Il Salotto di Artwave si trasforma in un vero e proprio salotto estivo trovando la sua dimensione nella bellissima cornice di Parco Appio per Appio Estate.
Nella serata di domani, si inizierà con uno spettacolo inedito e suggestivo: la lettura e l’interpretazione delle poesie più belle del poeta di strada, Er Pinto, da parte del noto cantautore romano Emilio Stella. Poesia e musica si intrecceranno in un reading che porta sul palco i migliori componimenti di strada dello street poet più celebre di Roma e i brani a sfondo sociale e caratterizzati sempre da una vena ironica di quello che può essere definito un menestrello moderno, in grado di spaziare dalla canzone popolare al reggae, dal folk alle ballad.

Per l’occasione, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con Emilio Stella.

Emilio Stella

Emilio Stella. Fonte: © Facebook

Ti chiedo subito: com’è stato il ritorno sul palco e come hai passato il tempo durante la quarantena.

Il ritorno sul palco è stata, sicuramente, un’emozione indescrivibile, come quando non si va in bicicletta per tanto tempo: hai la sensazione iniziale di non essere più capace ma poi va tutto alla grande.
Mi posso ritenere fortunato perché sono riuscito a fare diversi live con la band ma ci troviamo in una situazione in cui non riesci a godertela fino in fondo anche perché non sai quanto possa durare questa situazione.

Per quanto riguarda la quarantena, l’ho passata insieme al cane (ride, ndr). È stato un periodo molto forte e molto introspettivo, come per tutti.

“L’isola di plastica” è il tuo ultimo singolo. Vuoi raccontarci com’è nato?

La melodia mi girava in testa da circa un anno. Siccome vivo al mare, capita spesso che prendo l’ukulele e me ne vado in spiaggia a suonare, in armonia con l’ambiente circostante, e comincio a “viaggiare”.
Dopo il lockdown hanno riaperto le spiagge e ho cominciato a pensare a tutta la plastica, la gomma, il plexiglass, e mi sono chiesto: “Come smaltiremo tutte queste cose?”.
Ho associato l’inquinamento ambientale con quello mentale, quello che viene dai mass media e dai social.
Ho cercato di renderla leggera anche se il tema è molto pesante.

Nella serata di domani, a Parco Appio, leggerai delle poesie scritte da Er Pinto. Com’è nata questa collaborazione?

L’incontro con Er Pinto c’è stato circa sei o sette anni fa, quando faceva ancora parte del collettivo I Poeti Der Trullo. Mi scoprì su YouTube con un commento sotto un video di Rino Gaetano nel quale c’era scritto “se vi piace Rino Gaetano, andate a sentire Emilio Stella”. Er Pinto è venuto a San Lorenzo a sentirmi in un concerto e gli ho subito proposto di mandarmi qualcosa perché mi sarebbe piaciuto molto scrivere la musica di qualche suo pezzo.
La prima poesia che mi mandò era “Caput Mundi” che poi diventò “E io te amo”. Quando la lessi, sentii subito una musicalità sotto e in 15 minuti scrissi la canzone. Da lì, partì la collaborazione e una bellissima amicizia.

Ultimamente, abbiamo collaborato prendendo spunto da Rino Gaetano, che è colui che ci ha unito all’epoca, continuando la canzone “Fontana chiara un poco dolce un poco amara”.
Durante la quarantena ci siamo chiesti chissà cosa volesse dire con questa frase e abbiamo scritto la canzone “Cosa rimane”.

Quali sono i tuoi poeti preferiti e che rapporto hai con la poesia?

Pasolini, prima di tutto e tutti, per un discorso di affinità per quanto riguarda le periferie e il neorealismo che amo moltissimo. Come poeti romani, oltre ai classici Trilussa e Belli, mi viene in mente Pascarella.
Attualmente, uno dei miei preferiti comunque è veramente Er Pinto (ride, ndr).

Mi sono avvicinato alla poesia, e alla musica, grazie a mio nonno paterno. Avevo circa 11 anni quando mi costruì una piccola chitarra. Era un artigiano e scrisse anche un piccolo libro di poesie. Dopo pochi mesi purtroppo nonno morì e io mi ritrovai con questa chitarra e questo libro di poesie: da lì è partito tutto.

Mi sono innamorato della poesia e della musica in una maniera molto naturale.

Si parla sempre della magia della provincia e della periferia. Perché, secondo te?

Personalmente, nella periferia ho trovato la poesia, un po’ come diceva De André con “dai diamanti non nasce niente, dal letame nascono i fior”. Nel degrado nasce un fiore, il muschio che trionfa sopra un marciapiede e adoro il contrasto che si viene a creare tra il grigio e la natura, tra l’abbandono e la vita.
Nella periferia c’è molta verità, non c’è la finzione del centro, del dover apparire sempre perfetto. Il cuore è alla periferia, per come la vedo io.

Sappiamo che stai scrivendo il tuo nuovo disco. Vuoi anticiparci qualcosa?

Da quando ho iniziato a cantare, ho scritto molte cose concentrandomi sul posto in cui sono cresciuto, le case popolari, la periferia, la spiaggia di Capocotta, etc.
In questo nuovo disco invece, sto puntando lo sguardo verso l’interno piuttosto che verso l’esterno. Sicuramente sarà un disco che si concentrerà sulle piccole cose, su quello che c’è da salvare piuttosto che raccontare una storia.

 

Tutte le informazioni per partecipare all’evento le trovate qui.

Immagine di copertina: © Pagina Facebook Emilio Stella
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