del Frente” affinché i soldati impegnati al fronte potessero avere l’opportunità di leggere, distraendosi e sollevando lo spirito per qualche momento. È stata questa la prima volta che in Spagna si è ricorso alle biblioteche itineranti ed è stato fatto nel modo più professionale: l’attenzione dei bibliotecari per i soldati e la situazione era adeguata alla serietà della circostanza. In sei mesi, più di quindicimila libri sono stati distribuiti in 247 unità militari e ospedaliere con un camion che ha raggiunto il fronte bellico.

Questi sono solo cinque dei numerosi esempi di bibliobus, effettuati con i più vari mezzi di trasporto o con i più collaborativi animali e diffusi in tutto il mondo grazie ad avventurosi e appassionati amanti del viaggio – letterario e letterale.