Classe 1992, laureata a pieni voti in Storia dell’Arte, un Master in Economia dell’Arte e dei Beni Culturali, un corso di Alta Formazione in Management delle Imprese Creative. “Ma non farti ammaliare dai paroloni” scrive Eleonora sul suo blog, “tutto quello che sono oggi lo devo per l’80% a quello che ho fatto fuori dalle aule universitarie“.

Copywriter, Art Strategist, Digital Marketer, Content Creator: Eleonora Rebiscini è tutte queste cose insieme. Abbiamo deciso di intervistarla per capire come fa a coniugare il suo lavoro di consulente artisti e business legati all’arte a quello di copywriter/content creator.

Instagram è il suo mezzo di espressione preferito (qui infatti ha raggiunto più di 10mila follower) per raccontare la sua esperienza di storica dell’arte e dare consigli su come avere una presenza online di successo.

Conosciamola meglio.

 

Ciao Eleonora, sul tuo sito e suo tuo profilo Instagram ti definisci un Art strategist: che intendi con questa espressione? 

Ciao! È un nome che ho scelto per definire un lavoro che fino ad ora non avevo mai sentito in giro. Sono una storica dell’Arte ma sono anche una Digital Marketer, ho un’esperienza nel settore da 4 anni nell’e-commerce della mia famiglia.

Da qui è nata la mia voglia di unire le mie due grandi passioni in un lavoro a servizio per gli artisti ed i Business legati all’Arte.
Sono un’Art Strategist nel senso che faccio delle consulenze per aiutare le persone di cui sopra a sviluppare la propria comunicazione online, prevalentemente sui social.

Può accadere tuttavia che insieme al mio compagno effettuiamo anche siti web, e in quel caso ci occupiamo di tutto: dallo shooting (il mio ragazzo è un fotografo) ai testi (il mio primo lavoro è comunque quello del Copywriter).

https://www.instagram.com/p/B_8BGt6qoL1/

Ci spieghi, in parole povere, qual è la differenza fra Content Creator e Copywriter? 

Beh, il Copywriter è un lavoro che ha una storia molto più “vecchia”. Inizialmente i copywriter, durante il Boom Economico in USA, erano coloro che scrivevano le cosiddette sales page. I grandi brand avevano a disposizione degli spazi pubblicitari nei magazine, molto costosi, e in poche parole dovevi riuscire a vendere quel prodotto.
Nasce così l’espressione vendere con le parole, letteralmente: utilizzare mezzi di scrittura persuasiva per convincere le persone a comprare un frigo, una macchina, un forno.

Oggi il copywriter fa un lavoro simile, ma sul Web. La definizione si è estesa ai blog e ovviamente, per fare un sito web, aiuta molto che i testi siano scritti in copy.
Per quanto mi riguarda è un modo di scrivere che ho fatto mio, quindi mi sono resa conto che per me tutto diventa copy, dalla caption su Instagram all’articolo sul mio blog.

Il content creator è invece colui che crea contenuti di valore: io ad esempio con la mia Rubrica Social Art durante la quarantena ho creato dei contenuti a servizio della mia Community.
Posso dire che il copywriting è il mezzo attraverso il quale riesco a creare contenuti, e quindi una content creator.

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Adesso che sono in quarantena ho riscoperto i piaceri della lettura… S T R O N Z A T E Adesso che sono in quarantena ho riscoperto il piacere di ammirare la libreria che ho costruito nel corso degli anni e pensare a come io abbia sudato su ogni singolo tomo. Questo catalogo ad esempio, non me lo scorderò mai: Prova tangibile di una mostra su Bernini che deve essere stata veramente fantastica, mi ha lasciato una consapevolezza che mi porterò dietro per tutta la vita. Quella secondo cui Bernini ha sempre creato statue, ritratti marmorei scintillanti in procinto di parlare, di esprimere un pensiero: Mai nell’atto di raccontare qualcosa, mai nell’atto dell’ascolto.

Sempre nel momento immediatamente prima, quello di sospensione. E’ un microsecondo, un momento in cui sai già cosa stai per dire, ma non lo hai ancora fatto. Quello in cui si presuppone che di fronte a te ci sia un’altra persona, che ha appena finito di parlare: insomma, un ritratto collettivo in cui si manifesta solo uno degli interlocutori. Pura magia che solo la storia dell’arte riesce a donarti. Ecco, voglio dirvi una cosa: Non perdete mai il contatto con ciò che amate veramente, quello che vi ha fatto scegliere un percorso difficile e quasi privo di aspettative. Siete stati cazzuti una volta, potete esserlo ancora. #STORIARTE #storiadellarte #arte #art #artgram #arthistory #historyofart #paint #painting #culturalheritage #masterpiece #beauty #artpage #culture #artconsultant #artnow #contemporaryartwork #contemporaryartcollector #artcurators #modernartists #artexhibition #influensarte

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Consiglieresti ad un ragazzo/a di iscriversi ad un corso di laurea in Storia dell’arte nel 2020?

Certo! Credo molto nella formazione, ma credo molto anche nelle doppie specializzazioni.
Sono una di quelle che crede che si debba fare esperienza fin da subito, quindi se studi Storia dell’Arte hai sicuramente tempo di farti un lavoretto da Social Media Manager nel frattempo o di farti tirocini/stage che ti facciano capire subito la direzione che vuoi prendere.

Quindi consiglierei di iscriversi ad un corso di laurea in Storia dell’Arte a patto che nel frattempo si faccia anche altro.

 

Perché, secondo te, i giovani laureati in materie umanistiche fanno così fatica a trovare lavoro in Italia?

Credo che siamo in una sorta di circolo vizioso: lo Stato, l’Università non ci aiuta a sentirci utili per la Società e noi, di conseguenza, non ci sentiamo adeguati.

Allo stesso modo però credo che molto spesso le persone si adagino su questi problemi, mettendoli come scuse per qualsiasi cosa.

Con la mia pagina Instagram cerco di dare fiducia ai ragazzi della mia età e di far vedere che facendosi il mazzo è possibile fare qualcosa di interessante.

Ig: @eleonorarebiscini

Come hai trovato la tua strada? Quando hai capito che potevi coniugare le due tue grandi passioni, arte e digital marketing, e farlo diventare il tuo lavoro?

Questa domanda me la fanno tutti, ma non ho una risposta ben precisa.

Sicuramente in me è sempre stato insito un forte istinto di realizzazione personale, nel senso che io non mi do pace la notte se non so che sto sfruttando al 100% tutto quello che ho fatto.

E sia chiaro, non intendo il solito discorso del “ho studiato 5 anni questa cosa e quindi ci devo per forza lavorare dentro”.

È più un “io ho questa passione, che ho studiato, e la voglio mettere in pratica”. Allo stesso modo, io amo molto il Marketing: adoro studiare psicologia, copywriting, storytelling. Allo stesso modo non mi sarei data pace se ad esempio avessi fatto un lavoro che non includesse questa parte della Comunicazione.

Unirle è stata una naturale inclinazione personale, dopo molte esperienze professionali nel settore culturale, di cui almeno la metà non retribuite.

Specialmente nell’ultimo anno dell’università ho capito che quello che sapevo di Marketing era veramente una risorsa che potevo sfruttare, e ho deciso di sfruttarla per me stessa anziché per gli altri.

Sembra molto strano, ma in questo settore è più facile aprirsi una p.iva e iniziare a lavorare da sé piuttosto che aspettare il posto in un Museo.

 

Com’è nata l’idea del progetto #SocialArt? Qual era l’obiettivo di questa iniziativa?

Io volevo fare qualcosa per tutti i ragazzi che mi seguono: storici dell’arte che si stanno laureando o si sono addirittura laureati online e non hanno alcuna prospettiva lavorativa.

Già prima era molto difficile, figuriamoci adesso.

Per questo motivo ho deciso di condividere alcuni dei consigli pratici che solitamente comunico durante le mie consulenze:

9 consigli da applicare subito su Instagram, per implementare la propria presenza online in modo attivo e non passivo e agevolare quel processo di brand identity che tutti noi dovremmo curare sui social, per la ricerca del lavoro.

Lo sapevi che il 57%  delle persone che fanno recruitment cercano online i candidati?

Credo che nel settore dell’arte, curare un profilo Instagram secondo le proprie passioni sia molto importante.

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Quando sono in diretta o faccio delle stories IG mi scappa qualche termine un po' strano. PREMESSO che le conversioni sono quelle azioni che nel Marketing danno l'effettiva misura di un successo o insuccesso di una campagna, ho cercato di riadattare il concetto ad un caso random su Instagram. A cosa vi serve sapere che si chiamano conversioni piuttosto che qualcos'altro? A fare bella figura a cena, ovviamente. E adesso ditemi: quanto ha convertito il vostro ultimo post❓ Grafiche di @martaplens . . #STORIARTE #storiadellarte #arte #art #artgram #arthistory #historyofart #paint #painting #culturalheritage #masterpiece #beauty #artpage #culture #artconsultant #artnow #contemporaryartwork #contemporaryartcollector #artcurators #modernartists #artexhibition #influensarte

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Tre consigli pratici su come diventare un Art Strategist.

Guarda  sto ancora cercando di definire al meglio questo lavoro, e non è detto che si fermi esclusivamente alle consulenze per artisti. Detto questo, posso dirti 3 cose che ho fatto io per riuscire a fare consulenze.

 

1) Studiare Digital Marketing dagli americani (no italiani che traducono libri, non è la stessa cosa). Seth Godin, Neil Patel, Ogilvy sono solo alcuni dei più famosi.

2) Fare esperienze professionali durante l’Università: in questo modo capisci subito cosa non ti piace fare e vai ottimizzare il tuo processo di formazione professionale.

3) Usare i social. Usarli costantemente, come un professionista, anche se in quel momento non vieni pagato. È solo il processo che ti aiuta a diventare quello che vuoi diventare.

Il coronavirus cambierà le regole e le dinamiche del sistema dell’arte o pensi si tratti solo di una parentesi momentanea?

Le regole del sistema stavano già cambiando prima del coronavirus, solo che gli italiani ancora non se ne rendevano conto.

Questa triste emergenza ha accresciuto la consapevolezza che c’è bisogno di un cambiamento, sia nel privato che nel pubblico.

Sicuramente il Mercato si sposterà molto di più verso l’online, mentre i musei, beh spero che inizieranno a prendere in considerazione i giovani in maniera seria.

Per il resto, se non sarà il coronavirus a cambiare, lo farà il cambio generazionale.

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