Per festeggiare la festa della mamma, a pochi giorni dalla Giornata internazionale contro l’omofobia, Elio Belmare ci regala il suo ultimo singolo accompagnato dal fresco, colorato ed emozionante videoclip. Il brano è il racconto musicale di un tema molto attuale: ad oggi in Italia i figli delle coppie omosessuali non sono riconosciuti dalla legge. L’obiettivo di Elio Belmare con questo singolo, oltre sensibilizzare sull’argomento, è infatti quello di raccogliere fondi a favore della tutela legale delle famiglie omogenitoriali.
Sposano volentieri la causa i nipoti di Ettore Scola: Tommaso Lazotti e Marco di Mambro amici di Elio che firmano la regia del videoclip dichiarando: “Ci è piaciuto molto il testo del brano, è un tema oggi molto divisivo ma è una realtà che esiste e a prescindere da come la si pensi, vale la pena parlarne“.

E proprio perché vale la pena parlarne, abbiamo incontrato Elio Belmare e approfondito l’argomento:

Come è nato il brano e la successiva idea di realizzare questo videoclip?

Il brano è nato circa 5 anni fa, ho suonato in giro per molti locali di Roma ed è al Coming Out, noto locale gay della capitale all’ombra del Colosseo, che ho conosciuto Annalisa e la sua compagna (poi moglie) Giulia. Dopo un po’ di tempo hanno deciso di mettere su famiglia e quando è nato il loro primogenito, Giulio, mi sono messo nei suoi panni: con i suoi occhi non riuscivo a capire perché lo Stato non lo riconoscesse come figlio di quelle due madri da cui era tanto amato.
Ecco, quindi, la nascita di “Mamma Gioca in Serie B”, una canzone che racconta di una metaforica partita di calcio in cui Giulio non riesce a spiegarsi perché, nonostante la mamma non biologica faccia sempre goal, questa resti sempre in serie B.
Ero alla ricerca di un sound a tratti “disneyano” e mi sono rivolto a Simone Gianlorenzi, già mio produce per “Stabile”, il mio primo singolo; la mia vocal coach, invece è stata Marta Gerbi, mentre le batterie sono state affidate a Matteo Di Francesco. Il soggetto del videoclip è stato realizzato da me e da Tommaso Lazotti, che con Marco Di Mambro cura la regia; senza di lui probabilmente non ce l’avrei fatta visti gli innumerevoli ostacoli che abbiamo dovuto affrontare tra diluvi universali e incidenti stradali degli attori: fortunatamente tutto è andato per il verso giusto.

Quale sarà secondo te il futuro delle famiglie arcobaleno?

Come ho già anticipato il brano è nato 5 anni fa e non mi sarei mai aspettato che nell’arco di questo tempo le famiglie omogenitoriali non avessero il riconoscimento da parte dello Stato.
Il loro futuro sarà sicuramente difficile, almeno per i prossimi anni, ma le famiglie arcobaleno sono una realtà e l’Italia dovrà farsene una ragione prima o poi; continuando a combattere ce la faremo!

Cos’è per te la musica? 

Io vedo nella musica un canale di comunicazione che ti prende lo stomaco; riguardo a “Mamma Gioca in Serie B”, volevo comunicare il concetto attraverso le emozioni e non i ragionamenti logici e i saggi scientifici dei sostenitori delle famiglie omogenitoriali.
Per carità, questi sono importanti per documentare quanto sia stupido pensare che bambini di genitori dello stesso sesso siano “in pericolo”, ma il popolo ha bisogno di essere scosso attraverso messaggi diretti, profondi e contemporaneamente facili da comprendere.
Il brano è scritto con un linguaggio molto infantile e a tratti ingenuo, cercando di “sensibilizzare” l’ascoltatore e poi successivamente di farlo ragionare.

Che rapporto hai con tua madre?

Mia madre è la mia forza, la mia prima fan, infatti quando cerco un parere su una canzone è l’ultima a cui la faccio ascoltare visto che per lei è tutto sempre bello.

Sarai genitore un giorno?

Essere padre è il mio più grande desiderio! Lavoro con i bambini da quando avevo 16 anni ed ho sempre sognato di poterne crescere uno. Non importa che sia mio o che sia adottato, penso semplicemente che “i figli sono di chi li cresce, non di chi li genera”.