di Margherita Bordino

Il fotografo canadese Edward Burtynsky è protagonista, insieme ai registi Jennifer Baichwal e Nicholas de Pencier, della mostra allestita al MAST di Bologna. Al centro del loro incontro il documentario “Antropocene – The human epoch”.  Due registi e un fotografo uniti dall’impegno sociale che combinando arte, film, realtà virtuale, realtà aumentata e ricerca scientifica raccontano e mostrano l’influenza, purtroppo negativa, dell’uomo sul futuro della Terra. Dopo “Manufactured Landscapes” e “Watermark”, “Antropocene – The human epoch” completa una trilogia interessantissima e anche affascinante a livello visivo. Il film sarà nelle sale italiane a settembre 2019.

Edward Burtynsky
Uralkali Potash Mine #4, Berezniki, Russia 2017
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

 

Alcuni giornalisti hanno scritto che “Anthropocene – The human epoch” è la perfetta chiusura di una trilogia epica. La tua inchiesta cinematografica sull’argomento è davvero finita?

Per il momento non ci sono altri progetti. Per questo film ci sono voluti 5 anni di lavorazione ed è una sorta di conclusione alla trilogia. Uno di questi film riguarda l’industrializzazione della Cina e sottolinea l’importanza delle risorse idriche come uno dei problemi più grossi il mondo dovrà affrontare. Dove c’è acqua c’è vita, se viene a mancare la vita stessa viene messa in pericolo. Già la siccità è un chiaro esempio. Quando c’è la siccità si creano diversi problemi sia per gli uomini sia per gli animali. In Namibia ci sono 500mila persone a rischio proprio a causa della siccità e perché l’acqua non è sufficiente per tutti. Questo aspetto è più rimarcato e raccontato nel secondo film. Il terzo film, Antropocene, riguarda il comportamento dell’uomo a livello globale e l’urgenza che si viene a creare dal tenere lontano l’uomo dalla guerra. Ora è fondamentale per noi fare conoscere il contenuto del film e quanto abbiamo appreso nei 5 anni di lavoro.

Edward Burtynsky
Phosphor Tailings Pond #4, Near Lakeland, Florida, USA 2012
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

 

Da dove è nata l’idea di fare questo documentario?

Da un rapporto scientifico. Uno scienziato ha provato a riscrivere i dati riguardo il comportamento animale: come il comportamento dei mammiferi influisce e influenza l’andamento della vita nel mondo. Oggi il 97% del pianeta è costituito da esseri umani e solo il 24% riguarda la natura e gli animali. In più il 70% del cibo che coltiviamo è utilizzato per nutrire gli animali e la maggior parte di questo è contaminato.

 

C’è qualcosa che ti ha sorpreso e qualcosa che ti ha spaventato durante le ricerche e le riprese del film?

Il posto che mi ha coinvolto di più durante le riprese riguarda la combustione delle zanne di elefante. Animali fantastici, i più grandi del pianeta. Si trattava di zanne di 1000 elefanti, e quando pensi alla carneficina di questi animali non puoi che rimanere sconvolto. In Africa siamo quasi a un tasso di estinzione della specie che potrebbe avvenire nel giro di 10 anni. Una cosa tremenda se si pensa che queste zanne vengono bruciate per fare gioielli, ornamenti per la casa. È l’uomo che mette davanti al mondo il suo istinto ed egoismo materiale.

Edward Burtynsky
Dandora Landfill #3, Plastics Recycling, Nairobi, Kenya 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

 

Perché la scelta di Alicia Vikander come narratrice?

Non volevamo una voce maschile. Volevamo una voce dolce, più accogliente, giovane e talentuosa che fosse al tempo stesso riconoscibile nel panorama cinematografico. Gli stessi registi avevano questo desiderio, quello di portare avanti una presenza femminile!

 

“Anthropocene – The human epoch” è per il grande schermo anche per la sua grandezza visiva ed estetica. C’è una scelta precisa in questo modo di sparare?

Quando guardi con l’occhio del regista alle persone che hai davanti non precludi a loro il paesaggio. Io sono un fan della National Geographic e in un certo senso ho voluto portare quel punto di vista nel film e da fotografo ho pensato di di restituire la prospettiva dei luoghi, per questo il grande uso di riprese aeree. È un film che in questo senso restituisce al pubblico una visione sia esterna e globale, sia interna e diretta.

Edward Burtynsky
Oil Bunkering #4, Niger Delta, Nigeria 2016
photo © Edward Burtynsky, courtesy Admira Photography, Milan / Nicholas Metivier Gallery, Toronto

 

Anthropocene – The human epoch” è un progetto molto ampio che va oltre il cinema e si avvicina alle altre arti

È un progetto che guarda al futuro delle nostre famiglie e che vuole riflettere su una cosa importante: chi arriverà dopo di noi non potrà risolvere determinati problemi che competono oggi a noi. Bisogna intervenire ora. Con il cinema, ma con l’arte tutta, bisogna veicolare questo importante messaggio. Quando abbiamo pensato di raccontare questo tipo di storia ci siamo messi nei panni di chiunque altro e cercato di trasformare i dati della scienza in immagini e parole comprensibili a tutti. Da artisti non possiamo cambiare le politiche ambientali ma possiamo sensibilizzare la politica e l’opinione pubblica in modo da rivedere gli errori fatti in ora e intervenire.

Possiamo dire che per voi l’arte è massima espressione di attivismo?

Noi siamo attivisti!

 

La mostra “Anthropecene” è ospitata dalla fondazione MAST di Bologna dal 16 al 22 settembre 2019.

Per maggiori info potete visitare il sito web www.mast.org.

© riproduzione riservata