AESON è un processo creativo di comunità in dialogo con il patrimonio naturale, la storia e le genti che popolano i territori della foce del fiume Isonzo.

Così si presenta uno dei festival ecosostenibili più raggiunti d’Italia.

L’emergenza climatica è uno dei problemi primari della popolazione mondiale e, proprio per questo, abbiamo deciso di contattare Devid Strussiat, uno degli organizzatori e fondatori di AESON, e gli abbiamo fatto alcune domande su come funziona un festival ecosostenibile.

© Facebook AESON

Come nasce l’idea di organizzare un festival ecosostenibile al 100%?

È nato tutto da un processo partito nel 2008 da una passione che abbiamo verso il nostro territorio.
Il fiume Isonzo è un fiume che nasce in Slovenia e sfocia nel Mar Adriatico nel punto più settentrionale del Mar Mediterraneo, ed è inserito nella Riserva Naturale Foce Isonzo.

La comunità in cui vivo è a stretto contatto con questa riserva e siamo cresciuti con questo luogo.
L’idea di condividere questi spazi con le persone, anche per far conoscere questi luoghi ed aumentare l’educazione del rispetto di questi ambienti, ci ha portato ad organizzare una serie di eventi culturali.

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Come siete partiti?

Siamo partiti nell’invitare degli artisti la cui visione potesse ampliare la prospettiva naturalistica del territorio: sia artisti che realizzavano opere con materiali naturali, sia performance teatrali e musicali.

Pian piano questi eventi piacevano molto e siamo cresciuti, anche se nel 2008 il tema del riscaldamento globale non c’era e non si trovavano né artisti né persone che avessero sviluppato tematiche riguardo la sensibilità ambientale.

Negli anni ci sono arrivate, e arrivano ancora oggi, sempre più proposte di partecipazione e così facendo è cresciuta anche la nostra responsabilità, facendoci delle domande. 

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Che tipo di domande?

Siamo in un luogo dove non c’è l’elettricità, non c’è acqua potabile, non ci sono strutture, etc.
Ci siamo chiesti: questa cosa che impatto ha? Se portassimo cento persone, che impatto avrà? Se ne portassimo mille?

Ogni domanda è diventata una sorta di esperimento sociale in cui riuscire a confrontarsi con le sfide poste dall’ecologia. Sfide che arrivano dalla conoscenza dell’ambiente: se faccio un evento che impatto avrò sulle piante o sugli animali che nidificano?

Così si comincia a conoscere l’ambiente, aiutati comunque da naturalisti ed esperti del settore.

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Quante persone, in media, vengono al Festival?

Il festival che facciamo cerca di non superare le 2000 presenze contemporanee. Un numero maggiore, riteniamo possa avere un impatto negativo. Dopodiché, ci siamo chiesti che tipo di pubblico vogliamo.

Il pubblico è cresciuto e l’abbiamo “selezionato”: la scelta degli spettacoli che vengono fatti sono indirizzati verso un certo tipo di pubblico, il più vario possibile.

Non stiamo spingendo nulla a livello promozionale anche perché con i numeri già ci siamo, ma c’è un passaparola molto funzionale.
Chi c’è stato ricorda bene il festival e torna portando i propri amici: la miglior pubblicità. Così facendo, tutta la comunità è coinvolta ed è una comunità sensibile all’ambiente.

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Quali scelte avete fatto per mettere in piedi un festival ecosostenibile?

Le scelte, a livello pratico, sono state: riduciamo la plastica, usiamo solo materiale compostabile, per la distribuzione dell’acqua eliminiamo le bottigliette usa e getta che, al momento, per gli eventi sono lo scoglio più grande.

Al momento non esistono bottiglie usa e getta totalmente compostabili, in quanto la corona e il tappo sono ancora di plastica per questioni ermetiche.

C’è un coinvolgimento attivo dei partecipanti in modo da responsabilizzare e far emergere nuovi temi. Noi non siamo onniscienti e non sappiamo tutto in termini ecologici.
Il pubblico, infatti, diventa attivo in quanto avviene uno scambio di notizie e aggiornamenti sul tema. Questo ha generato un’affezione tale che ha contribuito notevolmente alla formazione di una vera e propria comunità.

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C’è anche una sorta di scambio educativo con il pubblico.

Assolutamente. Il cambiamento, in dieci anni, è stato notevole e lo percepiamo: non vediamo più rifiuti in giro anche nelle zone naturali limitrofe e le persone tornano a casa con le buste della spazzatura.

Altri festival, o anche le sagre di paese, sono fatte da un pubblico diverso dal nostro. Le persone che vengono al nostro festival sono più consapevoli e la sfida sta nell’arrivare anche in quei contesti lì. Anche se, comunque, un interessamento da parte loro c’è: ci chiedono come abbiamo fatto e quali sono i pro e i contro.

Prima stavi parlando dell’eliminazione delle bottigliette di plastica come una delle difficoltà maggiori per un festival. Quali sono gli altri scogli?

Ogni evento è ricco di complessità e la sfida è proprio lì, anche nel far percepire, non solo ad un pubblico attraverso una buona campagna marketing, ma alle stesse istituzioni il tuo valore aggiunto. Il perché lo stai facendo deve diventare virale non tanto nel pubblico stesso ma tra quelli che organizzano festival, in sintesi.

Noi abbiamo avuto difficoltà fin dall’inizio, trovandoci in una riserva. Gli stessi naturalisti, che si occupano della conservazione, ci chiedevano “voi perché dovete portare le persone qui?”.
La nostra sfida stava proprio nel far venire le persone e far vivere loro il luogo consapevolmente. Queste persone, poi, hanno portato altre persone a difendere questa terra.

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La risposta del pubblico qual è?

A mio avviso, è incredibile. Le persone che partecipano riescono a cogliere positivamente le proposte offerte, sono molto educati, danno una mano all’insieme ed è proprio la loro tenacità che ci spinge ad andare avanti.
La scelta ecologica è una scelta economica, di fatica: comprare i bicchieri compostabili ha un costo maggiore rispetto a quelli di plastica; la ripiantumazione; fare una serie di controlli per la CO2 generata dalla festa; etc.

Il “grazie” che proviene da una persona del pubblico, per tutto il nostro lavoro, ci ripaga notevolmente.

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Ci puoi anticipare qualcosa sul programma del 2020?

Il programma del 2020 è tutto in costruzione. Sono tutti in fibrillazione anche per la questione del Coronavirus che ora sta bloccando tutto.
Sappiamo, comunque, che la tipologia di format sarà come quella proposta nel 2019 perché ha funzionato molto.
Avremo serate tranquille, esplorazioni in notturna del bosco, una serata di festa psichedelica e stiamo notando che sta andando molto la world musica applicata a nuove tecnologie, quindi ci sarà anche quella.
Ci saranno molti artisti europei in quanto abbiamo contatti con festival sloveni, croati e austriaci.

Per quanto riguarda gli artisti italiani, stiamo notando che abbiamo più facilità nel contattare artisti esteri, in quanto qui abbiamo tantissime nicchie e generi musicali, a volte poco predisposti a scendere a compromessi con l’identità ecologia naturale del nostro festival, ma è un aspetto che sta cambiando col tempo.

Sito Web: aeson.it
Pagina Facebook: AESON
Pagina Instagram: @aesonfestival

Immagine di copertina: @AESON
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