Non ci è dato sapere se nell’ormai lontano 1998 Ethan e Joel Coen sapevano che stavano dando alla luce, quella del proiettore, un personaggio diventato icona per intere generazioni, quello che è chiaro a 21 anni di distanza è che “Il Grande Lebowski” è un cult, uno di quei film di cui si ha voglia sempre perché è filosofia fatta pellicola allo stato puro.

Che sia uno stile di vita o uno stato della mente, il Drugo, con il suo accappatoio e quel modo di fare serafico e invidiabile, continua ad affascinare e ispirare ancora oggi. Nulla di strano, quindi, se sugli scaffali delle librerie degli amanti del film dei fratelli Coen spunta anche un libro che celebra proprio”Il Grande Lebowski” e il suo protagonista e lo fa in 68 modi diversi. Declinati in infiniti stili e diverse tecniche artistiche, in The Big Lebowski Art Collection (Edizioni del Frisco, 2017) i personaggi del film diventano illustrazioni, parole e addirittura un flipper! Dietro ci sono artisti provenienti da 21 paesi del mondo e la curatela di Francesco Caponi.

The Big Lebowski Art Collection

Francesco, com’è nata l’idea di questo libro?
L’idea era quella di realizzare una piccola produzione fatta con il cuore e la passione ma ben consapevole che era un primo progetto, in cui dovevo confrontarmi con quello che comporta gestire una call aperta, spedire, stampare, vendere etc.
Poi, molto banalmente, è valso il proverbio secondo cui fra il dire ed il fare… e mi sono visto arrivare 70 illustrazioni più o meno da tutto il mondo – sud est asiatico escluso – e quindi su le maniche e via a studiare, lavorare, sbagliare e fare prove per sbagliare ancora.
Alla fine ce l’ho fatta ed è stato davvero speciale.

Qual è l’eredità lasciata dal Drugo e dal suo stile di vita sulle nuove generazioni?
Secondo te perché continua a piacere tanto il film?
È la domanda da un milione di dollari… Sicuramente sapere che esiste un’alternativa al modo di vivere le nostre vite incasinate e supersoniche, forse assurda e non praticabile sempre, ma vera e salutare, finisce per far sentire meno aggrediti, meno soli e in difficoltà, più felici insomma.
Credo sia un qualcosa di irrazionale ma allo stesso tempo molto tangibile, se è vero che ancora oggi il Drugo è uno dei personaggi più amati da un pubblico trasversale e intergenerazionale molti dei quali li ho incontrati di persona in giro per le presentazioni.

In due righe hai descritto così il libro: “The Big Lebowski Art Collection è la prima raccolta che unisce artisti e opere ispirate dai personaggi e dal film Il Grande Lebowski in un volume unico, ricco di spunti e punti di vista originali e creativi”, ce ne parli in maniera più approfondita?
Come detto si è trattato di una call aperta, di un esperimento un po’ pazzo in cui ho semplicemente chiesto a chi fosse interessato di inviarmi un lavoro originale ispirato al film, una sorta di ringraziamento personale rivolto a chi si è sentito toccato dal film. Chi ha partecipato lo ha fatto accettando un appuntamento al buio con una realtà, come quella delle Edizioni del Frisco, che al tempo non era niente, non aveva catalogo e nemmeno un sito. Pazzo io certo, ma anche loro non sono stati da meno.
Un patto tacito fra innamorati che ha dato vita ad una serie varia e ricca di lavori in cui non vi è regola se non il tema; in cui si trovano illustrazioni, ritratti, collage e addirittura infografiche come quella creata da un anziano signore di Boston, ex professore del MIT, che adesso sta lavorando su una infografica dedicata a Il trono di spade.
Sono stati davvero fantastici.

Come hai cercato e selezionato gli artisti? E com’è stato lavorare con persone provenienti praticamente da tutto il mondo?
La selezione è avvenuta naturalmente, chi voleva e riusciva ad intercettare il mio messaggio diventava automaticamente parte del progetto. Durante la lavorazione ho più o meno sempre cercato di mantenere tutti aggiornati con mail sullo stato di avanzamento dei lavori compresi i momenti di profonda crisi esistenziale (mia) come quando ho realizzato il costo totale di spedizione dei 70 libri da far recapitare in giro per il mondo, chiaramente (e giustamente) in regalo. Molti hanno dato suggerimenti, altri non si sono mai fatti vivi, altri hanno aiutato con segnalazioni di errori e così si è creato, in alcuni casi, un rapporto che dura ancora oggi a distanza di 3 anni e questo, insieme alla foto di Jeff Bridges con il mio libro in mano che ho appesa in sala come fosse una Madonna del Cinquecento, sono i ricordi che mi porterò con me per sempre.

Jeff Bridges (il Drugo del film) con il libro “The Big Lebowski Art Collection”

The Big Lebowski Art Collection è uno dei libri di Edizioni del Frisco, la tua casa editrice indipendente. Cosa significa oggi essere indipendenti? E cosa significa lavorare nel mondo dell’editoria che molti reputano in fin di vita?
Essere indipendenti oggi è un tema su cui nei miei corsi di storia dell’editoria e della grafica indipendente mi soffermo spesso con i ragazzi. Questo non per avere una risposta che credo sia molto poco importante, ma per riuscire a far porre loro delle domande, chiedersi come ritagliarsi uno spazio, faticando e lottando, e cercando di mantenere la schiena dritta quando ci sono dei passi indietro che sembrano obbligatori, ma che molto spesso non lo sono. Essere indipendenti è un approccio, un’attitudine e quindi difficile, forse impossibile da definire a parole. È un mood interiore che ritrovi nel modo di lavorare e di porti con i progetti e con le persone.
Non credo di aver risposto alla domanda e va bene così, spero invece che la domanda che hai posto a me sia adesso diventata quella che si sta facendo chi legge.

Qual è stato il percorso che ti ha portato ad aprire una casa editrice?
Fin da quando mi sono imbattuto casualmente in uno stand che vendeva fanzine al concerto degli allora CCCP, non ho più abbandonato il tema della carta, della stampa e dello strano mondo di idee e creatività che intorno a questo si muove e si sviluppa. Mi sono poi laureato in Storia della stampa e dell’editoria con una tesi sulle prime riviste underground italiane e studiato il fenomeno mondiale dei gigposter e della serigrafia chiamiamola rock. Da qui, mi è sembrato naturale creare un mio spazio dove sperimentare e produrre, rendere libri i miei studi e confrontarmi con il mondo sperando che questo lavoro venga accettato e conquisti un proprio spazio ed una propria dignità.

Non solo libri, sei anche un esperto di magazine (rigorosamente indipendenti). “Underground: ascesa e declino di un’altra editoria” racconta proprio la controcultura delle riviste che spopolavano negli anni ’60 e ’70. Cos’è cambiato da allora e che futura ha l’editoria indipendente oggi?
Da allora, dalle riviste del periodo che analizzo nel libro e che va dal’66 al ’77, credo sia cambiato tutto, o quasi. Tecnologia, tempi, costi, pubblico e distribuzione. Insomma una vera e propria rivoluzione generale che ha modificato il concetto stesso di editoria indipendente non più indirizzata frontalmente verso l’abbattimento di quello che allora veniva definito “il sistema” ma anch’essa specializzata in settori, ambiti e interessi specifici con propri target di riferimento da sensibilizzare e a cui trasmettere messaggi mirati di cambiamento. Non vale per tutti i moderni magazine indipendenti, ma se dobbiamo trovare una linea di continuità fra il passato e il presente, forse è proprio qui la risposta: nell’incessante esigenza di indicare strade nuove, di tentare e misurarsi con il mondo attraverso i propri gusti e perché no, sdoganiamo un termine oggi impronunciabile, i propri ideali.

Progetti per il futuro?
Il futuro è un progetto di per sè… io vorrei uscire prima dell’estate con un paio di libri delle Edizioni del Frisco che sono molto diversi fra loro e da quello che ho realizzato fino ad oggi, speriamo di farcela. Sicuramente quello che ho messo al centro del mio futuro è la possibilità di far conoscere questo mondo a più persone possibile. Per questo sto mettendo tutta la mia energia nella ricerca di spazi, scuole, accademie e qualsiasi realtà che sia interessata ad ospitare i miei corsi di storia della grafica e dell’editoria indipendente, un progetto forse un po’ ambizioso ma su cui credo molto, direi moltissimo.
Spiegare ai ragazzi la nascita delle riviste indipendenti, dove, come e quando. Chi sono i padri del fumetto underground, le varie forme di grafica nate dal basso ed oggi diffuse ovunque come la skate o la surf art, la kustom culture e la lobrow art ho visto con i miei occhi che apre ai ragazzi nuovi scenari altrimenti nascosti e li aiuta a gestire i loro progetti. È dura avere spazi, questo lo ammetto, ed è dura far passare il concetto che indipendente non vuol dire secondario o di nicchia, ma qualcosa si muove ed io confido in tutti voi. So che alla fine questi spazi si troveranno.

Francesco Ciaponi
www.edizionidelfrisco.com

© riproduzione riservata