Vi sarà certamente capitato di trovare, tra le vaste pieghe dell’internet, una figura esile dalla chioma ramata che dondola in sfondi fiabeschi, interagendo con fiori e verdure di vario genere. Dietro questa moderna fata illustrata c’è la creatività di Cinzia Bolognesi. Nata a Ferrara, vive e lavora a Bologna come disegnatrice e creative director. L’arte l’ha sempre inseguita, dominando i suoi studi: prima all’Istituto d’Arte e poi all’Accademia di Belle Arti nella sezione scultura. Si descrive come un’artista che ama sperimentare e non ha paura di inoltrarsi in universi paralleli, come quello in cui sembra vivere il suo soggetto preferito. Da 15 anni ha unito le sue skills di art director con le tecniche dell’illustrazione digitale, portando la sua arte anche nella moda e nel mondo del packaging food.

Con Artwave abbiamo raggiunto Cinzia fin nel suo mondo speciale e le abbiamo chiesto cosa significa essere un’artista e lavorare con ciò che ami di più.

Ci racconti il momento in cui Cinzia ha deciso che avrebbe fatto l’illustratrice?

Ho iniziato a disegnare da molto piccola. Era un’attività che svolgevo molto seriamente. Ho riempito blocchi e blocchi di fumetti e schizzi! Tutti i pomeriggi della mia infanzia li ricordo a disegnare. Mio padre amava dipingere (era un autodidatta) e, con il suo sostegno, dalla matita sono passata presto ad altre tecniche più complesse.

La tua è un’arte onirica, abitata da personaggi dall’aspetto quasi elfico eppure perfettamente inseriti nell’attualità, come riesci a crearla e a cosa ti ispiri?

A questa domanda spesso mi blocco, perché in realtà non decido volontariamente che questo mondo surreale debba essere il risultato, ma “viene” fuori da solo. Le linee femminili ed eleganti di sicuro sono la mia fonte principale di ispirazione. E poi c’è il mondo surreale del circo, che mi affascina molto. Amo l’effetto spiazzante che regala un soggetto molto ben particolareggiato e caratterizzato inserito in un fondo surreale, fatto spesso di nebbie e nuvole.

Ci spieghi l’origine del tuo nickname su Instagram e il tuo rapporto con i social?(@cuordicarciofo)

Il mio nickname me lo porto dietro da tempo. Era il nome del mio primo blog, nato in un momento particolare della mia vita, che è stato quello in cui sono diventata mamma. In pratica il cuore di carciofo è quel nucleo morbido e delicato, da proteggere con le foglie più dure e spinose.

Come coniughi arte e lavoro?

Non è facile. Credo che l’unico modo per coniugare questi due mondi sia quello di rimanere il più possibile se stessi. Piegare lo stile alla finalità commerciale, senza mai abbandonare la ricerca e il proprio modo di sentire.

Quali artisti segui nel mondo contemporaneo?

Amo molto Malika Favre, Maite Franchi. Sono innamorata del loro stile sintetico ma allo stesso tempo così ben caratterizzato. Io non saprei farlo. Poi sono costante fonte d’ispirazione i lavori di Pascal Campion. Uno dei miei preferiti in assoluto è però sicuramente Kelogsloop insieme a Janice Sung.

Se dovessi scegliere una delle tue opere per descriverti quale sarebbe?

E’ un’illustrazione un po’ datata, adesso produco molte meno cose con la tecnica dell’interazione tra fotografia e illustrazione. Però rimane un’opera che “urla” ancora molto di me. Raffigura una trapezista a testa in giù, di spalle, aggrappata a un cuore fatto di fragole tagliate su fondo azzurro.

Ci dici qualcosa che avresti voluto qualcuno dicesse a te prima di scegliere questo percorso?

Di non credere a tutto quello che ti viene detto. C’è che ti dice che il percorso artistico è tempo sprecato, chi ti dice che non hai talento, c’è chi ti dice che non ci sarà lavoro serio per te.

Chi è Nini Bilù e come vi siete “incontrate”?

Nini Bilù è il mio personaggio, il mio alter ego che vive nell’altro mondo. Non ha età, può essere una bambina e il giorno dopo già adulta. Ci incontriamo spesso a occhi chiusi e il suo colore preferito è il B(i)lú. (Bilù era il modo in cui mio figlio pronunciava la parola Blu)

Disegnare è…

Una bolla, in cui non esiste più il tempo e neanche lo spazio. E’ come tornare a casa, è qualcosa a cui non potrei rinunciare. Quando a volte l’ispirazione manca è un po’ come sentirsi abbandonati e soli. In sintesi, è una parte di me.

 

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