Definirlo un illustratore, in realtà, sarebbe riduttivo: Simone Del Vecchio, in arte SDV (@sdv_artworks) è anzitutto un artista e un esperto di cinema. La sua grafica, estremamente originale, colpisce al primo impatto. Simone Del Vecchio ha realizzato, tra le varie opere, l’illustrazione della nuova edizione in dvd de Il Postino di Massimo Troisi e inoltre ha rilasciato due prime linee di t-shirt, disponibili sul suo sito. Attualmente sta partecipando a vari eventi in Italia, dove grazie ai suoi lavori è sempre più conosciuto.

Ciao Simone. Come è nata l’idea di coniugare la passione per il cinema e quella per la pittura?

L’idea è nata in un periodo di totale smarrimento nei riguardi del mio futuro sia personale che lavorativo. In questo stesso periodo ebbi quindi il tempo per perdermi nei meandri di internet alla riscoperta dei miei interessi e passioni, potei allora prendermi il lusso di collezionare, catalogare e studiare quello che più mi piaceva del cinema e dell’arte. Online fioccavano tantissime immagini di artisti ispirate al cinema, come a darne una diversa interpretazione; molti di questi artisti erano stranieri e molti dei lavori erano in digitale. Volli provare a proporre una mia interpretazione e mi affidai a quella nella quale avevo più fiducia: la pittura ad olio. Da subito mi accorsi che era troppo lenta e avrei avuto estrema difficoltà a produrre lavori in sequenza. Non ero molto esperto nell’utilizzo dell’acquerello ma è quella che è definita una delle tecniche più rapide: da lì i like su Facebook, poi Instagram, etc…

Nel processo creativo su cui si basa il tuo lavoro, un momento molto importante è quello costituito dalla scelta di un soggetto o di una scena da illustrare. In questo senso, quale selezione esiste dietro alle tue opere?

La selezione dei soggetti nasce in primis dalla loro caratterizzazione. L’elemento simbolico è essenziale e fa parte di qualsiasi rappresentazione iconografica ed è utile ad attivare nel fruitore il “rimando”aiutandolo a ricordare. Succede che nella maggior parte dei casi, film famosissimi che mi sono stati chiesti più volte, risultino piatti nella concretezza poiché il regista ha dato un impostazione standard alla caratterizzazione dei personaggi. Ad esempio, un Robert De Niro in “Quei Bravi Ragazzi” non ha lo stesso impatto visivo di un Robert De Niro in “Taxi Driver”. Credo che la chiave sia nel postmodernismo e in quanto un personaggio sia l’esasperazione di uno status sociale o politico. In conclusione quindi il rimando al film non riguarda l’attore o il titolo bensì riguarda il personaggio e cosa indossa/fa.

Lo stile che ti definisce come artista è originale e molto apprezzato. Ci sono dei modelli da cui ti senti particolarmente influenzato?

Inizialmente la scoperta del mio stile è stata casuale, lavoro dopo lavoro. Col tempo ho potuto associare il mio stile a quello delle locandine cinematografiche di un tempo, film dei quali sono sempre stato ghiotto e che avevo sempre sotto gli occhi sin da piccolo guardando tutta la filmografia di Totò e dei registi tipici della sua epoca. Amavo le pellicole in bianco e nero e non mi spiegavo come le locandine invece fossero cosi colorate e con una definizione così realistica simile a quelle dei film moderni pensando alle grafiche realizzate mediante fotografia. Chiaramente crescendo poi ho dato risposta a molte domande. Credo, inoltre, che il dilagare del Minimal sotto gli occhi di tutti unito alla ricerca che la società moderna fa del design e della leggerezza mi abbiano contaminato creando quell’SDV che vedete adesso.

In quale direzione si sta evolvendo il mercato dell’arte e dell’illustrazione?

L’arte non è più nelle gallerie e chi cerca di entrarci è perché probabilmente ha tempo da perdere e molti soldi da investire sperando di rientrarci da lì a dieci anni. Il web ha stravolto tutto e adesso è il pubblico a decidere chi merita di procedere e chi no. Non c’è più caporedattore che stia sopra la decisione dei followers di un artista che sta per produrre e pubblicare. Non c’è critico che tenga di fronte a eserciti di pubblico che in nome di un concetto d’arte (a volte puramente senza fondamenta e reso forte dalla moda di “sosteniamo l’arte”) lo idolatreranno e porteranno sempre avanti. Forse è il momento più bello e allo stesso tempo più infame per l’arte: Chi non sa come incanalarsi, come farsi vedere, nonostante sia bravo, potrebbe non emergere mai o mai nel modo giusto. La comunicazione col pubblico è essenziale e gli artisti stessi diventano raggiungibili e il pubblico vuole raggiungerli, li sente vicini, li sente umani. Per quanto riguarda la mia esperienza, io non sarò mai tanto grato a un editore/giornalista/influencer tanto quanto lo sarò a chi è venuto da me, mi ha stretto la mano e ha acquistato un mio lavoro; senza questa persona non avrei potuto fare l’evento dopo, non avrei potuto pagare la stanza in cui sto scrivendo queste risposte a Roma su questo computer che uso per lavorare che non mi sarei potuto permettere.

https://sdvartworks.com/