Alida Truppa, classe 1980, in arte Didi on Paper si racconta alla redazione di Artwave, svelando il suo percorso, la sua arte e le sue passioni. Fotografa instancabile realizza opere completamente nuove su supporto cartaceo, permettendo al massimo la fruizione dei suoi lavori.

Quando hai iniziato a fare arte? Hai sempre voluto intraprendere questo percorso?

Nella vita mi hanno sempre affascinato due cose: l’aspetto formativo con i bambini, percorso che ho intrapreso fino ad un certo punto della mia vita, e l’immagine; da quando sono piccola ho sempre pensato che avrei lavorato come maestra o come vetrinista. La vetrinista, difatti, è stato un lavoro che ho svolto per moltissimi anni e che ha molto a che fare con la creatività. Scrivo da quando avevo dodici anni e fotografo da quando sono piccola, per gioco, con la macchina fotografica dei miei genitori. Nel 2002 ho approfondito molto di più questo aspetto frequentando una scuola di fotografia, quindi c’è sempre stata un’inclinazione nel voler fare arte, un’inclinazione che inizialmente non capivo. Ho sempre avuto una visione e lettura del mondo molto particolare.

C’è stato qualcuno, un artista in particolare che ti ha ispirata?

Molti. Farei tre nomi in particolare, perchè fanno parte di una formazione, non solo artistica, ma soprattutto umana. La prima è Francesca Woodman, una fotografa, di lei mi colpì tantissimo la mostra presso Palazzo delle Esposizioni, piansi in quell’occasione. Quelle immagini risuonavano in me. Un altro artista a tutto tondo è Bruno Munari e sicuramente anche Ettore Sottsass.

Da cosa parti? Come si sviluppa il tuo processo creativo?

Non è molto facile. Parto sempre da un’associazione o dalla meraviglia, per me fotografare è un atto meraviglioso, sono la prima a sorprendersi. Nel momento in cui si riguardano le immagini si notano particolari che l’occhio inizialmente non aveva colto. C’è stato un periodo della mia vita in cui facevo solo foto in studio e tutto era perfettamente architettato. Successivamente la meraviglia è stata la strada, potevo uscire allo scoperto e potevo produrre foto completamente diverse da quello che era il mio genere di partenza. La mia produzione si concentrava sul ritratto e sul nudo. Il progetto “Didi on Paper” è solo una parte di questo mio occhio fotografico, forse è la parte più ironica. Prima devo capire l’immagine e poi posso uscire allo scoperto, è un atto necessario, questo secondo me è un approccio alla fotografia molto femminile. Per tanti anni mi sono allontanata dalla fotografia, non ho più voluto approfondire questo argomento, non ci sono state foto di me. Quando è tornata mi sono nuovamente allenata e da zero ne ho realizzata una al giorno, un pò come la mela con il medico.

Cosa ha portato a questo distacco tra il tuo passato fotografico e Didi on Paper?

Inizialmente tendevo a tenere dei progetti, e delle fotografie, nascosti, soltanto per me. Didi on Paper è nata in un momento particolare della mia vita, in cui ho dovuto affrontare diversi cambiamenti, l’idea è stata quella di collegare la fotografia alla scrittura; è un progetto che riguarda anche il merchandising, molto più fruibile rispetto sia ai prezzi di una galleria sia ai materiali che utilizzo: non si tratta di una carta fotografica, ma di una carta su cui poter scrivere, carta riciclata; è un working progress costante. C’è anche la possibilità di farlo diventare un complemento di arredo, che è una delle mie passioni, avendo un passato da allestitrice.

Egon Schile. Linköping, 2016. Credits: Alida Truppa

Qual è la mostra a cui sei più legata?

Probabilmente la prima, presso la Galleria d’arte Johnny Madge nel borgo medievale di Casperia. Era una mostra di nudo di dodici immagini che aveva come filo conduttore la memoria tattile, ossia la memoria del corpo; quanto gesti o carezze di alcune persone rimangano addosso come un imprinting. Mi è successo in prima persona ed è straordinario come il corpo registri e associ, ad un tocco o ad un movimento, un ricordo. Per me è stato difficile esporre quel lavoro, perchè sei a nudo anche tu e devi sostenere questa esposizione senza filtri e veli.

Qual è il lavoro al quale sei più affezionata e perché?

In realtà ce ne sono alcuni che non sono noti, io ho pacchi di negativi e di provini a contatto. C’è un lavoro su di me che non ho mai esposto e quello sicuramente ha un potenziale, ma vorrei rielaborarlo. Sono, in realtà, legata ad un lavoro che si concentra su dei soggetti in particolare: i miei nipoti. Queste fotografie sono molto importanti per me, hanno un peso nella mia vita; racconto la loro infanzia come un corto cinematografico: “Il Neorealismo dei bambini”.

Be thankful for what you’ve got. Napoli, 2017. Credits: Alida Truppa

Le tue opere raccontano la tua visione del mondo e parlano di te stessa, ma c’è qualcosa in particolare che vuoi trasmettere attraverso di loro?

Nel progetto “Didi on Paper”, o perlomeno è come la vedo io, ci sono delle immagini ironiche, surreali, c’è questo lavoro sul collage che da un’idea di costruzione e di rimando. Mi piace quando parlo con le persone, trovare e dare, uno scambio, un pezzo della propria vita. Partiamo dalle stesse emozioni, mi interessano le cose semplici e in queste foto cerco di trasmettere proprio questo, immediatezza e semplicità.

Hai qualche consiglio da dare a chi si sta addentrando in questo mondo adesso?

Tendenzialmente quando si inizia a fare fotografia si tende sempre a voler piacere agli altri, o , giustamente, si è influenzati da alcuni autori e maestri. Questo secondo me offre la possibilità di mostrare ciò che ci piace, è giusto, ma la fotografia per me è felicità e io spero e credo che si debba ricercare questo, cercando anche di comprendere quando bisogna fermarsi: non tutto deve essere fotografato.

Progetti futuri?

C’è qualcosa in cantiere proprio per quanto riguarda il progetto dei bambini, l’ho iniziato con i “Fantastici Quattro” e che sicuramente mi piacerebbe sviluppare con altri bambini. Vado molto d’accordo con loro, credo ci sia quella meraviglia che ci accomuna e voglio puntare su questo.

Noi della redazione ringraziamo Alida per sua gentilezza e la sua disponibilità e le auguriamo il meglio per la sua carriera artistica. Le sue opere sono esposte presso diverse gallerie ed art store italiani: Papel Roma, Libera Soon, Materia e The Cloister Milano.

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