di Virginia Di Mauro

 

Emiliano Esposto nasce a Roma nel 1979 e si diploma nel 1998 in Grafica Pubblicitaria. Per diversi anni lavora come scenografo nei villaggi turistici, dove trova l’occasione per sperimentare tecniche, materiali e incontri che arricchiscono la sua ricerca. Artista versatile e poliedrico sceglie come materiale principale la pellicola da cucina, d’uso quotidiano, fragile e scivolosa, all’apparenza inadatta per la pittura. Approfondiamo più nel dettaglio con un’intervista a Emiliano in un tardo pomeriggio di pioggia nella sua 94 Tele, in via Madonna dei Monti.

Qual è stato il tuo punto di partenza? Da cosa nasce la tua arte?

Ho iniziato da bambino copiando i disegni che mia madre, stilista di moda, realizzava. I manichini che ho qui nel locale, e che poi ho dipinto, sono i suoi. Da lì deriva lo studio per i quadri con soggetto le ballerine e le punte per danza classica. Ho studiato Grafica pubblicitaria e stavo per iscrivermi al DAMS, tuttavia il percorso non mi soddisfaceva. Per i quindici anni successivi ho lavorato nei villaggi turistici, occupandomi di scenografia. Lì ho iniziato a utilizzare il legno, i materiali di riciclo e a sperimentare.

Avendo un’impostazione teatrale il tuo occhio era allenato agli effetti speciali. Come hai scoperto la pellicola da cucina?

L’ho scoperta in uno degli spettacoli realizzati durante l’esperienza nei villaggi turistici. Mi piaceva l’effetto di colore spruzzato che creava sull’americana, oltre all’idea di partire da qualcosa che hanno tutti in casa. Così ho utilizzato la pellicola nelle performance live, dove inizialmente usavo altri supporti, dipingevo su tela, cartone e sono stato contattato da un teatro per dipingere in una gabbia di plexiglass. Con il tempo, invece, è diventata una richiesta del pubblico. All’inizio i quadri erano protetti da plexiglass, ora, invece, avendo abbandonato sempre più la sicurezza della tela, su cui dipingevo con acrilico, olio e carboncino, mi dedico solo alla pellicola su cui utilizzo smalti, chine e con l’aggiunta di resine per mantenere rigido il lavoro. Alcuni dipinti sono anche retroilluminati: è uno dei vantaggi del mantenere la trasparenza della pellicola da cucina.

Tutti abbiamo “combattuto” in cucina con la pellicola che si appiccicava al rotolo. Tu come riesci a dipingerci sopra?

Utilizzo pochi strati, circa 3/4 per conservarne la trasparenza. Mi piace anche dedicarmi alle performance con la musica: anche la pellicola “balla” e l’effetto cambia ogni volta. Posso utilizzare come supporto iniziale tavole, cartone o plexiglass, ma non necessariamente.

Ci sono stati degli artisti che, durante la tua carriera, ti hanno ispirato?

Sì. Klimt per la poetica e la sua originalità. Van Gogh per l’utilizzo del colore. Picasso come stile di vita. Dalì per la sua mente istrionica tesa a realizzare il mondo che non c’è. In lui in particolare mi rispecchio molto perché “Emiliano” non è facilmente riconoscibile come stile, cambia, infatti, seguendo solo l’amore per la ricerca. Ultimamente nei miei quadri l’astratto sta diventando sfondo del figurativo, in un’unione di stili: i singoli tasselli danno origine a un quadro unico. Succede e mi piace troppo.

E. Esposto, Bambino maori
Credits: @Virginia Di Mauro

C’è un lavoro al quale sei più affezionato?

Bambino maori. E’ uno di quei quadri da cui è scattato qualcosa. Parla della ricerca della felicità: noi nasciamo felici, è nel nostro DNA a livello inconscio. Poi la perdiamo ed è solo responsabilità nostra. I tatuaggi simboleggiamo i valori: LIBELLULA, la libertà; DELFINO, la fratellanza; TARTARUGA, la saggezza; LEONE, la forza; SOLE, l’uomo; LUNA, la donna; TRIBALE, la famiglia; UCCELLO, la rivoluzione; COCCINELLA, perché un po’ di fortuna serve sempre. Nasciamo già con questi valori e se solo fossimo capaci di portare tutto sempre con noi, saremmo felici. La nostra personalità purtroppo ne perde qualcuno. Il Bambino ha lo sguardo da adulto perché sa che dobbiamo “sudarci” la felicità.

Tra le esposizioni a cui hai partecipato, ce n’è stata una a cui hai tenuto particolarmente?

La prima è stata la Paratissima di Torino (Fiera d’Arte Contemporanea), a cui ho poi partecipato per undici edizioni. Lì ho avuto il primo forte impatto con tanta gente. Ero partito da Roma con 100 quadri! Un’esperienza indescrivibile che mi porto dentro per il confronto con le persone che si sono fermate per osservare i miei quadri.

A cosa stai lavorando attualmente?

Da due anni sono scenografo del Teatro degli Audaci e dell’omonima compagnia. Prima ho realizzato le scenografie per compagnie varie, come la compagnia Tabù al Teatro dei Servi. Mi occupo anche di design, ad esempio i banconi del Wine-bar li ho dipinti io, e di grafica, infatti, sto curando le illustrazioni di alcuni racconti per bambini.

Cosa vuoi trasmettere con le tue opere?

Non sono d’accordo sul non svelare il messaggio delle opere dal genere rappresentativo: i miei “quadri con significato” sono accompagnati da una spiegazione scritta. Prima mi piace ascoltare l’osservatore e dopo do la mia visione. La gente di solito sceglie l’astratto come scelta del colore. Mi piace andare, invece, oltre il semplice colpo d’occhio e raccontare delle storie di libertà, amore, valori semplici. Scelgo poco i “valori di nicchia” e parto da esperienze che ho vissuto in prima persona. Insomma, c’è chi va dallo psicologo e chi come me dipinge!

Quali sono i tuoi desideri e i progetti futuri?

Il desiderio fa parte del progetto di vivere di Arte, legato all’apertura del locale, trovato dopo due anni di ricerche. Volevo evitare che la pittura fosse solo la passione del weekend. I quadri, infatti, non si vendono sempre, tuttavia occuparmi solo del locale non avrebbe senso. Per questo ho scelto di dare spazio anche ad altri artisti: 94 Tele è una “scusa” per fare Arte, una vetrina di fronte al mondo, un modo affinché possa circolare e per condividerla. Ogni mese organizzo delle collettive, alternando il tema libero a quello scelto. Di recente ho anche inserito il “teatro più piccolo del mondo”. Qui possono esibirsi musicisti, pittori, teatranti con letture di poesie, monologhi,  per un’esperienza di arte a 360°. Vorrei, per il futuro, vivere solo di arte, perché adesso ci sono riuscito solo all’80%.

La Galleria 94 Tele
Credits: @94 Tele

 

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