In una Milano fatta di tram, metropolitane in costruzione e clackson particolarmente insistenti che affollano le strade, tre amiche dal differente background professionale si incontrano, tra una chiacchiera e un caffè, e decidono di dare vita a Il Falò, uno spazio in cui il desiderio di raccontare e di ascoltare si incontrano. Parliamo di eventi di Story Slam, in cui la narrazione breve prende forma attraverso la voce dello stesso autore nell’intimità di un locale, in quello che è un dare e ricevere reciproco, tra chi scrive e chi è al di là del leggio.

Adele, Elisa e Sissi sono tre giovani donne che credono nel fermare il tempo attraverso la condivisione di letteratura contemporanea ed estemporanea, nell’atmosfera raccolta di amici che si ritrovano a raccontarsi storie davanti al crepitio di un fuoco. L’obiettivo, ci rivelerà Adele, una delle fondatrici, è proprio quello di risvegliare quella curiosità e quell’immaginazione che durante l’infanzia ci cullava e sosteneva con leggerezza. Quelle presentate a Il Falò, il cui primo appuntamento sarà giovedì 13 febbraio allo Spazio Ligera, Milano, saranno “favole della buonanotte” brevi ma intense, esattamente come il tema della prima serata, pensieri condivisi e intrecciati in storie da scambiarsi e in cui riconoscersi. Le abbiamo intervistate per voi.

Il Falò. Fonte: pagina FB de Il Falò

Cosa significa raccontare oggi, nel 2020? 

Non credo che la narrazione oggi sia poi molto diversa nella sostanza da ciò che è sempre stata per noi umani. Siamo fatti così, è attraverso le storie che, in maniera più o meno consapevole, diamo senso alla nostra esistenza. Ma abbiamo anche bisogno che le nostre storie individuali si intreccino fra loro e si facciano comunità. Un tempo ci si radunava attorno a un fuoco per incontrarsi e raccontarsi. La fiamma scoppiettante, con la sua luce, il suo calore, i suoi movimenti, ci incantava e intratteneva. La tv per un certo periodo ha svolto quella stessa funzione raccogliendo attorno a sé le famiglie, relegando però i singoli in una posizione di pura ricezione, in una forma di passività. Oggi si è persa anche la condivisione dello spazio fisico: si soddisfa la sete di storie ciascuno seguendo la propria serie preferita sul proprio schermo.
Il Falò nasce per integrare nuovamente il nostro bisogno e desiderio di narrazione tornando a occupare, da protagonisti, uno spazio fisico e creando una comunità.

Le tre fondatrici de Il Falò, da sinistra Adele Tiengo, Sissi Decorato ed Elisa Giuliana. Fonte: Adele Tiengo

Si stanno diffondendo iniziative di Slam Poetry: come mai avete scelto la forma espressiva del racconto?

Quello del Poetry Slam è un fenomeno che negli ultimi anni ha appassionato un numero sempre crescente di persone e questo è sorprendente, se si pensa che i lettori di poesia sono solo una piccola  porzione del panorama editoriale. Anche qui gli elementi dirompenti sono l’oralità e l’incontro fra autori e pubblico. Tanto diffusi sono i Poetry Slam, quanto rari sono i tentativi analoghi nella prosa. Esiste, soprattutto nei paesi anglosassoni, la tradizione dello Story Slam, in cui però autore, narratore e personaggio principale tendono a coincidere perché le storie devono essere vere. Noi vogliamo invece dare licenza artistica agli autori e piena libertà creativa nella scelta di soggetto, stile e personaggi. Penso poi a quanto erano belle le storie della buonanotte o le fiabe che ci venivano lette da piccoli: perché rinunciarvi da adulti?!

Cosa porta tre amiche a dare vita a un’iniziativa come Il Falò? Parlaci di voi, del nome dell’iniziativa e di cosa dobbiamo aspettarci!

Una sera parlavo con dei conoscenti del piacere di certe serate trascorse a leggere i propri racconti fra amici davanti a un camino e ho pensato che sarebbe stato bello creare un contesto più ampio in cui godere dello stesso clima. A quel punto è sorto spontaneo il desiderio di parlarne con Elisa, con la quale da bambina passavo lunghi pomeriggi a giocare a “facciamo che io ero…” e con cui ho condiviso parte degli studi universitari oltre che, come si sarà intuito, un’amicizia di lunghissima data. E poi Sissi, anche lei compagna di studi e avida lettrice e narratrice. Ne abbiamo parlato e l’entusiasmo di tutte ha fatto il resto. Il nome è stato scelto appunto perché il falò è da sempre quel luogo caldo e accogliente dove avviene il momento magico in cui le storie prendono vita. Speriamo che accada questo, che le persone possano vivere per qualche minuto nella realtà creata dall’immaginazione di qualcun altro e che questo crei una comunità affiatata di voci narranti e orecchie avide di racconti!

Fonte: leggotenerife.com

Parlaci del primo appuntamento, breve ma intenso: cosa vi aspettate e soprattutto da dove viene il tema della serata?

Si parlava della forma da dare alle idee che stavamo tirando fuori un po’ a raffica, quando Elisa ha suggerito questa indicazione. Vogliamo che i racconti aprano degli squarci di fantasia a cui dare solo una sbirciatina, ma che restino vividi e fertili nella memoria di chi ascolta. Momenti brevi ma intensi, insomma, come una vampa improvvisa che ti fa venire voglia di metterci il legno buono che poi ti scalda per ore. Abbiamo pensato che momenti come questi possano rappresentare uno stimolo interessante per l’immaginazione di chi abbia voglia di scrivere. Il tema della serata è anche il nostro auspicio, di accendere tanti piccoli fuochi narrativi, metterli insieme e alimentarli. Il nostro obiettivo è creare una comunità in cui l’immaginazione regni sovrana, dove sentirsi accolti e stimolati.

In una contemporaneità fatta di velocità, stress e tecnologia, fermarsi ad ascoltare un racconto cosa può indicare?

Per me vuol dire cambiare prospettiva. Siamo sempre così immersi nelle nostre vite che ci dimentichiamo di esserne gli autori. Fermarsi a leggere o a scrivere un racconto significa coltivare la nostra capacità inventiva e con quella essere liberi di esplorare soluzioni narrative fantasiose. Dopo si torna alla vita di tutti i giorni, certo, ma con un pizzico di libertà in più perché possiamo provare ad essere i personaggi che decidiamo di inventare, invece che burattini senza autore, sballottati di qua e di là in una storia senza né capo né coda.

Perché qualcuno, scrittore o non, dovrebbe prendersi del tempo per scrivere un racconto?

Scrivere un racconto significa ampliare le possibilità dell’esistenza. Scrivere genera tempo, crea esistenza laddove prima non c’era nulla. È magia, insomma.

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