Pochi giorni fa mi sono imbattuto in una lunga e interessante riflessione sul web. Facendo un’attenta ricerca sono riuscito a risalire alla fonte delle parole così toccanti che avevo letto e sono arrivato sulla pagina Facebook della Dott.ssa Francesca Morelli, psicologa e psicoterapeuta di Roma. Decido così di contattarla per farle alcune domande che in questi lunghi e difficili giorni di quarantena ci ronzano un po’ a tutti per la testa. Il parere e i consigli di un’esperta possono, infatti, aiutarci a vivere e a superare meglio questo momento di isolamento e pausa forzata, senza cadere nel baratro della depressione e dello sconforto. Prima di lasciarvi alle sue preziose parole, condivido con voi un estratto di quella riflessione che mi ha colpito molto e che in poche ore è diventata virale sul web:

“Credo che il cosmo abbia il suo modo di riequilibrare le cose e le sue leggi, quando queste vengono stravolte e condivido con voi alcune riflessioni.
Il momento che stiamo vivendo, pieno di anomalie e paradossi, fa pensare…

In una fase in cui il cambiamento climatico causato dai disastri ambientali è arrivato a livelli preoccupanti, la Cina in primis e tanti paesi a seguire, sono costretti al blocco; l’economia collassa, ma l’inquinamento scende in maniera considerevole. L’aria migliora; si usa la mascherina, ma si respira…

In un momento storico in cui certe ideologie e politiche discriminatorie, con forti richiami ad un passato meschino, si stanno riattivando in tutto il mondo, arriva un virus che ci fa sperimentare che, in un attimo, possiamo diventare i discriminati, i segregati, quelli bloccati alla frontiera, quelli che portano le malattie. Anche se non ne abbiamo colpa. Anche se siamo bianchi, occidentali e viaggiamo in business class.

In una società fondata sulla produttività e sul consumo, in cui tutti corriamo 14 ore al giorno dietro a non si sa bene cosa, senza sabati nè domeniche, senza più rossi del calendario, da un momento all’altro, arriva lo stop.
Fermi, a casa, giorni e giorni. A fare i conti con un tempo di cui abbiamo perso il valore, se non è misurabile in compenso, in denaro.
Sappiamo ancora cosa farcene?

[…] Allora, se smettiamo di fare la caccia alle streghe, di domandarci di chi è la colpa o perché è accaduto tutto questo, ma ci domandiamo cosa possiamo imparare da questo, credo che abbiamo tutti molto su cui riflettere ed impegnarci.
Perchè col cosmo e le sue leggi, evidentemente, siamo in debito spinto.
Ce lo sta spiegando il virus, a caro prezzo”.

 

Ciao Francesca, grazie per averci dedicato parte del tuo prezioso tempo per rispondere alle nostre domande. Ti abbiamo contattata perché ci piacerebbe avere un tuo parere in merito a quest’emergenza sanitaria che si sta abbattendo sul nostro Paese: è normale, secondo te, avere paura oppure dovremmo tutti mantenere la calma e restare razionali in questo momento?

La paura è un’emozione fondamentale, con una funzione conservativa per la specie umana: è grazie ad essa che attiviamo strategie protettive, che ci organizziamo per metterci al sicuro, per preservare l’integrità e l’incolumità e di chi ci circonda.
Avere paura è, dunque, assolutamente coerente alla situazione di emergenza che stiamo vivendo a livello globale ed è importante legittimarla ed esprimerla. Fare questo, riduce il rischio di passare da livelli funzionali di paura al panico vero e proprio che può, invece, impattare sul nostro funzionamento ed impedirci di accedere alle nostre risorse.
Non dobbiamo avere paura di avere paura, insomma, l’importante è non lasciarci sopraffare.

Come psicologa e psicoterapeuta, immagino che nel corso della tua carriera ti sia capitato più volte di dover fronteggiare le paure e le ansie delle persone. Che consiglio ti sentiresti di dare a chi in questo momento non riesce a gestire in modo sano la propria ansia riguardo alla diffusione di questa pandemia?

Le sollecitazioni cui siamo sottoposti a livello pratico ed emotivo sono molteplici, sperimentiamo un cambio della nostra quotidianità altamente destabilizzante ed in continua evoluzione, con sensazione di perdita della sicurezza e del controllo sulla nostra realtà di riferimento.
Alcune persone mostrano una maggiore vulnerabilità a situazioni di stress come questa; può essere allora importante, per esempio, iniziare con il darsi delle piccole regole che aiutano a recuperare una dimensione di organizzazione e di controllo ed a ripristinare, in qualche modo, il senso di sicurezza. È utile, innanzitutto, come dicevamo poco prima, cercar di dare sfogo alle proprie paure ed ai momenti di iperattivazione o di sconforto, parlando con persone di fiducia, cercando attivamente ascolto e supporto. Ancora, si possono usare i canali espressivi per noi eletti: scrivere dei diari o dei racconti su quello che sta accadendo, disegnare o dipingere, ad esempio, dando vita a delle vere e proprie “narrazioni”, utilissime al nostre cervello per “dare senso” a ciò che sta vivendo e ad elaborarlo in modo funzionale.
È opportuno, poi, limitare la ricerca spasmodica di informazioni sul virus a pochi momenti specifici della giornata.

Anche tenersi impegnati in attività concrete e pratiche ha una funzione protettiva. L’immobilità amplifica il sentire e le ruminazioni del pensiero, nonché i vissuti di frustrazione ed impotenza: agire, fare ci permette invece di rompere questo meccanismo.
Se si ha la sensazione che questo non sia sufficiente, può essere utile richiedere il supporto di un professionista, anche attraverso in canali tecnologici oggi a nostra disposizione. Tanti psicoterapeuti hanno attivato servizi utili alla popolazione, portando avanti varie attività di supporto grazie alle videochiamate o ai canali social, ad esempio.

Ci troviamo sicuramente dinanzi a un evento di portata storica che sta cambiando radicalmente le nostre abitudini e limitando le nostre libertà. Qual è il modo migliore, secondo te, per impiegare questo tempo “sospeso” in cui ci troviamo adesso?

Prima di tutto cercare di “cadenzare” il tempo, di non lasciarlo sospeso.
Può essere una buona cosa mantenere l’abitudine della sveglia mattutina, ovviamente in un orario più comodo e dilatato, e darsi poi degli obiettivi giornalieri e di breve periodo. Dedicarsi al riordino di casa ed a rendere l’ambiente in cui trascorriamo la giornata confortevole ed ordinato può essere vitale; chi lavora da casa ha un vantaggio significativo, poiché mantiene un gancio con un’attività consueta e tiene attivo un “senso di normalità”; per chi, invece, è a riposo forzato, bisogna attivare alternative; tutti abbiamo angoli di casa o progetti domestici che non abbiamo mai il tempo di finire: adesso è il momento, la scarpiera, il cambio stagione, ridipingere quel mobile, sistemare le piante. Insieme a questo, per tutti ci sono hobbies e passioni: tramutiamoli in piccoli progetti: imparare il nuovo spartito con la chitarra, leggere gli ultimi 3 libri dell’autore preferito, preparare un dolce nuovo. Diamoci concretezza e regole salutari che strutturino la nostra giornata. Prendiamoci cura di noi, sotto ogni aspetto.

Ciambellone noci e cioccolato. Ph: Francesca Ferrara

Inventiamoci, ancora, appuntamenti “virtuali” con parenti ed amici tramite le varie applicazioni che ci consentono di “vederci” su tablet, computer e cellulari: un saluto prima di pranzo, un aperitivo in gruppo, un saluto della buonanotte.

Sono tante in Italia le persone anziane, fragili e sole, le categorie più a rischio in questo momento. Hai un piccolo suggerimento da dare a queste persone che stanno combattendo una battaglia estremamente difficile?

A loro va, intanto, la mia vicinanza. Per prima cosa, proprio perché più fragili, devono rispettare le norme di tutela in modo assoluto ed evitare di esporsi a rischi dannosi. Cercare di far fronte alle esigenze quotidiane attraverso i servizi a domicilio, vitali in questo momento. E, ove possibile, li invito a chiedere aiuto e sostegno a chi è a portata di mano, come ai vicini di casa per esempio. Ci sono, come dicevo prima, molti colleghi che hanno organizzato gruppi di supporto on line, attraverso i vari social network o i canali digitali più noti: usufruirne può essere una buona strategia. Nello stesso modo, l’uso delle videochiamate, può mettere in contatto con le persone di riferimento che sono lontane ed “accorciare”, anche se solo virtualmente la distanza.

In tal senso, sento però che la vera responsabilità è a carico di chi sta bene, di chi ha più risorse: dovremmo avere tutti un occhio più attento e di cura verso chi è fragile. Se cononosciamo persone malate o in difficoltà, rendiamoci disponibili per le esigenze primarie, dalla spesa ai farmaci, nel rispetto delle norme di sicurezza; insegniamo loro, con semplicità, come usufruire degli strumenti di comunicazione più tecnologici, a cui abbiamo accennato. Facciamo rete, insomma, per il principio che “chi ha di più fa di più”.

Che consiglio ti senti di dare ai più giovani, che si trovano a dover fare i conti con un cambiamento così repentino e inaspettato del proprio stile di vita?

Anche per loro lo stravolgimento è fortissimo, in una fase della vita in cui ci si sta ancora “organizzando” come individui: l’impatto di un’esperienza del genere può essere alto. Valgono le indicazioni generali, l’invito ad un fare progettuale, il mantenersi focalizzati sui propri obiettivi di vita, sui propri interessi, e poi cercare di domandarsi quali cose si possono imparare dall’emergenza virus, fare ricorso agli adulti di fiducia per confrontarsi e farsi sostenere, ove necessario.

La grande potenzialità dei più giovani sta nella maggiore flessibilità, rispetto alle persone adulte, e nella grande dimestichezza con gli strumenti tecnologici che consente loro l’accesso a tanti canali di intrattenimento, studio e socializzazione.
In questa direzione, possono, ad esempio, diventare delle risorse per i propri familiari, soprattutto i più anziani e delicati, ed essere proprio loro ad insegnare come utilizzare dispositivi ed applicazioni: questo riduce il senso di impotenza e frustrazione, fa sentire utili e competenti, attiva pensieri positivi e senso della comunità.

Secondo te l’arte e la cultura possono fungere da “antidoti” e “calmanti” in questa fase di crisi e di angoscia collettiva?

Assolutamente sì. Abbiamo modo di usufruire, oggi, grazie alla tecnologia a nostra disposizione, di libri, musica, film, rappresentazioni di ogni genere; è possibile addirittura visitare virtualmente alcuni dei musei e gallerie d’arte più importanti del mondo. Arte e cultura sono fonti elette di stimoli positivi per la nostra mente, attivano la parte creativa del cervello e hanno, spesso, una funzione catartica, facilitando i processi di elaborazione, anche in momenti di stress come questo.

In un post su Facebook di pochi giorni fa scrivi: “In una dimensione in cui le relazioni, la comunicazione, la socialità sono giocate prevalentemente nel “non-spazio” del virtuale, del social network, dandoci l’illusione della vicinanza, il virus ci toglie quella vera di vicinanza, quella reale: che nessuno si tocchi, niente baci, niente abbracci, a distanza, nel freddo del non-contatto. Quanto abbiamo dato per scontato questi gesti ed il loro significato?”. Come possiamo sopravvivere a questo prolungato periodo di isolamento, per molti lontano dai propri cari o dal proprio compagno/a, senza cadere nello sconforto e nella depressione?

Certamente siamo tutti chiamati a delle grandi rinunce, siamo privati di qualcosa di fondamentale per noi e di vitale per le nostre relazioni: vicinanza e contatto fisico. È difficile pensare a distanze così prolungate senza un senso di “mancanza”, di vuoto. Concediamoci i momenti di sconforto, ma facciamoli poi diventare lo spunto per potenziare altri aspetti delle relazioni, ad esempio quello della comunicazione emotiva: impariamo ad esprimere i nostri sentimenti più profondi, diciamo all’altro quanto ci manca, diamo valore, esprimendolo, alla bellezza dei piccoli gesti quotidiani che ci mancano: fare colazione insieme, abbracciarsi ad ogni incontro, condividere un film sul divano, un pranzo di famiglia o tra amici la domenica; e parliamo di come sarà quando ci lasceremo alle spalle tutto questo, di quanto saremo felici di poter “riprendere il filo”. Stiamo con i piedi in un presente difficile, progettando, però il futuro.

Un’ultima importante domanda: una volta terminato questo periodo eccezionale di quarantena, sarà difficile, secondo te, tornare alla normalità? Potrebbe capitare di subire una sorta di “shock” emotivo dovuto al prolungato cambiamento delle proprie abitudini di vita? Se sì, come affrontarlo e superarlo?

Dobbiamo accettare l’idea che questa esperienza lascerà un segno profondo. Parte della popolazione riuscirà ad elaborare ciò che sta accadendo in modo funzionale e “risolutivo” grazie a risorse innate e ad una buona resilienza. Per altre persone il superamento questa esperienza di crisi, invece, potrebbe essere più delicato, richiedere più tempo ed interventi più specifici.

Se ci si dovesse rendere conto che una serie di reazioni da stress, quali forte ansia, irritabilità, difficoltà di concentrazione, pensieri intrusivi e negativi, tendenza all’isolamento e difficoltà a riprendere le normali abitudini, tendono a perdurare anche dopo la fine dell’emergenza, sarà utile contattare un professionista in grado di dare sostegno e direzionare in modo competente ed efficace il processo di elaborazione degli aspetti traumatici, per consentire il ritorno ad una condizione di equilibrio.

Un’attenzione specifica in questo senso va a tutte quelle persone che, più da vicino, stanno vivendo la parte più drammatica della pandemia: gli operatori sanitari, i contagiati, gli ospedalizzati, i parenti e conoscenti di chi ha perso la vita a causa del virus; chi, ancora, ha contagiato qualcuno.
In tutte queste circostanze, la tecnica terapeutica dell’EMDR rappresenta uno strumento eletto, riconosciuto a livello internazionale, per l’elaborazione del trauma a tutti i livelli. Si possono trovare terapeuti che utilizzano questa tecnica su tutto il territorio nazionale consultando la pagina www.emdr.it, nella sezione “terapeuti”.

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