“Amo fotografare le farfalle”: così esordisce Carmela Pierri, scrittrice del romanzo “Mangia con gli occhi” edito da Aracne Editrice. Per lei le farfalle rappresentano il colore, la leggerezza ma anche la difficoltà nel fotografarle. La difficoltà di saper cogliere l’attimo. È una pratica che richiede pazienza ed attenzione. Un po’ come quando bisogna affrontare un percorso difficile.

“La foto mi ricorda l’emozione di aver catturato quell’istante, anche perché la fotografia nasce da quanto di più solido ci possa essere: la realtà.” Questo forte attaccamento a ciò che ci circonda lo si ritrova proprio all’interno del suo libro. La realtà è quindi qualcosa dalla quale non bisogna mai allontanarsi ma con cui si deve fare i conti. Perché è lì che ci sono tanti spunti anche positivi con cui poter ripartire per raccontare dei problemi e ricordare la bellezza. “Se ci si allontana troppo dalla realtà il risultato può diventare quasi effimero, ermetico, difficile da interpretare e quindi non popolare.” Ma la forza dell’arte è proprio nella sua popolarità e condivisione, per Carmela. Ecco perché ama le farfalle. Sono belle, reali e simbolo del cambiamento.

Photo credit: Alessandro Amico

Mangia con gli occhi” è un messaggio positivo di metamorfosi. Che cosa è per lei la metamorfosi di una persona?

Parto di nuovo dall’immagine dell’animale per eccellenza della metamorfosi: la crisalide, che da un colore anonimo e da una posizione statica, attaccata ad un ramo, alla fine esplode libera di colori accesi. La metamorfosi è quindi l’evoluzione, la possibilità di avere tutti gli elementi per fare il volo nelle infinite direzioni che ognuno può scegliere.

La protagonista è una donna a cui il destino ha rubato il gusto, l’olfatto ed il tatto. Cosa intende quindi per “mangiare con gli occhi”?

Intendo catturare tutto quello fra le cose che ci circondano che riesca a regalarmi un’emozione. Soprattutto catturare dalle persone. L’importante è stare dentro queste sensazioni e darsi il tempo di metabolizzarle, proprio come quando mangiamo. Il mangiare sano è quello che viene ben lavorato nella bocca, ma se questo processo inizia ancora prima con la visione stessa degli alimenti di cui ci nutriamo, allora si è in grado ad apprezzarli ancora di più e in tutte le loro componenti.

La bellezza è la cura che riesce a dare motivazione e nuova vita.  Solo la bellezza, quindi, è in grado di salvare un’anima?

La bellezza può salvare un’anima, perché essa può darle un riequilibrio grazie al suo essere armonioso. La bellezza in qualsiasi umano mediamente sensibile genera un riposizionamento armonico, quindi un riequilibrio. Ciò è naturalmente una cura per tante cose che può portare ad un nuovo inizio.

Per lei in cosa consiste la bellezza?

La mia personale bellezza è la capacità di guardare all’esterno, inteso sia come persona che come natura. È guardare al di fuori di noi stessi per poi ritornare in noi. Come il mangiare. Il cibo da fuori entra dentro di noi, portandoci qualcosa di nutritivo.

Molta importanza hanno i colori della natura per la protagonista. Qual è secondo lei il colore più forte?

Il viola. Perché è la sintesi del rosso e del blu che sono esattamente agli antipodi nella scala cromatica. Il rosso è passione, pathos, forza, energia. Il blu è calma, serenità, pace, moto lento. La loro miscela sprigiona l’essenza che ognuno di noi dovrebbe imparare a gestire. Bisogna saper essere forti ma senza privarsi della propria pace.

Rabbia, paura, amore. Cosa rappresenta di più la protagonista?

Sono tutte queste emozioni rappresentate su un cerchio. Dalla gioia alla sorpresa, alla frustrazione di non sapere perché proprio a lei doveva capitare questo, e infine alla rabbia e al dolore. Ma la donna è attraversata anche dalla riscoperta di se stessa e della realtà in cui vive. Il tratto più forte in termini emotivi è la relazione interpersonale quindi umana con gli altri che tentano di aiutarla in questo percorso di guarigione.

“Lui” e “il figlio” sono la famiglia e svolgono un ruolo importante. Secondo lei quindi la famiglia ha un ruolo essenziale nella rinascita di una persona?

Sono importantissimi ma nella misura in cui quella persona ti permette di entrare nel suo processo di guarigione. Nessuno può essere aiutato se non vuole esserlo. Molto dipende da noi stessi e da quanto vogliamo dare agli altri.

Qual è il messaggio che vorrebbe far arrivare a chi leggerà il romanzo?

Il mio messaggio è molto semplice: provare a intraprendere quel percorso che ci porti a cercare le cose positive per usarle come pillole di forza nel momento in cui tutto sembra crollare. Perché dentro, da qualche parte nella contemplazione della natura, questa forza si trova. Come fa la donna protagonista del mio romanzo, che nelle difficoltà riesce a trovare il suo spazio, il suo essere. Interagendo con la realtà ne fa una sua forza, un qualcosa da cui ricavare un sostegno per andare avanti. Forse tutti fin da piccoli dovremmo fare questo esercizio, e cioè scavare dentro di noi per trovare le piccole cose belle. Saper trovare il proprio asse, il proprio ridimensionamento è importante perché l’equilibrio nella vita cambia. Bisogna ritrovare la voglia di apprezzare anche il più piccolo dettaglio.

Mangia con gli occhi” è quindi una storia dedicata a tutte le persone che grazie alla bellezza ritrovano equilibrio e gioia. È un invito ad ingerire la bellezza per nutrirsi correttamente.

Photo credit: Alessandro Amico

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