Anna di Prospero è una giovane fotografa di Latina, nata a Roma nel 1987.
Ha studiato fotografia presso l’Istituto Europeo di Design a Roma e presso la School of Visual Arts di New York.
I suoi lavori sono stati esposti in numerose mostre personali e collettive in Italia e negli Stati Uniti, tra cui Les Rencontres D’Arles, Month of Photography Los Angeles, La Triennale di Milano e il Palazzo delle Esposizioni di Roma.
Tra i suoi riconoscimenti il Sony World Photography nella categoria Portraiture, il People Photographer of the Year degli International Photography Awards e il Discovery of the Year dei Lucie Awards 2011.

La prima cosa che si avverte, ammirando i suoi scatti, è questa atmosfera sospesa. Ci si immerge totalmente in una nuova dimensione in cui spazio e tempo seguono leggi diverse dalle nostre, e la luce disegna forme del corpo e strutture architettoniche, rendendole eteree.

Siamo riusciti ad entrare in contatto con lei e ci siamo fatti una bellissima chiacchierata su quello che è il suo concetto di fotografia.

Come ti sei avvicinata al mondo della fotografia?

Il primo approccio c’è stato a 15 anni, quando frequentavo il Liceo Classico a Latina, per via di un concorso fotografico rivolto ai giovani della città. Ho partecipato e ho vinto nella categoria “Casa, incontri e viaggio”. Il premio era un budget di 100 euro da spendere in materiale fotografico e un corso di fotografia analogica.

Poi, ho continuato come autodidatta e nel frattempo ho iniziato a studiare pittura, mettendo in pausa la fotografia.
A 19 anni l’ho ripresa quando mi sono iscritta a Flickr, dove ogni giorno pubblicavo le mie fotografie. Nel frattempo, avevo acquistato una piccola macchina digitale Casio compatta.
Questo è coinciso con il trasferimento nella casa dove ho realizzato la mia prima serie fotografica dal 2007 al 2009. Ogni giorno giravo per casa con la macchinetta realizzando diversi scatti, ed era anche un modo per conoscere quel luogo, per me, ancora sconosciuto. Quelle fotografie le caricavo su Flickr per vedere la reazione degli altri, ricevere consigli, etc.

© Anna Di Prospero

L’altro evento che mi ha aiutato nel percorso è stato quando un giornalista di Repubblica ha visto le mie fotografie e mi ha scritto dicendomi che gli piacevano molto i miei scatti ed era intenzionato a creare una piccola gallery sul sito di Repubblica. Ero felicissima, ovviamente.
Quando uscì l’articolo, il giorno stesso, ricevetti un messaggio di complimenti su Flickr firmato Walter Veltroni.
Ovviamente, non gli ho creduto e gli ho risposto dicendogli che non credevo fosse realmente lui. Mi propose addirittura di realizzare una mostra durante la Notte Bianca ma non risposi.
A distanza di mesi, ho scoperto che era veramente lui per puro caso: comprai Rolling Stone e lessi la sua intervista in cui, tra le tante cose, parlava anche di me: “c’è questa fotografa di Sermoneta alla quale ho scritto per proporgli una mostra durante la Notte Bianca ma non credeva fossi il vero Walter Veltroni”.

Io sono letteralmente sbiancata leggendo quell’intervista e se non avessi mai acquistato quel numero di Rolling Stone non l’avrei mai saputo.

Sono riuscita, poi, a rientrare in contatto con lui che a quel punto mi propose di realizzare una mostra durante FOTOGRAFIA, il festival internazionale della fotografia di Roma. Ho risposto di sì, ringraziandolo milioni di volte.

Com’è avvenuto il passaggio dall’analogico al digitale?

In realtà, l’analogico, per me, è diventato qualcosa di strettamente delicato e personale. Fotografo in analogico momenti di famiglia, momenti privati, che sono molto distanti dai miei lavori.
Per quanto riguarda il mio lavoro, invece, scatto esclusivamente in digitale perché, al di là dello scatto, una parte fondamentale è la post produzione alla quale dedico tantissimo tempo per luce e colori.
Non rimuovo nulla a livello grafico, ma per me è fondamentale agire nel processo di gestione dei colori e della luce. Lo trovo importante tanto quanto lo scatto in sé.
Mi chiedono spesso se mi affido a qualcuno per quella, ma lo troverei impossibile in quanto fa parte di tutto il processo creativo. C’è tanto di sperimentale anche in quello.

© Anna Di Prospero

Ciò che ti contraddistingue è il fatto di riuscire ad immergere un soggetto, o una situazione, in un liquido fuori dallo spazio e dal tempo. Come nasce un tuo progetto?

È stato tutto un susseguirsi. Il primo progetto è nato, come ti dicevo, durante il trasferimento nella nuova casa dove la fotografia mi ha aiutato molto nel riuscire ad ambientarmi. È stato un momento di transazione importante anche perché passavo dall’essere una ragazzina ad una persona adulta.
Dopo tre anni, però, ho deciso di uscire, sia fisicamente che mentalmente, e di scattare fuori da quella casa. Ho cercato di portare lontano questo sentimento legato al luogo. Ho iniziato da Latina, la mia città, scattando da agosto a settembre 2009, nei luoghi che conoscevo meglio cercando di dargli una nuova chiave di lettura, attraverso questo soggetto femminile solitario. Le foto venivano scattate all’alba cercando di mantenere questa sorta di atmosfera sospesa.
Da lì, ho deciso di spostarmi verso qualcosa di sconosciuto ed è nato il progetto “Urban Self-portrait”, in cui negli scatti ci sono le architetture più importanti che comunicano con il corpo, la forma e lo spazio. La scelta delle architetture contemporanee è avvenuta tramite la voglia di relazionarsi con qualcosa a noi contemporaneo e anche per una passione personale che ho sempre avuto. Ho fatto una selezione e ho cominciato a viaggiare per varie città europee.

© Anna Di Prospero

Quando ho iniziato allo IED, ho vinto una borsa di studio per andare un semestre a New York e completare gli studi alla School Of Visual Arts. Lì, per la prima volta, mi sono ritrovata lontana dalla mia famiglia e da quelli che erano i miei contesti quotidiani. Questo mi ha portato a ragionare non più in relazione al luogo ma alle persone. Quando sono tornata, ho realizzato l’autoritratto con mia madre che è contenuto nella serie di foto con i miei famigliari. Poi, ho scattato foto ai miei amici associandoli, ognuno, ai quattro elementi. Questo, per passare poi alla realizzazione di scatti a persone completamente sconosciute.
Per fare questo, ho consegnato a queste persone delle usa e getta con le quali dovevano scattare foto per 15 giorni. Grazie a quelle foto, abbiamo studiato insieme l’immagine da realizzare.
È stato un modo per far capire a queste persone, distanti dal mondo della fotografia, che il mezzo fotografico è un grande strumento introspettivo.

Tutto quello che noi riusciamo a creare (una fotografia, una scultura, un dipinto, etc.) è come un figlio. C’è una fotografia alla quale sei più affezionata o che comunque useresti come biglietto da visita?

Non è una foto che ho scelto io ma che hanno scelto gli altri: l’autoritratto con mia madre.
È stata la foto che, fino ad oggi, mi ha permesso di farmi conoscere sempre di più, la più esposta e la più premiata. Difficilmente riesco a staccarmi emotivamente da quella foto.
Quando l’ho realizzata e la stavo lavorando al computer, ho sentito qualcosa di diverso rispetto ad altri lavori. 

© Anna Di Prospero

Quali sono i tuoi riferimenti, i tuoi maestri, nel mondo fotografico?

Il mio faro nella notte è Gregory Crewdson. Tanti anni fa, al Palazzo delle Esposizioni, hanno fatto una sua mostra personale e sono rimasta letteralmente folgorata.
Prima di definirlo fotografo, lo definirei un artista concettuale perché ha un approccio cinematografico, se vogliamo, nella realizzazione delle sue foto con le quali racconta storie.
La cosa che apprezzo di più, oltre l’aspetto grafico, è proprio questo sentimento di empatia che trasmette.

Quando ero più piccola, invece, ero molto affascinata dai dipinti di Hopper che sono strettamente legati, se vogliamo, ad un concetto visivo fotografico.
Poi, un altro grande maestro è il cinema, che ho studiato al liceo e ha sempre fatto parte della mia formazione.

Quello che per me è importante, nelle mie fotografie, è riuscire a trasmettere qualcosa che riesca a toccare quelle corde più intime. Se una fotografia è bella solo per l’aspetto estetico, rimane comunque piatta e apatica. Quello che cerco di fare è proprio il contrario.

C’è mai stato un commento o una reazione ad una tua fotografia che ricordi con piacere?

Durante una mostra sui ritratti con i miei famigliari, un ragazzo è venuto da me visibilmente commosso perché aveva visto l’autoritratto con mia nonna. In questa foto è riuscito a vedere e percepire lo stesso rapporto che aveva con sua nonna. Questa cosa mi è capitata tantissime volte: una grande condivisione di esperienze dove le persone si rivedevano nei rapporti personali immortalati nelle fotografie. Una grande empatia vincente che ha avvicinato queste persone ai miei lavori.

Molte volte mi chiedono come mai nei miei autoritratti non mi vedo mai. Questo perché cerco sempre di non dare un’identità al soggetto fotografato, in modo da far immedesimare le persone nei miei scatti: sono loro che completano lo scatto.

© Anna Di Prospero

Progetti futuri? Stai lavorando a qualcosa?

Da quando sono diventata mamma c’è stata un’interruzione. La nascita di un bambino ti prende totalmente sia a livello mentale che fisico. Ma devo dire che la mia interruzione non è stata troppo lunga: ho continuato a lavorare fino a due settimane prima del parto. C’è stata l’inaugurazione della mostra di Boldini alla MLB Gallery di Ferrara, con la quale collaboro da anni. Una volta nato Carlo, ho sentito il bisogno di realizzare queste fotografie sulla tematica della nascita e della relazione con un figlio.
Con questo progetto si è aperta una seconda parte della serie di autoritratti con i miei famigliari. Queste immagini non andranno nella prima serie in quanto faranno parte di un nuovo capitolo.
Quelle scattate fino ad ora, però, voglio metterle da parte per dedicarmi ad altro.
Sicuramente continuerò con i tre grandi progetti a cui sto lavorando dal 2007: “I am here”, legato alla ricerca dei luoghi; “With you”, alle persone; “Beyond the visible” che riguarda l’introspezione.
Ora sto cercando di capire come incastrare le cose (ride, ndr). Diventare madre ti stravolge la vita, ovviamente, e quello che sto cercando di fare è trovare un nuovo equilibrio che mi permetta di continuare ad esprimermi al meglio.

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Immagine di copertina: © Anna Di Prospero
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