Se siete di Roma avrete indubbiamente sentito parlare di Cristiano Carotti e della sua mostra personale “Stessa Spiaggia, Stesso Mare” organizzata dalla White Noise Gallery di Roma. Questa esposizione, che presentava diverse opere che hanno fatto scalpore, ha portato una ventata d’aria fresca in un mondo ancora troppo legato alla tradizione e ai grandi maestri del passato. Dopo questo avvenimento la fama di Cristiano è cresciuta in maniera esponenziale permettendogli non solo di conquistare le copertine delle più importanti riviste d’arte, ma anche di realizzare installazioni per i luoghi più importanti della capitale. In occasione dell’inaugurazione della sua opera per il centro culturale Angelo Mai, abbiamo deciso di intervistarlo e conoscere meglio la sua arte.

Raccontaci della tua formazione artistica. Quando hai iniziato ad appassionarti all’arte?  

La pittura, e più in generale la manipolazione della materia, hanno sempre avuto  il ruolo di  farmi stare bene e di controllare la mia iperattività. Fin da piccolo i miei genitori mi facevano dipingere per poter farmi passare il tempo ed evitare che mi annoiassi.  L’arte per me è stata per lungo tempo un’amica di infanzia su cui potevo sempre contare, ma che a volte ho dato per scontato. Dopo aver capito quanto fosse importante per me questo mondo, ho deciso di frequentare l’accademia d’arte, dove ho perfezionato la mia tecnica.  Qualche anno fa, visto il mio crescente interesse per il mondo del video, ho deciso di frequentare un master apposito per approfondire questo mondo.

Nelle tue opere si possono ammirare numerose barche armate. Come è nata questa tua passione per questo mezzo così particolare? 

Non ho mai indagato la cosa a livello d’inconscio; ma probabilmente non è un caso che io stia per presentare la quarta istallazione con dei natanti come protagonisti. Anche capolavori come Moby Dick, Cuore di Tenebra o Linea d’ombra, assieme alla serie cinematografica di Pirati dei Caraibi hanno contribuito a questo mio crescente interesse per le imbarcazioni. Le mie barche vogliono richiamare  il tema del viaggio in mare; metafora della ricerca di noi stessi. Il viaggio in mare si compone del rito iniziatico, il contatto con l’abisso che rappresenta l’inconscio, la dannazione e la tentazione. Gondola a parte, che ha un altro approccio concettuale, le ultime imbarcazioni hanno una connotazione fortemente politica, visto che il mare,  è da un po’ di tempo al centro di un dibattito su cui è doveroso, a mio avviso, prendere una posizione.

Ripercorrendo la mostra “Stessa Spiaggia, Stesso Mare”, l’opera che ha fatto più scalpore è stata l’installazione composta da un pedalò armato. Come è nata questa particolare opera e cosa volevi comunicare? 

Ho iniziato a lavorare ad un pedalò armato dopo aver sentito parlare l’ex ministro Matteo Salvini. Durante un’intervista fatta alcuni mesi fa, il leder della Lega accennava ad alcuni sbarchi che avrebbero messo a repentaglio la pace e le vacanze degli italiani chiudendo poi il discorso con la classica formula “porti chiusi, pacchia finita”.  Dopo questo discorso ho iniziato a pensare a tutte quelle persone che si sarebbero sentite rappresentate dalle sue parole, convinte che il capitano avrebbe difeso le loro ferie, mi sembrava già di sentire le classiche frasi come “bisogna affondarli quei barconi” o “rimandiamoli a casa loro”.  Ho pensato, quindi, di dargli lo strumento per mettere in pratica la loro mostruosità. Volevo creare un mezzo grottesco e pericoloso che rappresentasse  a pieno i loro animi. Da questo mio pensiero è nato un “pedaló armato“, così le persone possono prendersi  le proprie responsabilità e premere personalmente il grilletto.

Cristiano Carotti, SEAGULL SS-17 Prototipo per strumento di autodifesa popolare, 2018.
Courtesy White Noise Gallery, Roma

Nell’esposizione per la White Noise Gallery hai presentato alcune teste di animali in ceramica. Potresti spiegare ai lettori di Arwtave il senso di questa installazione?

Il lavoro sull’animale e sul suo simbolismo esoterico e antropologico rientra da tempo nella mia ricerca. Le diciotto teste di lupo esposte  all’interno della mostra “Stessa Spiaggia Stesso Mare” rappresentano il mostro marino “Scilla” che Ulisse, naufrago per eccellenza, affronta al suo arrivo nello stretto di Messina.  Questa installazione vuole creare un collegamento tra il viaggio di Odisseo, pieno di mostri marini, e quello degli immigrati approdati sulle nostre coste che affrontano i mostri dell’odio, dell’indifferenza e della paura.

Tra le ceramiche presentate alla mostra, “Cariddi” svetta fra tutte. Raccontaci di più su quest’opera diventata uno dei simboli della mostra “Stessa Spiaggia, Stesso mare”.

Cariddi è la solenne e seducente rappresentazione della nostra società, che non vuole e non può rinunciare a tutto il superfluo di cui si copre e si nutre. Cariddi è insaziabile, ingoia e rivomita il mare per tre volte al giorno. Per queste ragioni ho deciso di rappresentarla così, metà pesce e metà body builder. In questa donna che perde le forme e la femminilità in favore della crescita dei propri muscoli ho racchiuso l’idea di un mondo occidentale che corre senza freni verso l’autodistruzione e che purtroppo si sta trascinando dietro tutto il pianeta.

Cristiano Carotti, Cariddi, 2018. Ceramica Policroma.
Courtesy White Noise Gallery, Roma

Descrivici la tua serie “bandiere”. Che messaggio si cela dietro queste tue opere e come esse vengono realizzate?

Le bandiere fanno parte del progetto “Dove sono gli Ultras“  che ho avuto la fortuna di condividere con il musicista e amico Rodrigo D’Erasmo. Lo studio, presentato da White Noise Gallery Roma e One Contemporary Art Venezia, è un’ indagine sul valore dell’archetipo e del simbolo nei fenomeni aggregativi collettivi. Partendo dall’analisi dei simboli e delle immagini presenti sui vessilli e le bandiere delle tifoserie negli stadi, ho sviluppato un corpus di opere che cercano di isolare ed esaltare il ruolo individuale e sociale, racchiudendoli in contorni definiti, dei maggiori archetipi dell’inconscio collettivo di matrice junghiana. L’immagine archetipica, secondo le teorie di Jung è in grado di influenzare il comportamento degli individui e quindi anche della collettività. Un chiaro esempio di questa teoria lo si può vedere nell’ uso massiccio delle immagini nella propaganda nazista. A livello tecnico c’è dietro una lunga ricerca, abbastanza empirica direi. Sono riuscito a combinare due resine che applicate al cotone lo rendono rigido e flessibile allo stesso tempo. In questo modo si riesce a mantenere un drappeggio abbastanza naturale sulla bandiera e dipingerci sopra senza problemi. La difficoltà più grande è quella di realizzare un soggetto su un supporto ondulato mantenendone le forme e le proporzioni, ma una serie di scontri, alla fine ho raggiunto il mio scopo.

Come nascono le tue opere? Quali sono i materiali che prediligi e soprattutto a cosa ti ispiri quando realizzi le tue installazioni?

Credo che ogni idea abbia il proprio mezzo elettivo di rappresentazione. Per quanto mi riguarda il processo creativo parte da una suggestione, molto spesso visiva, per poi trasformarsi in “oggetto”, quest’ultimo è puntualmente diverso dall’idea iniziale.  Per fortuna, o per sfortuna, uso tantissimi medium, dalla pittura alla ceramica fino ad arrivare alla macchina da presa, perciò posso dire davvero di avere l’imbarazzo della scelta sui mezzi da usare. Prendo appunti costantemente e nei momenti più disparati. Spesso utilizzo le note dell’iPhone che diventano una specie di chilometrico elenco indecifrabile di suggestioni che iniziano tutte con il verbo “fare”. Difficilmente realizzo dei bozzetti, passo direttamente da quelle note a modellare la creta o a dipingere. Tranne che per le istallazioni, quando posso evitare di realizzare il progetto e passare direttamente a creare l’opera lo faccio volentieri perché penso che in questo modo il lavoro risulta più sincero. Questo, in ceramica soprattutto, fa sì che io rompa un po’ troppi pezzi in cottura  ma, come diceva Jack Nicholson nelle vesti del Joker: “Non si può fare una omelette senza rompere qualche uovo”.

Parlaci dei tuoi progetti futuri e degli eventi che ti vedranno protagonista in questi mesi

Per il momento sto lavorando alla promozione del film “Artaserse”, lungometraggio che ho diretto e girato insieme all’artista  Desiderio.  Nel futuro immediato ci vediamo all’Angelo Mai il 13 settembre per l’inaugurazione di ANGELO (Search & Rescue), il mio nuovo site-specific che verrà presentato per la riapertura di questo centro culturale davvero unico e al quale sono particolarmente legato.

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