Settembre racconta con note nostalgiche tutto ciò che c’è di buono nell’estate ma allo stesso tempo ci invita a non rinunciare al presente e pensare anche al futuro. Disponibile dal 5 ottobre su tutte le piattaforme digitali, il brano è stato scritto da Gianfranco Randone (in arte Jeffrey Jey), il frontman degli Eiffel 65, gruppo che ha fatto la storia della musica eurodance e ha fatto impazzire tutto il mondo con il suo primo brano “Blue” (1998).

La copertina del nuovo singolo di Jeffrey Jey

Settembre nasce come il quinto singolo da solista che preannuncia l’uscita dell’album nella primavera del 2019. Il video musicale illustrato in chiave manga da Vincenzo Salvo racconta una storia d’amore che non finisce assieme all’estate ma bensì si nutre dei ricordi per dare vita ad un futuro più duraturo.

Jeffrey Jey, nato a Lentini il 5 gennaio del 1970 in una famiglia di musicisti, aveva fin da piccolo le idee molto chiare: diventare un cardiochirurgo. Almeno fino a quando non scoprì la tecnologia e quello che può fare con la musica. Ne rimase talmente affascinato da studiarne i meccanismi e le possibili ed immaginabili funzioni. Piano piano, la musica si insediò sempre più in lui, prese lezioni di piano e di canto. Registrò la prima canzone (People have the power) con il Bliss Team in una Torino fredda ma vibrante. Lì entrò in contatto con i suoi futuri compagni di viaggio per una lunga carriera, Maurizio Lobina (Maury) e Gabriele Ponte (Gabry Ponte fino al 2005), presentandosi al mondo come gli “Eiffel 65” (nome che deriva da una scelta puramente casuale del computer).

Jeffrey Jey è un personaggio di fama mondiale ma questo non ha cambiato la persona gentile e squisita che è. Quando lo abbiamo incontrato alla presentazione del suo singolo, traspariva la stanchezza nei suoi occhi, dovuta ai troppi jet lag e alle troppe persone che gli sono mancate durante la sua lunga carriera. Eppure lui sorride e trasmette un’innata simpatia e calore. Un animo puro.

Noi di Artwave.it gli abbiamo fatto qualche domanda per conoscerlo meglio. Questo è quello che è venuto fuori.

Dopo il boom internazionale di “Blue” che ti ha portato molta popolarità e tante richieste inaspettate, com’è stato gestire il successo ad un’età così giovane?

Non è tanto un discorso di età quanto dei ritmi. Quel tipo di successo lì richiede un grande impegno fisico e anche mentale. Sei via per tanto tempo, dormi veramente poco, viaggi tantissimo, il livello di stress fisico è veramente alto perché ti trovi con diversi ore di jet lag accumulate nell’arco della stessa settimana. Noi abbiamo fatto “l’errore” di non ritagliarci mai spazi liberi, tutto quello che c’era da fare lo facevamo subito. I primi due anni non abbiamo visto casa quasi per niente, si tornava al massimo per due o tre giorni al mese.

Come hai affrontato lo stress durante i lunghi viaggi?

Non c’è molto che puoi fare. Devi prendere la cardioaspirina per regolare la circolazione del sangue perché gli sbalzi di pressione sono difficili da tollerare. Poi per fortuna io sono un tipo che non beve, non fuma, non si droga; sono cresciuto con un’educazione molto rigida a casa, e questo mi ha permesso di restare fuori da giri strani e di non perdermi lungo il percorso.

Tua madre come ha reagito al successo degli Eiffel 65? E tuo papà?

Lei era felicissima, papà invece non c’era più, lui purtroppo non ha visto nulla degli Eiffel 65. Davvero un grande peccato.

Gli Eiffel 65

Ti sei mai sentito perso, e se sì, come riesci a superare questo stato d’animo?

Mi sento perso spesso. Questo mestiere ti porta a sviluppare delle capacità di osservazione incredibili. Le realtà ti arrivano molto più forti rispetto a quando non fai questo lavoro. Ti interfacci con un tantissime persone, ti arriva un’energia fortissima che a volte ti stordisce, e finisci così per pensare che ciò che vedi non ti piace. Osservare come spesso il male vinca sul bene ti scoraggia. Ma poi ti aggrappi alle cose che secondo te sono belle, che possono essere il tuo miglior amico, tua mamma, tua figlia, persone che ti vogliono bene veramente, e tutto si rasserena. Loro per me sono come dei paracaduti, perché, anche se nella vita sono caduto spesso, perlomeno mentre vado giù osservo il tutto con maggiore serenità.

Cosa hai provato quando hai scoperto che “Blue” sarà la sigla del film “Iron Man III”?

Massimo mi chiamò e mi disse che mi doveva dare una notizia bella e una un po’ particolare. La bella fu che appunto avevano scelto “Blue” per Iron Man III, quella particolare che io dovessi fare, per il mercato asiatico, la versione in mandarino. Il testo è arrivato la sera dell’indomani, ed io ho passato la notte a studiarlo, il problema è che poi, quando sono arrivato in studio, la persona che aveva tradotto il testo non l’aveva adattato musicalmente, di conseguenza abbiamo dovuto riscrivere la parte, e io ho eseguito parola per parola con il vocalist che mi veniva dietro.

Tu che sei un grande fan della Marvel come hai reagito alla morte di Stan Lee?

Malissimo. Mi è dispiaciuto molto, era una persona che oltre ad avere un grande talento, aveva anche la capacità di sviluppare i propri sogni e di permettere agli altri di sognare.

La Marvel per me è quel desiderio di avere un potere che ti permette di cambiare le cose quando le cose non sono facili da cambiare.

Un fotogramma estratto dal videoclip del singolo “Settembre”

Ti è mai capitato di ricevere qualche richiesta bizzarra da parte dei tuoi fan, e se sì di cosa si trattava?

Una delle cose più particolari che mi è successa è stato quando mi hanno chiesto un assegno. Una persona mi fa “se mi dai un assegno, tra un mese ti rido i soldi” ed il bello è che era in bici. Diciamo che se nell’arco di 10 km c’è una persona stravagante, stai certa che verrà da me.

Se dovessi pensare al tuo miglior pregio ed il peggior difetto quali sarebbero?

Diciamo che il mio miglior pregio ma anche il peggior difetto è che ho un grande cuore.

Considerando la tua carriera pluripremiata, cosa ne pensi della musica attuale e dei generi nati da poco, come ad esempio la trap?

Mi piace molto l’impatto sonoro della trap. Una delle mie preoccupazioni è che spesso si confonde la comunicazione che la trap possiede, quindi la parte testuale con quella che poi è la forma della canzone.

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