Bruno Bavota è un compositore e polistrumentista neoclassico italiano che si muove, con grande abilità, tra il pop pianistico e quello classico.
Dopo Get Lost, il primo disco di inediti dal 2016 che lo ha portato a diffondere il suo concetto di musica in un lungo tour italiano ed estero, Bavota torna con un nuovo progetto, figlio del periodo di quarantena: Apartment Loops Vol.1.
L’album uscirà a luglio di quest’anno, ma da qualche giorno è disponibile il primo singolo, “Apartment Loop #3“,  che anticipa questo progetto intriso di intimità, introspezione ed emozione.

Per l’occasione, abbiamo deciso di intervistarlo farci raccontare qualcosa in più sul suo nuovo progetto e sul periodo nero che sta affliggendo il mondo della musica.

Bruno Bavota

Bruno Bavota – “Apartment Loops” Vol.1

“Apartment Loop #3” è il singolo che anticipa il tuo nuovo progetto “Apartment Loops Vol.1”. Progetto nato dal periodo di quarantena che ha costretto tutti noi a rimanere dentro le nostre mura domestiche. Puoi raccontarci la genesi del progetto?

Parto con il dirti che ho vissuto una quarantena strana. Le prime settimane sono state caratterizzate da un’assoluta pigrizia e poca voglia di fare, investito emotivamente da ciò che stava succedendo.
Con il passare dei giorni ho pensato a come “sfruttare” quel momento di difficoltà in un’opportunità, adottando un approccio diverso: ho iniziato a svegliarmi molto presto al mattino ed in poco tempo sono passato dall’apatia ad una ritrovata voglia di esprimere ciò che stavo vivendo.

Nuove idee si sono insinuate nella mia testa ed ecco che sono nati due progetti: Apartment SongsApartment Loops. Il primo, uscito un paio di settimane fa in digitale, è una raccolta di brani intimi di solo pianoforte registrati nel mio appartamento durante le notti di quarantena.

Apartment Loops invece è il mio primo progetto electro-ambient in assoluto. In questo caso non ho utilizzato il pianoforte, ma solo sintetizzatori. Tutto è nato in maniera naturale ed ho agito sui brani in tempo reale, cercando di cristallizzare un’emozione nuova ed irripetibile.

“Vol. 1” presuppone un proseguimento di questo pensiero musicale. Giusto?

Assolutamente sì! La mia idea è quella di pubblicare un secondo volume sia di Apartment Songs che di Apartment Loops in digitale e, nel 2021, realizzare un doppio vinile con entrambi i progetti.

Apartment Loops - press pic #2

© Bruno Bavota

Il motore propulsivo di questo tuo nuovo progetto musicale è senza dubbio la sperimentazione. Quanto è importante sperimentare a livello musicale e perché un musicista dovrebbe essere “educato” a questo tipo di approccio alla musica?

Credo sia importantissimo sperimentare, perché si potrebbe restare impantanati in un solo linguaggio musicale, rischiando di ripetersi e perdere stimoli con il tempo. Riguardo questo argomento, ho una frase di Brian Eno stampata in mente, che trovo molto calzante:

I’m fascinated by musicians who don’t completely understand their territory; that’s when you do your best work.

Il tuo primo disco d’inediti dal 2016, “Get Lost”, non è passato affatto inosservato. Cosa hai provato quando Paolo Sorrentino ha inserito il brano “Passengers” in un episodio della serie tv “The New Pope”?

È sempre emozionante “vedere” un proprio brano in una serie tv. È stata la seconda volta che Paolo Sorrentino ha inserito un mio brano in uno dei suoi lavori. Prima era successo con il brano “If Only My Heart Were Wide Like The Sea” per la serie The Young Pope.
Tra l’altro sono un suo grandissimo fan e per me è stata una gioia immensa.

Durante questa quarantena oltre a suonare e sperimentare ti sei “cibato” di qualche disco in particolare? Cosa hai ascoltato di più?

Ho ascoltato un po’ meno musica rispetto al solito, dedicandomi più alla lettura. Uno dei brani che più mi ha colpito in questa quarantena è “Tap to Toe” di Fenne Lily.

In Italia, i musicisti e gli artisti sono stati etichettati (bonariamente, se vogliamo) come “quelli che ci fanno tanto divertire e appassionare”. Secondo te, perché la musica e altre diverse forme artistiche non riescono a trovare il loro giusto posto nel nostro Paese? Siamo ancorati al “Fai il musicista? Sì, ma qual è il tuo vero lavoro?”

Credo che l’Italia sia un paese per vecchi, un paese in cui ritrovi in televisione sempre gli stessi personaggi da decenni. Purtroppo devo dirti che siamo culturalmente regrediti e non penso affatto che la quarantena abbia migliorato questo aspetto, anzi ha acuito alcuni comportamenti.

Continuo a pensare sia un problema di cultura: c’è poca curiosità verso la musica e l’arte in generale. Negli altri paesi, viaggiando e suonando molto all’estero posso affermarlo con certezza: c’è tanta curiosità, voglia di ascoltare musica e scoprire l’arte in ogni sua forma. L’arte, qui, è messa sempre in secondo piano, come un bene non necessario. Eppure ci sono tantissime realtà meravigliose, sconosciute ai più, che investono nella musica ed in progetti più di nicchia.

Spero davvero che in un futuro non troppo lontano, l’arte in generale possa tornare ad essere un bene necessario e cibo per l’anima.

Tornando a noi, come definiresti “Apartment Loops Vol.1” in una manciata di parole?

Un viaggio inaspettato.

Immagine di copertina: Pagina Facebook Bruno Bavota
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