Come sarebbe il mondo se i filosofi avessero elaborato complesse teorie per decretare la maniera migliore per accalappiarsi like su Facebook o per conquistare più ragazze possibili? E se le grandi dispute tra le correnti di pensiero si rispecchiassero tutte nella infiammata rivalità tra la Roma e la Lazio? Cosa succederebbe se insomma la storia della filosofia si tramutasse in una storia della filosofia coatta? È quello che accade in Manuale di filosofia coatta, di Giulio Armeni, pubblicato dalla giovane casa editrice Momo Edizioni. Il libro, che nasce dalla fortunata pagina Facebook (e poi anche Instagram) “Storia d’aa filosofia coatta”, creata da Giulio già ai tempi del liceo e portata avanti fino a oggi, è strutturato come un vero e proprio manuale: ogni capitolo è dedicato a un filosofo e possiede un’introduzione, una frase chiave, degli appunti riassuntivi a lato del testo. Il fatto, però, è che in questa storia alternativa Gramsci si fa rinchiudere “ar gabbio” per avere più presa su tutti i coatti, Wittgenstein va a fare un Erasmus a Torpignattara, Spinoza spaccia dosi di Sostanza ad Amsterdam e Platone se ne sta rintanato in cameretta e trova nel mondo virtuale del computer il suo Iperuranio. Le complessità della filosofia vengono proiettate insomma nell’universo della “coattaggine”, e il libro è scritto nella lingua prediletta di ogni coatto che si possa definire tale: un romanesco contemporaneo, diretto e materiale. La spinta dissacratoria e umoristica è forte, ma leggendo capita che proprio attraverso questo totale rovesciamento si giunga finalmente a comprendere un filosofo tanto astruso o a riappacificarsi con un certo concetto che, magari ai tempi del liceo, non ci aveva per niente convinto. Insomma: si ride e insieme si impara. Per comprendere meglio tutto questo, abbiamo intervistato l’autore.

Momo Edizioni, euro 13.

Giulio, come concili le due anime di filosofo e di coatto? Sei un filosofo che vorrebbe essere un coatto, o viceversa un coatto che è finito per diventare un filosofo?

Io sicuramente non sono un coatto… purtroppo. E questo anche per ragioni di sangue, perché sono mezzo brindisino e mezzo napoletano. I coatti lo sentono dall’odore che non sono uno di loro. Però il mondo della “coattaggine” mi piace, nel mio ideale è un luogo di spontaneità e fisicità, tutte cose che nella filosofia invece non si percepiscono. Nella filosofia c’è spesso un feticismo delle parole, un parlarsi addosso, usando espressioni vuote, lontane dal quotidiano. Perciò sì, penso di essere più uno di indole contemplativa: alle elementari la maestra mi chiamava “il piccolo Leopardi”, perché a ricreazione passavo il tempo a guardare gli altri bambini giocare. In conclusione: sono nato come filosofo, e forse sono affascinato dalla “coattaggine” proprio per via della nostalgia per qualcosa che non ho e a cui cerco di tornare.

In principio, com’è nata la pagina Facebook?

La pagina nasce ai tempi del liceo, come sfogo per incanalare quell’energia ribelle tipica dell’adolescenza. Ero uno studente diligente ma dovevo in qualche modo spurgare l’ansia delle interrogazioni, e allora invece di andare a bruciare le macchine per strada ho iniziato a fare questa goliardata di vandalizzare col romanesco le vite dei filosofi. All’inizio le facevo leggere ai compagni, ma si sa come vanno queste cose: ho creato la pagina Facebook e poi il tutto si è espanso a macchia d’olio.

Qual è la differenza tra lo scrivere per il web e lo scrivere per un libro? 

In realtà, nei suoi primi anni la pagina Facebook aveva uno stile molto simile all’impostazione del manuale, perché quello che scrivevo erano vere e proprie biografie in romanesco dei filosofi. Invece adesso la separazione tra la mia scrittura in prosa e quella che ho sui social è molto più lampante. La comunicazione sui social, soprattutto per le pagine umoristiche, si è spostata verso l’immediatezza, specie su Instagram, dove è ontologicamente impossibile scrivere cose lunghe. Ora sono molto più orientato verso meme e chat stories, ovvero finte conversazioni whatsapp tra filosofi.

Beh, allora parliamo un po’ di meme.

I meme, come qualunque altro linguaggio, possiedono anche codici poco scontati. Ci sono meme con più strati di interpretazione, e alcuni che anche esteticamente sono fatti molto bene. In molti meme trovo una forza dirompente, anticonformista, che non ritrovo in parecchia letteratura di adesso. Scrivere meme ti allena in maniera pazzesca a esercitare la sintesi, quindi non è del tutto vero che la rete ospita cose inutili, perché spesso le cose inutili ti costringe a tagliarle. La comunità che legge i miei meme, oltretutto, avendone a disposizione così tanti, è molto esigente: per questo devi essere per forza originale.

Perché avete scelto la struttura del manuale? È un modo per approcciarsi a un pubblico giovane o comunque distante dall’argomento?

All’inizio c’erano due ipotesi. O quella di una sorta di romanzo dove le biografie dei filosofi venissero raccontate all’interno di una cornice narrativa, una storia con un personaggio protagonista, oppure quella del manuale. Alla fine abbiamo optato per la seconda versione, cercando appunto di rendere il tutto il più simile possibile a un manuale liceale, anche graficamente. Quindi sì, c’è sicuramente l’intento di strizzare l’occhio agli studenti.

Che ruolo hanno nella cultura l’ironia e la parodia? Dissacrare un grande pensatore può aprire le porte a una passione verso la filosofia? 

L’ironia è un po’ un atteggiamento filosofico, perché presuppone una sorta di astensione. L’ironia si astiene dalla verità, parla su più piani, è ambigua: dice una cosa e ne pensa un’altra. Similmente la filosofia non è assertiva – o meglio, secondo me non dovrebbe esserlo – ed è lei stessa a mettersi costantemente in discussione. La filosofia ha insomma dentro di sé un pulsante di autodistruzione. Forse a chi legge il manuale può sembrare che io metta in discussione i filosofi, ed è certamente anche così, perché le biografie coatte nascono come uno sfogo… però è il discorso stesso del comico, dove per dire quello che pensi devi usare delle iperboli, indossare una maschera ed esagerare. Quello che voglio dire è di non prendere come oro colato il mio manuale, come qualsiasi pensiero dei filosofi, perché loro stessi sarebbero stati i primi a dire: “mettete in discussione ciò che dico.” E io vedo come leggere il manuale per le persone sia catartico e liberatorio. È come se la gente avesse sofferto a lungo la soggezione nei confronti della filosofia e dei pensatori del passato, specie nel caso dei liceali.

Nel tuo fantasioso universo filosofico-coatto spesso i pensatori si preoccupano dei social. Per Hobbes il concetto di “Homo homini lupus” si concretizza alla perfezione dentro i gruppi Facebook o WhatsApp, mentre Parmenide scrive i suoi aforismi al solo scopo di ottenere più like possibili. Perché ci fa così ridere collegare i social ai filosofi? Perché la filosofia sembra tanto distante dal mondo reale (e in questo caso virtuale)?

Banalmente, fa ridere prima di tutto l’anacronismo, specie per i filosofi più antichi. Al proposito, in questo periodo sto rileggendo Asterix, rendendomi conto di quanto sia stato formativo per la filosofia coatta. Ma pensa anche all’effetto comico nei Flintstones, dove nel mondo preistorico appaiono spesso “elettrodomestici” moderni. Comunque, già nel titolo è presente l’ossimoro tra altezza della filosofia e presunta bassezza della “coattaggine”. Nel nostro immaginario i social sono percepiti come qualcosa di basso, di indegno, soprattutto la brama di like, così come la brama di rimorchio – strettamente collegata a quella di like – e il contrasto tra tutto ciò e l’aura della filosofia fa sicuramente ridere. Inoltre la mia adolescenza è coincisa con l’esplosione dei social, e non potevo non parlarne nella filosofia coatta. Già allora i social mi ponevano dei problemi filosofici. Nel manuale una delle discussioni più sentite è: qual è il metodo di rimorchio più valido, quello sui social o quello dal vivo? Problema sì basso, ma di certo filosofico, gnoseologico, in cui ci chiediamo: i social sono una fedele rappresentazione della vita reale? È in fin dei conti una questione analoga al dibattito tra razionalismo ed empirismo. Per i razionalisti si può dedurre la realtà a priori, secondo principi matematici, e i social, coi loro big data, alla fine sono delle semplificazioni quasi matematica delle nostre vite. Si può conciliare allora questa versione ideale con la realtà concreta, empirica, quella in cui devi attaccare bottone dal vivo con una ragazza/o, con tutti i vari impedimenti che questo comporta?

Nel libro non ti fai problemi a scherzare su qualunque categoria. Pensi che il tuo manuale sia politicamente scorretto? E come ti sei approcciato a questo discorso?

Per esempio scherzo molto sull’omosessualità, che d’altronde è una componente decisiva della filosofia greca: basti pensare al discorso dell’eros legato all’insegnamento. Quella greca era una società molto fluida, da quel punto di vista. Ho così avuto la fortuna di avere tra le mani un argomento dove l’omosessualità è sdoganata, e di possedere poi un pubblico di persone che comprendono l’ironia che sta alla base del discorso. Le biografie più scorrette le ho scritte comunque ai tempi liceo, quando forse l’incoscienza non me ne faceva preoccupare troppo. Non so se adesso avrei il coraggio di riscriverle, anche se ho avuto l’incoscienza di tenerle.

Leggendo il libro, si percepisce nel corso delle pagine la presenza di un immaginario coerente, composto da veri e propri topos dell’universo coatto. Come gli hai dato vita?

L’immaginario del coatto è in realtà la cosa a cui faccio meno caso. Ho cercato prima di tutto di creare un immaginario filosofico, quello cioè di una storia della filosofia che fosse coerente dall’inizio alla fine: per esempio ci sono, come ho già detto, i due grandi filoni dei razionalisti, che rimorchiano sui social, e degli empiristi, che rimorchiano invece dal vivo. Nella tensione tra le correnti più intellettualistiche e quelle più empiriste, c’è d’altronde la stessa tensione che si crea tra filosofia e “coattaggine”. Infatti, i filosofi empiristi del libro sono i più coatti di tutti. L’immaginario del coatto non l’ho creato volutamente: biografia per biografia, se c’erano cose di cui stavo scrivendo che mi rendevo conto essere troppo distanti dagli interessi di un coatto, semplicemente le eliminavo. Le parti più credibili erano ovviamente quelle in cui mi rifacevo ai macro-temi del coatto, come il tifo e il rimorchio, e per selezione naturale sono passate avanti le biografie in cui scrivevo di questi temi.

Quali sono, allora, i tuoi progetti per il futuro?

Tutto e niente. Nel futuro prossimo, spero in un altro libro umoristico con Momo Edizioni, non so ancora se in romano o italiano. Nel futuro più lontano, un romanzo, se avrà ancora senso parlare di romanzi.

L’autore presenterà il Manuale martedì 21 gennaio alla Red Feltrinelli in via Tomacelli, 26 a Roma alle ore 18.30.

In copertina: copertina del Manuale di filosofia coatta, Momo Edizioni.
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