di Cristina Locuratolo

A due anni e mezzo dalla presentazione del film Miss Peregrine – La casa dei ragazzispeciali, Tim Burton torna a Roma per promuovere il suo ultimo lavoro, Dumbo, una rivisitazione in una chiave inedita e immaginifica del cartoon Disney. Ma c’è anche un’altra ragione che ha portato Tim nella capitale, ovvero ricevere il prestigioso David alla Carriera. Abbiamo incontrato Burton a Roma presso l’Hotel Eden, dove il regista ci ha raccontato il suo film, svelandone i segreti. Con l’ironia che lo contraddistingue, l’eccentrico Tim si è sottoposto alle domande della stampa. Accolto favorevolmente negli USA, la pellicola ha conquistato anche i critici italiani presenti all’anteprima del film. Tim entra in sala stampa agitando le mani, come è nel suo stile; appare egli stesso come un personaggio dei suoi film, non cammina ma fluttua e i grandi occhiali che indossa non nascondono la sua timidezza né il suo sguardo gentile.

Gli occhi sono sempre un punto centrale nei suoi film, anche stavolta è stato importante mettere in risalto gli occhi di Dumbo…

Poiché si parla di un personaggio che non parla abbiamo lavorato molto per trovare il modo giusto di fare la comunicazione. Questo è un film che parla di emozioni pure e semplici, in un mondo caotico volevo che queste passassero dagli occhi, anche perché il personaggio non parla. E c’è voluto davvero tanto tempo per arrivare ad un risultato che fornisse la risposta emotiva che serve.

(© 2019 Disney Enterprises, Inc. All Rights Reserved.)

Attraverso Dumbo Lei descrive il mondo dello show business con le logiche commerciali che rovinano tutto…

La descrizione è molto calzante, ma abbiamo il lieto fine. Tutto quanto conduce fino all’ultimo attimo del film.

Nel film c’è, nel finale, una sorta di appello al circo senza animali. Ce ne vuole parlare?

Pur avendo fatto un film sul circo non ho mai amato il circo, avevo terrore dei clown e non volevo vedere gli animali esibirsi. È chiaro che un animale selvatico non dovrebbe essere costretto a fare cose, lo zoo è qualcosa di positivo dato che insegna ai bambini e si occupa anche di animali in via di estinzione. Faccio l’eccezione dei cavalli e dei cani che si divertono, anzi forse non così tanto… io alla fine lavoro sempre con gli animali e mi piace moltissimo.

Il circo è uno dei temi principali e mi ha ricordato il film Il Più Grande Spettacolo Del Mondo di Cecil B. De Mille, si è ispirato a quest’opera per Dumbo?

Non mi ci sono ispirato molto, a me piace Il Circo Degli Orrori di Sidney Hayers, quella è stata un’ispirazione, lo hai visto?

Lei ha sempre uno stile molto particolare con scelte controverse. In questo live action non ci sono tanti animali a parlare, come mai ha scelto la componente umana?

Il fatto che c’è una storia di esseri umani che rispecchia quella di “Dumbo”, fatta di perdita e persone fuori dal proprio mondo. È un buon modo per esplorare modelli di famiglia diversi quella tradizionale. Non c’è nulla di intellettuale tra un genitore è il proprio figlio, è la vita e basta.

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Come mai ha deciso di accorciare la scena de il Bimbo mio rispetto al film di animazione?

Non c’è stato un ragionamento, ma una riflessione consapevole perché il film originale è di appena 60’. Era importante che quel brano così bello ci fosse comunque.

Guardando i personaggi che lei ha scelto per Dumbo mi è parso chiaro che avesse già ben in mente il cast… è giusto?

Poiché si parlava di famiglia come fare un film, per me era importante lavorare con figure che conoscevo bene e avevo frequentato in passato, Michael che non vedevo da 20 anni, Danny… ed Eva. L’arte va ad imitare la vita. Con Danny, dicevo di aver fatto tre film con un’ambientazione circense e a nessuno dei due piace il circo.

Lei aveva scritto nella sua biografia di non essersi mai trovato davvero con la Disney, anzi che il primo anno era stato il peggior periodo di depressione. Com’è cambiato questo rapporto negli anni? In Dumbo ha ottenuto finalmente la libertà creativa completa?

Dove sono finito? In una seduta di analisi? Ho superato quel momento come si superano nella vita le difficoltà. Credo che nessuno abbia tutta la libertà che vuole alla fine, è la vita. La Disney è una famiglia, la mia famiglia, in tal senso ci sono cose buone e cose meno buone, niente di controverso, il mio rapporto con la Disney è come è la vita e va bene così. Sfido chiunque qui nella sala a dire che amate sempre la vostra famiglia, siete sicuri di poter affermare di amarla per tutto il tempo?

Come ha inserito la sua poetica in un classico Disney? Come mai doveva essere proprio “Dumbo”?

Perché Dumbo per me era quello che più mi permetteva di fare qualcosa di valido, con delle tematiche a me vicine. Non si poteva fare un remake ma dovevamo trasformare delle tematiche molto belle. Quindi la scelta era tra Dumbo e un gatto extraterrestre.

In “Dumbo” quanto è stata utilizzata la CGI? Sono passati tanti Batman dopo il suo, chi ha raccolto meglio l’eredità tra Nolan e Zack Snyder?

Sono tutti eccezionali, io sono stato fortunato a girare “Batman” che era una cosa completamente nuova per l’epoca. È chiaro che poi è stato trasformato in qualcosa di diverso con dimensioni maggiori. L’uso della CGI era strano, ho lavorato con grandissimi autori, bisognava costruire soprattutto il set. Quello che vedete di Dreamland è tutto reale, un set enorme.

L’elefantino Dumbo in volo in una scena del film (©2019 Disney Enterprises, Inc. All Rights Reserved)

Nel corso del tempo il suo cinema è diventato sempre più digitale, questo è un segno dei tempi o davvero si sente a suo agio? Lei a Roma va sempre a trovare gli amici Argento e Crozzi al negozio “Profondo rosso”… ci andrà anche questa volta?

Dario Argento è un  regista straordinario e ha un negozio pazzesco. Se posso mi piace sempre andare… è ancora aperto? Tornando alla domanda sul digitale, le cose cambiano, abbiamo a disposizione nuovi strumenti. Mi mancano le cose più tradizionali, adoro il film d’animazione classico con le tecniche di una volta. È bello esplorare, però continua ad esserci in me il desiderio della natura tattile e cerco di mantenerla.

La sequenza degli elefanti rosa ha tormentato la nostra infanzia, se ne è parlato molto ed era un elemento delicato. Come ha trasformato la sequenza psichedelica della Disney in magia?

È giustissima questa considerazione, lo era allora e lo è ancora oggi ed era fondamentale rimanesse in questo film. La sequenza delle allucinazioni era strana allora e lo è oggi e doveva restare con sfumature meno da incubo ed ecco le bolle di sapone. Ho mantenuto lo spirito della scena originale ma con un’altra forma: ispirarmi agli artisti delle bolle mi sembrava il modo migliore per entrare nella mente di Dumbo mantenendo lo spirito della scena originale.

È soddisfatto del risultato del film? Ha pensato di fare un live action di Nightmare Before Christmas?

Dovremmo trovare uno troppo secco per farla. Quando finisci un film così non puoi saperlo, me lo dovrebbe chiedere tra tre anni.

(©2019 Disney Enterprises, Inc. All Rights Reserved)

Che Disney era quella di Red e Toby rispetto a  quella di adesso? Una canzone che non è presente è quella dei corvi, come mai?

Francamente quelle scene e quei momenti erano presenti in un film che apparteneva alla sua epoca, per non dimenticare che c’era anche una valenza razzista. Non possiamo inserire oggi Dumbo ubriaco. Si voleva anche però puntare sulla semplicità del tema, su questo personaggio diverso che riesce ad utilizzare la sua debolezza trasformandola in qualcosa di bello. Tutte le compagnie cambiano, non riguarda solo la Disney. Assistiamo continuamente a fusioni, io non esisterei se non fosse stato per la Disney dell’epoca in cui ho fatto tante belle cose. Non avrei potuto farle.

Che emozione le darà ricevere il David alla carriera?

È spettacolare prendere il premio dei David di Donatello. È speciale per me prendere un premio perché non ne ricevo moltissimi, qui in Italia e a Roma mi sento a casa. Ci sono figure del cinema italiano che mi hanno ispirato, tra cui Mario Bava e Federico Fellini e Dario Argento.

 

Immagine di copertina: fonte: Wikimedia Commons. Ph. Gage Skidmore.
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